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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

La conferenza stampa del segretario generale del Cgie, Elio Carozza, a margine dei lavori del Comitato di presidenza

CGIE

 

 Ripercorsi i temi discussi in questi due giorni alla Farnesina: elezioni dei Comites, ripartizione dei consiglieri del Cgie e sua elezione, diffusione di lingua e cultura italiana. Secondo i primi dati sono circa 243.000 gli iscritti agli elenchi elettorali predisposti per il rinnovo dei Comites, il 6,5% degli aventi diritto.

Carozza: “Dopo il voto si cambia pagina: una nuova fase in cui sarà necessario rivisitare la rappresentanza alla luce dei cambiamenti che ci sono stati”

 

ROMA – Sono circa 243.000 gli iscritti agli elenchi elettorali predisposti per il rinnovo dei Comites previsto il 17 aprile prossimo, il 6,5% degli aventi diritto: questi i dati resi noti stamani dal segretario generale del Cgie Elio Carozza a margine dei lavori del Comitato di presidenza del Consiglio generale svoltosi ieri ed oggi alla Farnesina. L’atteso e più volte rinviato rinnovo dei Comites è stata infatti una delle principali questioni di dibattito del Cdp, insieme a riforma e rinnovo del Cgie e diffusione di lingua e cultura italiana.

Carozza ritiene la percentuale di cittadini che hanno esercitato l’opzione – ossia l’iscrizione agli elenchi elettorali necessaria alla partecipazione al voto – “importante per la rappresentanza”, tanto più considerato il contesto: i ripetuti rinvii del rinnovo che hanno “sfilacciato” a lungo andare il rapporto con gli organismi di rappresentanza, l’ “esperimento pilota” dell’introduzione dell’opzione e “un’informazione nulla o quasi nulla” su tale necessità. In parallelo, Carozza richiama la disaffezione alla partecipazione politica testimoniata dalle percentuali di partecipanti al voto nelle ultime consultazioni amministrative, non solo italiane. Sono condizioni, dunque, che in gran parte spiegano le cifre riscontrate e su cui il segretario generale si sofferma perché “dobbiamo essere preparati – dice – a far fronte a coloro che non conoscono la situazione e in particolare a coloro che sono in malafede, i nemici degli italiani all’estero, che potrebbero facilmente avere da questa situazione ogni elemento per poter attaccare il sistema della rappresentanza”. Non si tratterebbe quindi di una “non legittimazione della rappresentanza eletta”, ma di una situazione determinata da tutti gli aspetti connessi a questo rinnovo dei Comites – il segretario generale ricorda una partecipazione al rinnovo dei Comites dell’ormai lontano 2004 di circa il 30% degli aventi diritto.

Le percentuali di iscrizione più alte si registrano nei Paesi dell’America latina – in Argentina o Venezuela Carozza parla di percentuali che arrivano sino al 14 o 15% – mentre ben più basse sono quelle registrate in Europa, “dove i cittadini italiani guardano con più interesse all’integrazione europea rispetto ai Comites”. Sull’avvicinamento delle giovani generazioni Carozza non è pessimista, segnalando come esse siano presenti tra i candidati in lista per il rinnovo dei Comites, tuttavia ammette che “qualcosa stia cambiando rapidamente”. “Nessuno può dire che non ci sia bisogno di rappresentanza. Ora si vota – afferma, – poi si apre un’altra pagina”, una fase in cui “sarà necessario rivisitare la rappresentanza alla luce dei cambiamenti che ci sono stati”.

Una questione – quella della riforma del sistema della rappresentanza degli italiani all’estero – che il Cgie ha già sollevato al governo, fa sapere Carozza, ribadendo di considerare la novità dell’opzione un requisito da mantenere, “anche per gli altri livelli di voto”: meglio sarebbe – suggerisce – conservare gli elenchi elettorali compilati in questa occasione e procedere con le iscrizioni, così da non farsi trovare un’altra volta impreparati alla vigilia della prossima scadenza elettorale. Per il segretario generale, dunque, una volta esercitata l’opzione, essa dovrebbe valere di lì in avanti, per le successive consultazioni, salvo comunicazioni contrarie. Per fare ciò sarebbe sufficiente “una revisione dell’esercizio di voto all’estero, per valutare come introdurre tale opzione, e procedere sin da ora”. “La questione determinante – avverte – resterebbe l’informazione”.

