direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’audizione del Direttore Generale del Maeci per la Promozione del Sistema Paese Vincenzo De Luca

CAMERA DEI DEPUTATI

Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese

Si è parlato degli interventi per la promozione della cultura e della lingua italiane all’estero e degli Istituti italiani di cultura: “Puntare a una visione integrata per promuovere il Sistema Paese”

ROMA – Il Comitato permanente sugli Italiani nel mondo e la promozione del Sistema Paese, presso la Commissione Affari esteri della Camera, ha svolto l’audizione del Direttore Generale del Maeci per la Promozione del Sistema Paese, Ministro plenipotenziario Vincenzo De Luca, nell’ambito dell’esame istruttorio della relazione sull’attività svolta per la riforma degli Istituti Italiani di Cultura e gli interventi per la promozione della cultura e della lingua italiane all’estero, con riferimento all’anno 2017.

I lavori sono stati presieduti dal presidente del Comitato Simone Billi (Lega) che, moderando il dibattito, ha voluto precisare come il direttore generale del Maeci sia ascoltato in merito all’ultima relazione del Governo su questo tema, ossia quella del 2017. Vincenzo De Luca ha quindi puntato l’accento sul concetto di “promozione integrata del principio d’italianità associato alla cultura e al Made in Italy”. L’idea di fondo è quella di integrare la cultura nazionale a 360°, coinvolgendo quindi economia, scienza e tecnologia ma anche arti, design, enogastronomia: l’obiettivo a lungo termine sarebbe quello di evitare la separazione tra le varie eccellenze che l’Italia riesce ad esportare con successo nel mondo. “L’Italia vanta nel mondo numerose eccellenze in ogni campo: nei nostri prodotti ci sono infatti stile, gusto, eleganza e appunto cultura. Stiamo parlando di un metodo molto importante al quale stanno guardano con interesse anche  altri Paesi, nella misura in cui si riuniscono diversi soggetti della promozione: dalle istituzioni pubbliche ai soggetti privati, dal governo centrale agli enti locali”, ha spiegato De Luca che vede nella promozione turistica un altro elemento di forza.

Quali cambiamenti ha portato con sé l’anno 2017? “Il 2017 è stato importante perché per la prima volta abbiamo avuto un fondo destinato al potenziamento della lingua e della cultura italiane, istituito dalla legge di bilancio: si tratta di 150 milioni di euro per il quadriennio 2017-2020 ripartiti tra Maeci, Mibac e Miur. La maggior parte di questi fondi è destinata a progetti che la Farnesina svolge insieme alla rete diplomatica e consolare, per valorizzare all’estero i valori legati all’italianità e al Sistema Paese. La Farnesina in questo quadriennio può contare su circa 110 milioni di euro: per noi è un riconoscimento, tutt’altro che scontato, del ruolo centrale di questa rete integrata all’estero”, ha spiegato De Luca ricordando anche l’importanza del piano straordinario per il Made in Italy, in capo al Mise, rinnovato in questa legislatura per il 2019 con l’auspicio che si continui in futuro su questa strada. “Occorre infatti mettere insieme tutti questi strumenti in una visione unitaria di promozione: il nostro motto è ‘Vivere all’Italiana’ e negli anni abbiamo trovato il sostegno di fondazioni ed enti privati. Nel 2017 abbiamo realizzato eventi in 250 città di oltre 110 Paesi, passando da poco più di 5 mila eventi del 2016 agli oltre 7 mila nel 2017: tutto questo grazie a una rete di 84 Istituti italiani di cultura sparsi in 60 Paesi nei cinque continenti, nonché grazie alla rete di ambasciate e consolati”, ha aggiunto De Luca.

“La cultura è anche arte, design, cucina e agricoltura sostenibile, cinema e audiovisivo. Su quest’ultimo aspetto ricordiamo che l’Italia è seconda al mondo per numero di Oscar soltanto dopo gli Usa e molti di questi premi provengono dal lavoro dei mestieri annessi all’industria artigianale del cinema: intendo coreografi, sceneggiatori, costumisti, scenografi e tecnici. Per quanto riguarda nello specifico la lingua, invece, ricordo che il 31 maggio 2017 è entrato in vigore il decreto legislativo n.64 che allarga le possibilità d’intervento del Maeci nelle realtà scolastiche locali, ripartendo così tra Maeci e Miur le competenze per la gestione degli istituti e delle iniziative scolastiche o universitarie”, ha commentato De Luca illustrando quindi alcuni dati statistici. “Nel 2017 operavano 8 istituti statali omnicomprensivi presenti ad Addis Abeba, Asmara, Atene, Barcellona, Istanbul, Madrid, Parigi e Zurigo; a questi si aggiungano 42 scuole italiane paritarie e 2 scuole italiane non paritarie, quelle di Basilea e Smirne. A tale rete si affiancano le sezioni italiane presso le scuole straniere, per un totale di 79 sezioni così ripartite: 63 nell’Ue, 13 in Paesi europei extracomunitari, 1 in Asia, 1 nelle Americhe, 1 in Oceania. In più ricordo le 7 sezioni italiane presso le scuole europee: 3 a Bruxelles e 1 rispettivamente in Lussemburgo, a Francoforte, a Monaco di Baviera, a Varese. Nelle scuole statali – ha aggiunto De Luca – nel 2016-2017 gli alunni sono stati più di 4 mila, mentre più di 16 mila hanno frequentato le paritarie. Insieme alla rete degli istituti di cultura c’è anche quella degli addetti scientifici, proprio perché parliamo di promozione integrata: essi sono ricercatori e docenti in servizio presso ambasciate, consolati e rappresentanze permanenti dell’Italia all’estero il cui compito è valorizzare settori prioritari della ricerca. Insieme al Miur abbiamo allestito una piattaforma digitale, che si chiama Innovitalia, per venire incontro alle migliaia di ricercatori italiani nel mondo. Anche il ruolo degli enti gestori o promotori va inserito in un contesto organico di promozione della lingua italiana, che è una delle nostre priorità, con modalità anche innovative che guardano alle reti informatiche”, ha evidenziato De Luca concludendo con la promozione dell’arte contemporanea: il riferimento è andato in particolare alla collezione Farnesina. “Non vogliamo rappresentare soltanto il nostro patrimonio storico ma anche la contemporaneità. Non dimentichiamo che l’industria culturale rappresenta il 6% del Pil”, ha sottolineato il direttore generale del Maeci.  (Simone Sperduto/Inform)

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