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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato oggi alla Farnesina il piano per l’emergenza alimentare provocata da “El Niňo”

COOPERAZIONE

 

La cooperazione italiana stanzia 10 milioni di euro per interventi di ong e Nazioni Unite in Etiopia, Mozambico, Malawi, Swaziland e Zimbabwe. Per il vice ministro agli Esteri Mario Giro “una nuova ripartenza della nostra cooperazione”, dopo la riforma del settore recentemente approvata dal Parlamento. Gli interventi di Giampaolo Cantini, direttore generale della Cooperazione allo Sviluppo del Maeci e di Laura Frigenti, direttore della nuova Agenzia istituita con il provvedimento

 

ROMA – Il vice ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro, il direttore generale della Cooperazione allo Sviluppo del Maeci, Giampaolo Cantini e il direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Laura Frigenti hanno presentato questa mattina il Piano nazionale di risposta all’emergenza alimentare provocata dal fenomeno climatico “El Niňo” in numerosi Paesi dell’Africa.

10 milioni di euro sono le risorse che l’Italia metterà a disposizione di ong italiane e del sistema delle Nazioni Unite per il finanziamento di interventi di sicurezza alimentare e ripresa delle attività agro-pastorali in particolare in Etiopia, Mozambico, Malawi, Swaziland e Zimbabwe. Un piano che possiamo considerare anche un banco di prova per la nuova legge sulla cooperazione, recentemente approvata dal Parlamento e inaugurata con la creazione dell’Agenzia diretta da Frigenti, uno snodo che lo stesso vice ministro sottolinea definendolo “una ripartenza della nostra cooperazione”, riformata nella sua operatività e promossa con un – lungamente atteso – incremento di fondi.

L’obiettivo è di mettere in campo un’azione innescata dall’Agenzia, “motore della cooperazione”, e capace di coinvolgere una pluralità di attori: ong, organismi internazionali e soggetti privati, per “creare un modello italiano di partenariato pubblico-privato” ed un sistema coordinato ed integrato di interventi che potrà avvalersi anche di una propria “banca dello sviluppo” – segnala Giro, riferendosi al nuovo compito che la Cassa depositi e prestiti sarà chiamata a svolgere in questo settore. I poli di questo “tridente” della cooperazione segnalati dal vice ministro sono dunque le “ong, da sempre impegnate in questa sfida e che ringrazio per aver resistito anche in anni difficili di calo di risorse”, il settore privato, new entry chiamata a dare prova di sé anche su questo fronte, e la cultura in senso più ampio, “che è anche il modo italiano di fare impresa, o – segnala Giro – di essere ong”.

Richiamate quindi le problematiche generate dal fenomeno climatico del Niňo, forte riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico centro-meridionale e orientale che si verifica periodicamente ma è stato questa volta il più forte e diffuso degli ultimi 100 anni, colpendo 60 milioni di persone in tutto il mondo e 40 mila in Africa: inondazioni, siccità, cicloni, incendi che hanno determinato perdita dei raccolti, fluttuazione dei prezzi di mercato, malnutrizione, malattie e migrazioni forzate. Giro ha ricordato infatti come un terzo degli spostamenti umani sia dovuto ai cambiamenti climatici, fattore di mobilità che interessa soprattutto il sud del mondo e spesso trascurato.

I fondi destinati al piano presentato verranno suddivisi tra ong operanti in loco – 6 milioni – e programmi delle Nazioni Unite per l’emergenza – 4 milioni, – mentre 1 milione di euro è già stato destinato a organizzazioni come Wfp e Fao per interventi attuati nei mesi scorsi. Tra i soggetti con cui l’Italia collabora il vice ministro ricorda anche l’Unicef, dal momento che i minori sono tra i più vulnerabili in contesti di emergenza, mentre segnala come siano in fase di formulazione programmi da realizzare in particolare nell’area del Pacifico, per la salvaguardia di un fragilissimo equilibrio ambientale – Giro ricorda come lo stesso sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova si sia recato molte volte nel corso del suo mandato in questa regione in cui è notevolmente cresciuta la sensibilità alle problematiche ambientali, che spesso in loco sono questioni estremamente gravi, di vita o di morte, di eco-sistemi ma anche di esseri umani. “La risposta del nostro Paese è avvenuta questa volta in tempi rapidi – conclude Giro, rilevando come la legge approvata rispecchi la nuova impronta che il Governo ha inteso dare alla cooperazione italiana e auspicando che essa possa ora “camminare sulle gambe delle persone”.

Il direttore Cantini ha spiegato come la scelta dei Paesi in cui focalizzare gli interventi sia stata determinata dall’impatto atteso dagli stessi e dalla consolidata presenza della cooperazione italiana – caratteristica che incide sulla rapidità della risposta già evidenziata dal vice ministro, – pur non escludendo una loro estensione. “La nostra presenza, anche istituzionale, in luoghi come il Mozambico e l’Etiopia è ormai trentennale – ha ricordato il direttore generale, sottolineando come le risorse verranno suddivise attraverso bandi in loco cui concorreranno le ong italiane che hanno maturato esperienza degli specifici contesti e conoscono le esigenze della popolazione. “Tale modalità – assicura – garantirà la rapidità delle risposte ed è già stata proficuamente utilizzata negli ultimi 5 anni per i rifugiati siriani, in Paesi come il Libano, la Giordania o l’Iraq, e nella crisi di Ebola, in particolare in Sierra Leone”. Richiama poi la proficua collaborazione multilaterale con il sistema delle Nazioni Unite, sistema che, per il settore alimentare, “ha un polo di primaria importanza proprio a Roma”, e come abbia contribuito ad approfondire la sensibilità e la consapevolezza dei temi oggi trattati anche Expo 2015. Ribadita infine l’importanza della collaborazione con l’Unicef, attraverso cui si promuovono anche interventi nelle scuole e azioni pedagogiche, e degli interventi nei contesti più fragili come quelli insulari, quali Isole Fiji, Salomone o Palau, aree in cui verranno definite – annuncia Cantini – ulteriori azioni di cooperazione italiana che coinvolgeranno anche l’Oim, alla luce anche del dibattito sui “rifugiati ambientali” o “climatici”.

Anche il direttore Frigenti sottolinea la rapidità dell’intervento italiano, “un risultato – afferma – che vogliamo mantenere e migliorare”, il tentativo in atto di “superare la barriera tra emergenza e sviluppo, perché l’impatto del fenomeno è solo parte di importanti conseguenze di più lungo periodo” e lo sforzo di coordinamento delle azioni affidato dalla nuova legge proprio all’Agenzia, indispensabile per ottenere migliori risultati sul terreno. Altra segnalazione riguarda l’utilizzo dell’innovazione tecnologica – in questo caso un programma di monitoraggio satellitare svolto in collaborazione con Unicef – per rivedere e correggere “in corso d’opera” gli interventi adottati. (Viviana Pansa – Inform)

 

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