FARNESINA
Insieme ad esponenti politici ed istituzionali, rappresentanti del mondo universitario, della ricerca e dell’innovazione italiana una riflessione sulle priorità di azione e collaborazione da sviluppare in uno dei settori determinanti della competizione globale
Paolo Gentiloni (Maeci): “Non dobbiamo chiuderci ma essere aperti al mondo e presenti nel mondo. La sfida è connettere i nostri ricercatori all’estero al sistema Paese e aprire sempre più le nostre università e centri di ricerca al mondo”
Stefania Giannini (Miur): “Impegno del governo è la valorizzazione della nostra identità storico-culturale, del nostro patrimonio materiale, ma anche di quello immateriale, costituito dalle nostre intelligenze e centri di ricerca, punte avanzate in molti settori”
ROMA – Aperta stamani alla Farnesina dagli interventi del ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni e dal ministro dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca, Stefania Giannini la riunione degli addetti scientifici che operano presso le Ambasciate italiane all’estero. Insieme ai 27 – 25 addetti scientifici e 2 addetti scientifici e tecnologici presenti a Washington e Bruxelles – esponenti politici ed istituzionali ma soprattutto del mondo universitario, della ricerca e dell’innovazione italiana per una riflessione sulle priorità di azione e collaborazione da sviluppare in uno dei settori determinanti della competizione globale.
Gentiloni ha ricordato l’ultima occasione di incontro svoltasi in questo stesso luogo nel luglio del 2013, quando già era in atto un “riorientamento della nostra rete all’estero”, che ha comportato una riduzione della presenza in Europa per una maggiore proiezione in aree – il ministro cita in particolare Pretoria, Hanoi, Città del Messico, Shanghai e Chong Qing – che rispecchiano “priorità della nostra diplomazia e politica internazionale”. Rileva inoltre come la ricerca ed il progresso della conoscenza siano fattori che determinano importanti appuntamenti oggi al centro dell’agenda internazionale, come la Conferenza di Parigi del prossimo dicembre, che propone un intervento atto a contrastare il riscaldamento climatico, e la stessa Esposizione universale in corso sino alla fine del mese a Milano, iniziativa “che ha valorizzato il ruolo dell’Italia nella ricerca sui temi del cibo e della sostenibilità ambientale”. Altro ambito di promozione della nostra presenza all’estero, in cui si traduce l’azione della nostra politica estera, è anche la “diplomazia scientifica” – segnala Gentiloni, rilevando come i programmi svolti in questo campo nelle aree verso cui siamo maggiormente proiettati – Medio Oriente, Mediterraneo, Paesi dell’Africa – possano trasformare luoghi di conflitti e minacce anche in grandi opportunità, “se l’Italia capisce che deve e può giocare in essi un ruolo fondamentale”. Il ministro segnala come il nostro Paese sia il quarto partner economico del bacino mediterraneo – segue gli Stati Uniti, la Germania e la Cina – e come “dietro le relazioni economiche e commerciali, le attività delle grandi imprese, molto spesso c’è anche una filiera che si apre per la possibilità di attività di ricerca e di innovazione”. Ribadisce inoltre come “la potenza” del nostro Paese valga sì in relazione al nostro patrimonio culturale, che va tutelato e “coltivato con orgoglio”, ma debba guardare anche al futuro, “alla ricerca, alla scienza, all’innovazione, campi in cui abbiamo molte eccellenze”. “In tutti questi campi siamo in grado di svolgere un ruolo all’altezza del nostro passato – prosegue Gentiloni, richiamando ad assumere “un atteggiamento sempre più aperto” e un “maggior impegno del governo” anche su questo fronte, distaccandosi dal “discorso della fuga dei cervelli”. “Senz’altro il mondo della ricerca nel nostro Paese sconta le sue difficoltà e ci sono dinamiche su cui occorre intervenire, ma nello stesso tempo occorre anche accettare il fatto che ci troviamo a vivere in un mondo diverso, in cui non esistono barriere e c’è scambio di conoscenze, un mondo – ricorda il ministro – per cui l’Italia si è battuta anche più di altri Paesi”. “Ora che questa possibilità si realizza, anche se in un mondo complicatissimo, pieno di crisi e tensioni, dobbiamo fuggire alla tentazione di vederla come un rischio. Non dobbiamo chiuderci ma essere aperti al mondo e presenti nel mondo – afferma Gentiloni, richiamando le due sfide oggi più importanti, oggetto di questa stessa riunione: “connettere i nostri ricercatori all’estero al sistema Paese e aprire sempre più le nostre università e i nostri centri di ricerca al mondo”.
