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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il dibattito sulla promozione della lingua e cultura italiana all’estero all’Assemblea Plenaria alla Farnesina

CGIE ASSEMBLEA PLENARIA

Si è parlato di erogazione dei fondi per gli enti gestori, ruolo degli enti promotori, nuove migrazioni e revisione della circolare XIII

Gli interventi del vice direttore generale della DGSP, Roberto Vellano, del consigliere dell’Ufficio V Roberto Nocella e della dirigente scolastica Marina Lenza

ROMA – “Attraverso la lingua e la cultura si genera economia. Come è emerso anche dai recenti Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo” ha affermato il segretario generale del Cgie Michele Schiavone nel corso dell’Assemblea Plenaria alla Farnesina, ricordando come al cospetto del Presidente della Repubblica la lingua e la cultura siano state definite “volano del Sistema Italia.

Roberto Vellano, vice direttore generale della DGSP, ha parlato di un catalogo della promozione integrata che permetterà di misurare il livello quantitativo e qualitativo. “La promozione della lingua e le attività legate ai corsi di lingua e cultura italiana svolti dagli enti gestori e promotori – ha spiegato – saranno appunto il tema centrale”. “Abbiamo già due eventi settoriali – ha aggiunto Vellano – entrati stabilmente nel calendario: la Giornata del contemporaneo dell’ottobre scorso, che riguarda il sistema dell’arte contemporanea italiana; la Settimana della cucina italiana nel mondo, giunta ormai alla terza edizione, che promuove la cosiddetta dieta mediterranea”. “Si tratta di una serie d’iniziative che coinvolgono diversi ministeri, le associazioni, il mondo della ristorazione”. Si è quindi dibattuto dell’italiano in rete, ossia le reti per l’italiano. “Non ci sono soltanto il valore e l’importanza della rete in senso informatico ma anche quelli delle reti fisiche come le comunità italiane nel mondo. Inoltre sempre più persone utilizzano l’italiano senza avere necessariamente legami di parentela o di origine, ma semplicemente come suggestione letteraria o magari per motivi di lavoro: è la cosiddetta comunità degli italici che risente del fascino esercitato sul piano culturale dalla nostra lingua”, ha continuato Vellano entrando poi nel merito di alcuni dati statistici.

“Dalla presentazione dei dati aggiornati sulla diffusione dell’italiano nel mondo è emerso come nel biennio 2016-2017 siano stati censiti quasi 2 milioni e mezzo di studenti d’italiano sparsi in 114 Paesi, con un + 4% rispetto agli anni precedenti. Tra i principali Paesi interessati dal fenomeno ci sono Australia, Francia, Germania e Usa risultati tra i primi quattro Paesi al mondo. Anche l’Egitto ha registrato un balzo in avanti. In calo invece sono Regno Unito e Giappone. Il 57% del totale degli studenti è concentrato nelle scuole pubbliche locali”, ha sottolineato Vellano. Il sistema della formazione italiana nel mondo passa attraverso gruppi di lavoro che raccolgono idee, proposte e buone pratiche. Abbiamo un piano che puntiamo a licenziare a breve, destinato alla nostra attività di coordinamento interno ma soprattutto alla rete, con un ruolo pregnante delle ambasciate quale elemento terminale per redigere i cosiddetti ‘piani Paese’ con obiettivi verificabili. Inoltre vorremmo la creazione di osservatori nazionali per la lingua italiana in quei Paesi più grandi con una rete consolare più ampia”, ha proseguito il vide direttore generale  ricordando anche il percorso di revisione della circolare XIII nonché lo sviluppo del portale dedicato: l’obiettivo è avviare il portale nel corso del 2019. “Bisogna quindi affrontare in modo risolutivo il nodo della tempistica dei contributi agli enti e alle loro attività. Chiederemo a tutte le sedi di redigere i piani Paese e terremo in considerazione il problema specifico della nuova emigrazione e dell’inserimento nei contesti scolastici locali”.