Sul fronte lingua e cultura italiana, il segretario generale informa di come il Cgie abbia preparato una propria proposta di legge, inerente tutto il sistema di promozione culturale e inserita in un “quadro di internazionalizzazione dell’Italia” nel mondo – proposta che non si limita dunque a riformare la legge 153 del 1971, – inviata in questi giorni ai vertici di governo e Parlamento. Rileva come disponibilità ed aperture sul tema siano pervenute nel corso dell’incontro con il Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato di ieri – il Comitato sta conducendo un’indagine conoscitiva sulla questione. Nessun riscontro al momento da parte del governo – anche se il segretario generale considera questa “la riforma delle riforme” e sollecita l’esecutivo “ad arrivare a fine mandato, nel 2018, con una visione sul tema, che non deve essere necessariamente la nostra” – e cautela da parte del Maeci, riconducibile per Carozza alla proposta di un’Agenzia di coordinamento degli interventi facente capo alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Si attenua quindi, su questo fronte, l’ottimismo del segretario generale: “forse una proposta che coinvolge anche la struttura dell’intervento ha generato un atteggiamento, per come l’ho percepito io personalmente, di difensiva da parte del personale addetto ai lavori all’interno del Maeci, mentre ho l’impressione che ci siano troppi freni all’interno del governo per permettere che si giunga ad una proposta innovativa e all’altezza dei tempi”. Carozza proseguirà comunque a sensibilizzare governo e ministro degli Esteri, ma l’auspicio più immediatamente concretizzabile è che sia il Parlamento ad elaborare una propria proposta sulla promozione di lingua e cultura all’estero.

Altro tema spinoso, la ripartizione geografica dei consiglieri del Cgie, il cui numero è stato ridotto nello scorso mese di aprile con un decreto legge convertito in legge – ricorda Carozza – nei mesi successivi. A preoccupare in questo caso è la ripartizione basata esclusivamente sul numero dei cittadini italiani residenti all’estero, criterio che si discosta da quello indicato nella legge istitutiva del Cgie. “Nel calcolo del numero di consiglieri, lo spirito della legge istitutiva del Cgie teneva conto sia del numero di connazionali presenti all’estero che dell’italianità nel mondo e dell’estensione delle diverse aree geografiche – afferma Carozza, che indica a testimonianza di tale spirito la costituzione delle assemblee elettive del Consiglio generale, “assemblee formate in Europa dai componenti dei Comites e da un terzo di rappresentanti delle maggiori associazioni italiane presenti sul territorio, rappresentanza associativa che viene ancora più estesa (al 45%) per le assemblee elettive in America latina, per esempio”. In questo modo “la rappresentanza non era esclusivamente riconducibile alla nazionalità”, ma era garantito – rileva – un “equilibrio di rappresentanza e rappresentatività” che non appare rispettato nella nuova norma, che riconduce invece il numero di consiglieri semplicemente al numero di connazionali presenti in un territorio. Secondo il nuovo schema di ripartizione dei consiglieri – ancora in fase di elaborazione –  presentato dal sottosegretario agli Esteri Mario Giro al Cdp di questi giorni, sui 43 consiglieri eletti, 24 sarebbero quelli afferenti all’Europa, 14 quelli dell’America latina, 5 o 6 quelli espressi dai Paesi anglofoni extraeuropei. Una proporzione che ridurrebbe il numero dei Paesi rappresentanti in seno al Cgie dagli attuali 22 a 15 o 16 e che, secondo il segretario generale, sarebbe sbagliata anche “dal punto di vista politico”, perché in contraddizione con quanto sino ad oggi sostenuto sull’importanza e l’opportunità per i connazionali residenti nell’Unione Europea di guardare ad essa come ambito di integrazione più appropriato e diretto. Carozza segnala di aver fatto presente la questione già a settembre in una lettera inviata al presidente del Consiglio, Matteo Renzi e al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Il Cdp ha riaffrontato il tema in questi giorni e chiede “una decretazione urgente che possa ristabilire l’equilibrio sancito nella legge istitutiva del Cgie”, questione su cui il sottosegretario Giro – fa sapere Carozza – “ci è sembrato convenire”.  Altro nodo da sciogliere in vista del rinnovo del Cgie, la partecipazione della rete associativa alle assemblee elettive sopra richiamate. Resta infatti da capire quali saranno le associazioni incluse in tali assemblee e il ruolo dell’albo delle associazioni italiane all’estero, albo la cui realizzazione era stata proposta dal Maeci e su cui il Cgie aveva dato a suo tempo – ricorda Carozza – parere negativo. “Non tutte le associazioni hanno risposto a tale richiesta di iscrizione, per i motivi più diversi, dalla disattenzione alla privacy – segnala il segretario generale, che ritiene in ogni caso “una forzatura limitare le associazioni presenti alle assemblee a quelle iscritte all’albo”, anche perché taluni dei requisiti richiesti per l’iscrizione contrastano con il criterio di rappresentatività garantito dalla legge istitutiva sopra richiamato. Ricorda comunque – nel caso ciò fosse richiesto – come sia ancora possibile procedere con l’iscrizione. (Viviana Pansa – Inform)

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