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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il Piccolo Festival delle Spartenze si racconta agli studenti dell’Università “La Sapienza” di Roma

ITALIANI ALL’ESTERO

 

Giuseppe Sommario: “Sviluppare una nuova forma di narrazione e portare nelle scuole la storia della nostra emigrazione”

ROMA – Oggi , 15 ottobre il “Piccolo Festival delle Spartenze” è stato protagonista alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “La Sapienza” di Roma, più precisamente presso il Dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo. Giuseppe Sommario, ricercatore dell’Università “Cattolica del Sacro Cuore”, nonché Fondatore e Direttore del “Piccolo Festival delle Spartenze – Migrazioni e Cultura”, ha parlato dell’esperienza di questo Festival che, durante la scorsa estate, è giunto alla quarta edizione ed è organizzato dall’Associazione AsSud; si è discusso anche delle ragioni che lo hanno visto nascere nel borgo di Paludi in Calabria e poi diventare itinerante – nell’ultima edizione ha infatti raggiunto anche Molise e Basilicata – forte della sua idea di farsi portatore di una nuova narrazione del fenomeno migratorio. Si è trattato dunque di un incontro tenutosi al cospetto degli studenti del Corso “Territorio e Migrazioni”, diretto dalla professoressa Flavia Cristaldi, che hanno potuto vedere anche alcuni filmati proprio per comprendere al meglio cosa sia questo Festival. In particolare si è parlato del “Campus AsSud”, quindi della “Notte dei Ricercatori Italiani nel Mondo” e dei “Premi Spartenze 2019”.

Per l’occasione è stato consegnato il “Premio Spartenze 2019” al ricercatore calabrese Sergio Gaudio, che svolge la sua attività di ricerca presso il Dipartimento di Fisica della “Embry-Riddle Aeronautical University” (USA): dal 2015 fa parte del gruppo “Ligo-Supernova”, ossia il team scientifico che ha realizzato l’antenna Ligo e che si è aggiudicato nel 2017 il premio Nobel per la Fisica. “Quella di andare all’estero è sempre stata una mia scelta: feci l’Erasmus all’ultimo anno di studi e mi piacque tantissimo l’idea di fare un’esperienza di ricerca fuori dall’Italia. Mandai il curriculum negli Stati Uniti e fui subito accettato: così feci il dottorato al Boston College. La fortuna fu che il mio advisor, cioè il mio relatore, si spostò a Los Alamos e mi volle con sé”, ha raccontato Sergio Gaudio. La professoressa Flavia Cristaldi ha invece spiegato quali obiettivi si ponga il suo corso di studi, invitando a rivalutare in senso più ampio il concetto di geografia . “Sono una geografa per cui quello che mi interessa è studiare il rapporto tra lo spostamento di popolazione e il territorio: quindi mi domando sempre quali siano i segni lasciati da partenze e ritorni oppure cosa succeda a quei territori che vengono abbandonati o al contrario a quei centri urbani che ospitano nuovi popoli. Gli studenti sono molto interessati a questi argomenti e facciamo dei lavori sul campo perché, come dicevano i nostri maestri, la geografia si fa andando direttamente sui luoghi che si studiano”, ha precisato Cristaldi.

“L’idea del Festival, fin dalla sua nascita, è stata quella di portare la storia dell’emigrazione a quante più persone possibile, secondo una nuova forma di narrazione. Quest’anno abbiamo sperimentato un progetto itinerante, partendo sempre dalla Calabria, estendendolo alle vicine regioni di Molise e Basilicata; per l’anno prossimo puntiamo anche all’estero”, ha spiegato Giuseppe Sommario ricordando l’importanza di portare questi contenuti nelle scuole e nelle università italiane. “E’ fondamentale instaurare un contatto diretto con le nostre future generazioni: non è pensabile che in Italia, nei manuali scolastici, non ci sia spazio adeguato per la storia della nostra emigrazione. Come Festival siamo stati già ospiti di alcune scuole in Calabria e ho personalmente portato queste tematiche anche in Lombardia e in Valtellina. L’emigrazione non è soltanto storia ma anche antropologia, sociologia, economia e geografia. E’ una materia multidisciplinare e complessa come lo è d’altronde l’emigrazione stessa che potrebbe essere anche una grande risorsa se soltanto questo Paese lo capisse davvero”, ha aggiunto Sommario soffermandosi sull’effetto reale, cioè testato sul campo, del cosiddetto turismo delle radici. “Nelle persone vedo una grande reazione emotiva. Dopo una visita in Argentina siamo riusciti a convincere una signora ultrasessantenne, partita bambina e mai tornata in Calabria, a venire al Festival. Ricordo ancora il momento in cui l’abbiamo portata al suo borgo d’origine e non scorderò mai quei venti minuti di pianto, quando la signora si è seduta sulle scale della casa natìa. Da quel momento – ha sottolineato Sommario – la signora ha deciso di tornare in Calabria quasi ogni anno con la sua famiglia. Al contrario anche io, quando vado presso le nostre comunità all’estero, mi sento come a casa perché c’è tra questa nostra gente un senso di appartenenza fortissimo, benché si viva lontano dall’Italia. Per fare un altro esempio c’è un signore calabrese, che vive in Canada, che è così legato alla sua terra al punto che ogni anno pianta un fico: ogni inverno puntualmente la pianta viene bruciata dal freddo ma lui, arrivata la primavera, la pianta nuovamente. Saranno cinquant’anni che lo fa, perché quella è la sua Calabria”. (Simone Sperduto/Inform)

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