Fernando Marzo (Belgio) ha ricordato come la circolare XIII, una volta adottata, regolerebbe per qualche anno il sistema. “Vogliamo discutere nel dettaglio le problematiche, come già fatto in passato da questo Cgie. Gli argomenti salienti sono: la tempistica di erogazione dei contributi, le entrate locali e proprie degli enti promotori, le contraddizione del ruolo che devono svolgere, la programmazione pluriennale. Andrebbero anche ridefinite le competenze tra Maeci e Miur, evitando il rimpallo tra i due ministeri che causano enormi ritardi e danneggiano l’immagine di efficienza che il nostro Paese deve dare collaborando con gli organismi locali: non possiamo fare brutte figure in ambito scolastico. I Piani Paese sono uno strumento importante di pianificazione per la promozione integrata per il rilancio della nostra lingua e cultura e del marchio-prodotto Italia. Il nostro è un prodotto che necessita di più risorse ma che ne genera già molte e ne potrebbe generare ancora di più”, ha sottolineato Marzo al quale si è aggiunto Gerardo Pinto (Argentina) che ha richiesto di sensibilizzare la circolare XIII nei confronti dei contributi per i corsi per gli adulti.

Per Roger Nesti (Svizzera) fare rete vuol dire portarsi dietro ciò che già funziona e i corsi che già ci sono. “Tuttavia ben 70 enti su 90 non hanno ancora ricevuto il saldo del contributo per il 2018, inoltre sono stati lasciati corsi scoperti per settimane non avendo docenti. La revisione e lo studio della circolare XIII devono riguardare la tempistica di erogazione dei contributi con uno snellimento e una flessibilità nelle procedure; l’attuale bozza prevede l’opposto, con bando ministeriale ed erogazione solo dopo controllo consuntivi. Inoltre bisogna capire bene la natura degli enti: non è una semplice questione giuridica, quando si tratta di tramutare gli enti gestori in enti promotori, ma bisogna dare poi contenuto a questa definizione, ossia ci chiediamo se questi enti siano autonomi o dipendenti dall’amministrazione. Essi dovrebbero operare in base al principio di sussidiarietà; ma anche la gestione delle entrate locali agli enti promotori si basa su meccanismi che non incentivano l’ente stesso. Bisogna infine distinuguere tra contributi per l’ente e contributi per l’attività”, ha evidenziato Nesti al quale si è aggiunto Giuseppe Stabile (Spagna) che ha lamentato come ad esempio proprio in Spagna, a Barcellona, quindi in una grande realtà si siano avute carenze importanti nell’organico dei docenti e sia stata richiesta un’integrazione di questo organico.

Norberto Lombardi (Pd) ha parlato della presenza d’insegnanti all’estero. Anche quest’anno abbiamo avuto una situazione più aggravata con un ritardo serio d’inserimento che si scarica poi sugli utenti e non ci mette in buona luce rispetto alle autorità scolastiche locali. Il Miur si occupi della qualità dell’insegnamento, mentre la movimentazione organizzativa spetta al Maeci. Auspichiamo che l’ente gestore possa divenire un ente autonomo che si rapporta alle istituzioni italiane sulla base di progetti. Il rischio è di ritrovarsi al 2021 ad un passo dall’abisso: per esempio per la questione delle borse di studio e degli assegni agli istituti di cultura”, ha affermato Lombardi. Andrea Mantione (Paesi Bassi) ha evidenziato come nei Paesi Bassi ci siano quasi esclusivamente insegnanti locali, mentre il dirigente scolastico venga spesso dal Belgio. Ilaria Del Bianco, Presidente Unaie, ha voluto porre in risalto come la questione non debba ruotare solo attorno al concetto di “associazionismo” ma debba riguardare tutti i corpi intermedi. “Qui non si tratta solo di promozione di un qualcosa, ma di garantire il diritto alla conoscenza della lingua italiana per i figli di coloro che emigrano all’estero”. Così anche Aniello Gargiulo (Cile) ha inteso evidenziare l’importanza di avere per esempio delle linee guida per la stesura dei progetti, ossia per conoscere gli obiettivi e le spese ammissibili. “In America Latina siamo ormai ai discendenti di terza, quarta e quinta generazione”, ha ricordato ponendo in risalto un dato che fa riflettere sulla centralità del mantenimento di standard elevati di studio dell’italiano per una fetta ormai molto consistente di popolazione nel Sudamerica.

