CAMERA DEI DEPUTATI
Commissione Esteri
ROMA – Il Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del Sistema Paese si è riunito, presso la Commissione Affari Esteri della Camera, per l’audizione di esperti sulle prospettive di impiego delle tecnologie blockchain nell’ambito del potenziamento dei servizi consolari. L’audizione è stata aperta dal Presidente del Comitato Simone Billi (Lega) che ha brevemente introdotto le caratteristiche tecnologiche principali di una blockchain, quale piattaforma interconnessa di dati decentralizzati ma agganciati uno con l’altro proprio come una catena. “La blockchain è uno strumento individuato per superare vincoli e limiti anche a livello normativo dei singoli Stati, quale risposta concreta alla crescente richiesta di interoperatività, sicurezza, trasparenza e privacy. Tale strumento è dunque un’alternativa alle banche dati tradizionali e ai registri gestiti in maniera centralizzata. Dal nostro punto di vista può essere impiegato per l’esercizio del voto (e-voting) e per la gestione di documenti consolari e amministrativi”, ha introdotto Billi.
Hanno presenziato diversi esperti del settore: tra loro Mario Nicosia e Maria Costanzo, entrambi di Oracle Italia. “La sicurezza dei dati ha sempre costituito un punto centrale della nostra tecnologia: due terzi delle informazioni nel mondo sono gestiti su database Oracle e anche in Italia quasi tutti i clienti della pubblica amministrazione hanno informazioni che transitano per i nostri database. Il 16% del nostro fatturato viene reinvestito in tecnologie innovative. Non è importante solo la gestione del dato ma anche e soprattutto la transazione che avviene sul dato, così la blockchain permette di superare i limiti ad oggi esistenti”, ha spiegato Nicosia. “Il dato si scambia tra aziende e attori attraverso delle transazioni, ossia non esiste il dato se non ci sono transazioni. Il concetto di blockchain nasce dall’esigenza di sicurezza tra più attori, che si scambiano informazioni o asset attraverso transazioni. Una blockchain contiene, in maniera immutabile, una serie di informazioni riguardo queste transazioni, quindi l’obiettivo è la consapevolezza che una transazione sia avvenuta in modo corretto. Si tratta di piattaforme open source che hanno già degli usi concreti: nel campo della tracciabilità di flussi di documenti ed asset, con un risparmio di tempo del 65% rispetto alle stesse operazioni in modalità cartacea; ma anche nel campo della lotta alla contraffazione, potendo avere sotto controllo l’intera filiera del prodotto”, ha sottolineato Costanzo.
L’idea è che attraverso una web-app e una tessera identificativa associata alla persona si possa di fatto svolgere una qualunque operazione desiderata, connettendosi a un dispositivo elettronico. Per esempio, in caso di e-voting, un codice di riconoscimento e un controllo identificativo rafforzato su più step permetteranno alla persona di accedere in sicurezza all’applicazione: un tag specifico certificherà che il voto è stato effettuato regolarmente. Sebbene il tutto sia declinato in termini informatici, sostanzialmente ciò non si discosta molto dalla modalità di voto tradizionale in cui ci sono sia un documento d’identità, che garantisce le credenziali, e sia una tessera elettorale, che sancisce il diritto al voto. Anche nell’e-voting, naturalmente, la sicurezza e la privacy vogliono che non si possa ricondurre l’elettore a ciò che ha effettivamente votato. “Il tutto passa attraverso tre blockchain diverse: la prima sancisce il diritto al voto, la seconda certifica l’azione del voto, la terza registra l’espressione del voto”, ha aggiunto Costanzo. C’è stata una prova dimostrativa di e-voting durante l’audizione, andata a buon fine; tuttavia è lecito chiedersi quanto il tutto possa essere di facile accesso per chi non è particolarmente avvezzo all’utilizzo di applicazioni elaborate, associate per esempio a uno smartphone; discorso analogo può essere esteso a chi sarà chiamato al controllo di un processo così esteso, ancorché già di per sé complesso nella modalità tradizionale, come quello elettorale.
