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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio risponde ad un’interrogazione sul rimpatrio degli italiani all’estero

CAMERA DEI DEPUTATI

 

Il Ministro chiarisce le modalità del Meccanismo europeo di protezione civile per il rimpatrio e le ragioni che ne hanno limitato il ricorso da parte dell’Italia: “L’Italia ha preferito agire tempestivamente, assicurando il mantenimento di tratte commerciali dirette di vitale importanza per il rientro”

 

ROMA – Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha risposto alla Camera dei deputati ad un’interrogazione in merito al ricorso da parte del Governo al Meccanismo europeo di protezione civile ai fini del rimpatrio dei connazionali all’estero in questa emergenza dovuta al coronavirus, presentata a prima firma da Francesco Lollobrigida (Fdi) e illustrata in Aula da Salvatore Caiata (Fdi).

La richiesta rivolta al Ministro è quella di dedicare il massimo impegno per fare in modo che tutti i connazionali bloccati all’estero per via delle restrizioni adottate a seguito della pandemia da coronavirus possano rientrare in Italia, “anche utilizzando gli strumenti economici che la Comunità europea mette a disposizione, fino a quando l’ultimo di loro non sarà rientrato sul nostro territorio nazionale – precisa Caiata.

Nella sua risposta, Di Maio richiama in primo luogo il funzionamento del meccanismo europeo sopra citato, ricordando come in tal caso “la Commissione europea si riserva di cofinanziare, solo successivamente all’effettuazione del volo, una quota che va da un minimo dell’8% fino a un massimo del 75%” dei costi. “Lo Stato deve, comunque, anticipare l’intero costo del volo, nel nostro caso, anche della parte relativa ai passeggeri non italiani. In seguito, lo Stato richiedente deve chiedere il pagamento al passeggero della quota non coperta dal cofinanziamento dell’Unione europea: ciò significa che la quota del 75% non è garantita – precisa Di Maio.

“L’altro aspetto importante del meccanismo europeo è che è riservato solo ai rimpatri da Paesi che non offrono alcuna opzione commerciale di rientro, anche di altre compagnie aeree non italiane. Sono, inoltre, richieste la fragilità del sistema sanitario dello Stato di partenza e una quota significativa di passeggeri dell’Unione europea a bordo: idealmente, la metà dovrebbero essere cittadini di Stati diversi da quello che ha attivato il volo – prosegue il Ministro, rilevando che, sulla scorta di tali criteri, “tra i motivi per cui non è stato attivato sistematicamente il meccanismo dell’Unione europea, vi è il fatto che la collettività italiana temporaneamente all’estero che faceva richiesta di rientro in patria, almeno fino a inizio maggio, era numericamente concentrata in Paesi dell’Unione, dai quali, pur se talvolta con triangolazioni, era comunque possibile raggiungere l’Italia”. “Dalla Spagna, ad esempio, sono rientrati oltre 14 mila connazionali; dal Regno Unito sono rientrati oltre 34 mila. La priorità è stata data a turisti, studenti, lavoratori temporanei e persone vulnerabili, come chi ha perso il lavoro rimanendo privo di un sostegno economico. Questi numeri spiegano che – ribadisce Di Maio, – se avessimo fatto ricorso al meccanismo in modo sistematico dal 10 marzo a inizio maggio, non potendo riservare i voli ai soli cittadini italiani, avremmo dovuto effettuare il triplo dei voli fin qui organizzati, con il risultato di rallentare notevolmente i tempi di rientro, a maggior ragione se, dal 28 marzo, si è reso necessario applicare misure di distanziamento a bordo. Abbiamo, quindi, utilizzato il meccanismo europeo nei Paesi con gruppi numericamente più contenuti di connazionali e hanno beneficiato di questo strumento italiano diversi connazionali da tutto il mondo con molti Paesi: Bolivia, Nepal, Thailandia, Sudafrica e tanti altri”. “L’Italia ha preferito agire tempestivamente, al di là del meccanismo comune europeo, assicurando il mantenimento di tratte commerciali dirette di vitale importanza per il rientro in Italia, attivando voli commerciali speciali per soli cittadini italiani – precisa il Ministro.

“Abbiamo finora rimpatriato oltre 79 mila connazionali grazie a circa 740 operazioni, tra aerei e altri mezzi, da 117 Paesi diversi. Gli altri Paesi dell’Unione europea non hanno agito diversamente dell’Italia, tanto è vero che, a fronte dei 60 mila cittadini europei rientrati con il meccanismo comunitario, i cittadini dei singoli Paesi membri rientrati con voli commerciali sono circa 600 mila. L’ultimo numero che voglio far notare è che, a fronte di 600 mila cittadini europei rientrati, quasi 80 mila sono italiani. Venendo al costo dei biglietti – ribadisce Di Maio, – ho sempre reiterato l’invito alle compagnie aeree di calmierare i prezzi, nonostante non fosse competenza del Ministero degli Esteri”.

Il Ministro risponde infine alla proposta di ricorrere all’uso di fondi pubblici per sostenere le spese di rimpatrio dei connazionali: “oggi abbiamo più di 5 milioni di italiani iscritti all’Aire, dunque residenti all’estero; agevolare il rientro di più di 5 milioni di persone in Italia, peraltro in questa fase di grande emergenza per il Paese, aprirebbe il rischio altissimo di un contagio di ritorno – segnala Di Maio, – che potrebbe vanificare gli sforzi compiuti fino ad ora dalla collettività e, soprattutto, dal nostro Sistema sanitario nazionale”.

In sede di replica, Davide Galantino (Fdi) si dichiara non soddisfatto della risposta e ribadisce la richiesta di una maggiore attenzione al ricorso al meccanismo europeo di Protezione civile attivato dall’inizio dell’emergenza, anche in considerazione di quanto avviene negli altri Paesi europei – il dato relativo all’Italia è di 1.133 italiani rimpatriati, con un rapporto pari a un italiano su 28 tedeschi rimpatriati con questo meccanismo – rileva Galantino. “Ad oggi – conclude, – abbiamo ancora italiani bloccati in altri Stati, separati dai loro affetti e senza certezze su quando potranno rientrare, con evidenti problemi economici dati dal prolungamento forzato della permanenza all’estero”. (Inform)

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