Silvana Mangione, vice segretario generale per i Paesi Anglofoni extraeuropei, ha segnalato tre grandi aree d’intervento: Europa, America Latina, Paesi angolofoni extra Ue (Canada, USA e Australia). “Temo che non si facciano i Piani Paese e quindi la mappatura degli studenti: in molti casi basta l’autodichiarazione dell’ente gestore mentre in altri casi si nega a un corso di trentatré ore di essere inserito per cui quegli studenti non sono calcolati. Ne è un esempio il cosiddetto ‘corso esplorativo’ che invece aiuta molto al raggiungimento di quel target del 10% degli studenti in più da raggiungere. Serve maggiore flessibilità nell’organizzazione delle lezioni. C’è poi il problema della non coincidenza tra l’anno scolastico e l’anno finanziario e quello delle modalità di ripartizione dei contributi: per esempio vi è la percentuale sull’affitto della sede dell’ente, mentre l’ente virtuoso che si è comprato con proventi propri la sede non ha una copertura per le spese di manutenzione e per le tasse locali sulla proprietà”, ha affermato Mangione.

Dunque in assenza di una circolare XIII più snella e vicina alle necessità delle realtà locali, come richiesto da Daniela Magotti di Confsal, si rischiano problematiche serie come quelle che si stanno già verificando da tempo per i connazionali residenti all’estero. Tony Mazzaro (Germania) ha posto l’attenzione sulla questione di quei ragazzi che vanno ai corsi ma rischiano lo stesso percorso fallimentare degli anni ’70 con le scuole differenziali. “Il problema esiste anche per gli adulti: i corsi di tedesco sono strapieni di profughi per cui gli europei devono aspettare anche molti mesi. Servono anche attività di accompagnamento per le famiglie: sarebbe opportuno creare una rete di genitori mentori”. Nello Collevecchio (Venezuela) ha parlato del problema dell’abbandono per gli italiani in Venezuela. “Dal 2015 ad oggi le scuole non ricevono fondi e sono rimaste poche migliaia di studenti. C’è stato un problema di sospensione dei fondi per la questione del cambio di valuta”.

In conclusione è emerso come si lavori in una situazione complessa anche a causa della mancanza di personale, come ha spiegato il consigliere Roberto Nocella. Il Milleproroghe del luglio scorso ha demandato la competenza dell’invio di personale all’estero al Maeci e si è pertanto già cercato di mandare nelle sedi estere il personale necessario in tempi brevi. Al contempo, sempre con il Milleproroghe, al Maeci spetta il compito di selezioare il personale dirigente scolastico da inviare nelle sedi estere. E’ chiaro naturalmente che ogni Paese ha una sua situazione particolare. La preside Marina Lenza del Miur ha voluto comunque assicurare l’impegno per l’erogazione dei fondi entro il 7 dicembre, compresi quelli per i progetti speciali: il tutto dovrebbe servire a chiudere l’esercizio annuale e assicurarne il pagamento. Della tempistica per l’erogazione dei contributi e della circolare XIII ha infine fatto menzione nella sua relazione anche la Commissione continentale Europa e Africa del Nord che ha auspicato l’assenza di vuoti di finanziamento ad inizio 2019 per la programmazione delle attività scolastiche in divenire. (Simone Sperduto-Inform)

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