Dunque su affidabilità del sistema, su eventuali test già effettuati su una platea ampia di persone, nonché sul livello di preparazione dei funzionari che dovranno controllare le operazioni di e-voting, ha chiesto delucidazioni Billi che ha messo in guardia dal pericolo di attacchi informatici ai terminali in uso agli utenti. “In passato ci sono stati esempi di voto elettronico ma attraverso il sistema della voting machine: essa serve per accelerare lo spoglio e arrivare in breve tempo al risultato finale. Comunque il cittadino si è dovuto recare al seggio e deve identificarsi nel modo tradizionale, infine andare da questa macchina totalmente blindata e disconnessa. Il meccanismo di blockchain è completamente diverso: il cittadino ovunque si trova può esprimere il proprio voto connettendosi all’applicazione”, ha spiegato Costanzo. In fatto di affidabilità, dunque, da una parte c’è “l’immodificabilità del voto tramite blockchain”, come ha evidenziato ancora Costanzo e dall’altro il fatto che “oggi la blockchain consenta di superare i limiti tecnologici del passato, per cui bisognava usare la voting machine, gestendo l’intera transazione dei dati”, ha aggiunto Nicosia. A fronte delle questioni pratiche poste, si è parlato di un tavolo tecnico interministeriale, che dovrebbe partire tra Ministero dell’Interno e Ministero dell’Innovazione, per quanto riguarda la parte più propriamente attuativa: questo anche in funzione del fatto che la legge di bilancio già prevede la sperimentazione del voto elettronico per gli italiani all’estero ma anche per gli italiani cosiddetti fuori sede (lavoratori o studenti). Il tavolo tecnico è stato dunque sollecitato in sede di audizione dagli esperti che si sono detti pronti a partire qualora le istituzioni diano il segnale di esserlo altrettanto. Billi ha ribadito l’importanza di garantire con l’e-voting la stessa sicurezza di controllo che c’è nella modalità tradizionale, che prevede nel recarsi fisicamente al seggio un controllo visivo della persona e della sua identità. “Sulle competenze richieste ai funzionari – ha spiegato Nicosia – si tratta di competenze informatiche non specifiche ma tradizionali, avendo a disposizione delle normali interfacce grafiche per amministrare il tutto”; quindi si parla di “skill normalmente richieste a chi si occupa di sistemi informatici nelle pubbliche amministrazioni”, ha aggiunto Costanzo.
La deputata Elisa Siragusa (M5S), eletta nella Circoscrizione Estera-Europa, ha evidenziato le difficoltà connesse ad avere dati aggiornati sulla residenza per quanto riguarda la platea degli italiani all’estero. “Dal 2012 vivo in Inghilterra e ho cambiato cinque residenze e per cinque volte ho dovuto aggiornare il mio indirizzo all’Aire. Quante persone lo fanno regolarmente?”, si è chiesta Siragusa sottolineando come la mancata comunicazione del cambio di residenza comporta che un plico elettorale possa arrivare all’indirizzo sbagliato rischiando quindi di compromettere il diritto al voto. “Sulla modalità di voto attuale, attraverso il plico, non ho alcun tipo di sicurezza riguardo il tragitto compiuto dal pacco”, ha aggiunto la deputata precisando come sarebbe inoltre auspicabile un database unico anagrafico per superare la lungaggine dei tempi burocratici tra comuni e rete consolare. “Nel 2012 un decreto stabiliva che per le elezioni dei Comites si sarebbe dovuto usare proprio il voto elettronico: nella scorsa legislatura ci fu uno schema di regolamento votato nelle Commissioni Estere di Camera e Senato ma siamo rimasti bloccati e siamo ancora qui a parlare della possibilità di voto elettronico”, ha lamentato Siragusa facendo emergere come sia lecito il dubbio sull’uso efficace del voto elettronico da parte di persone anziane o non native digitali oppure semplicemente non avvezze all’uso di applicativi informatici. Un esempio su tutti, recente, è proprio quello rammentato dalla stessa deputata sulle difficoltà riscontrate da molti connazionali nel Regno Unito per la registrazione online al Settlement Scheme: difficoltà che hanno portato al dover ricorrere a sportelli fisici. (Simone Sperduto/Inform)