Il ministro Giannini assicura l’impegno del governo nel mettere al centro della sua azione sia la “valorizzazione della nostra identità, il nostro patrimonio storico-culturale, materiale, che quello immateriale, costituito dalle nostre intelligenze e centri di ricerca, punte avanzate in molti settori di indagine”. Realtà significative e diversificate che l’esecutivo si impegna a “mettere a sistema”, attraverso una “nuova visione strategica” che intende affermare la “priorità della ricerca nella politica e nella politica estera del nostro Paese”. Il ministro ha poi sintetizzato le priorità a livello nazionale che costituiscono gli indirizzi del Piano nazionale della ricerca, già approvato dal Cipe, e che si collegano al programma europeo Horizon 2020: l’internazionalizzazione, ossia l’apertura del nostro sistema di ricerca che consenta finalmente di parlare di “mobilità” anziché di “fuga dei cervelli”; l’investimento sul capitale umano, ossia le risorse da investire – Giannini segnala come i fondi della prima tranche di Horizon 2020 sino ad oggi ottenuti dall’Italia siano il 9,2% del totale (4 miliardi circa di euro), 435 milioni di euro, percentuale “significativa” e che auspica possa arrivare sino al 10%; il rapporto tra investimenti ottenuti e popolazione è inferiore solo a quello di Belgio e Olanda – prosegue il ministro – ma occorre incrementare il numero dei ricercatori italiani (che sono circa 25 mila, il 3,2% su 1000 abitanti, contro una media europea del 5,1%); – le infrastrutture di ricerca; l’integrazione crescente di investimenti pubblici e privati; l’investimento nel Sud del Paese; il quality spending, ossia il conseguimento di una spesa in ricerca efficiente e di qualità. Tra i programmi di ricerca che verranno svolti di concerto con l’Unione Europea più importanti e a lungo termine, il ministro richiama un progetto sul Mediterraneo in cui sono coinvolti 14 Paesi, inclusi alcuni della sponda Sud, sui temi acqua e cibo, e l’impegno per lo sviluppo e la valorizzazione delle politiche marine (Blumed).
I lavori della mattinata sono proseguiti con un panel di discussione moderato da Andrea Meloni, direttore generale per la Promozione del Sistema Paese del Maeci, in cui sono intervenuti esponenti del mondo della ricerca italiano, delle istituzioni e dell’università. A soffermarsi ancora sul Piano nazionale della ricerca Marco Mancini, capo dipartimento Formazione superiore e Ricerca del Miur, che ha quantificato in 2,4 miliardi di euro le risorse complessive da esso coordinate, destinate in particolare al capitale umano e a operazioni di partnership pubblico-privato. Tra le linee di azione segnalate anche l’investimento su 200 infrastrutture di ricerca che verranno selezionate e la promozione di dottorati innovativi, in particolare percorsi di alta formazione strettamente collegati al settore industriale. Luigi Nicolais, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha invece segnalato come il rapporto con il Maeci sia costante, ribadito l’importanza di Expo anche per il ruolo sociale svolto dai ricercatori, i cui risultati dovrebbero essere divulgati anche per contrastare quella che ha definito “analfabetizzazione scientifica del nostro Paese” che incide anche sull’elaborazione delle leggi. A proposito di leggi Nicolais auspica la conclusione dell’iter della legge delega per il riordino degli enti di ricerca e chiede che sia affrontato anche il tema della remunerazione della ricerca, elemento che pesa sulla mobilità dei ricercatori in Italia. Si sofferma sull’attrattività dei territori il rettore del Politecnico di Torino Marco Gilli, che rileva come la mobilità oggi non riguardi più solo gli studenti, ma debba coinvolgere sempre più i dottorati di ricerca, ricercatori e docenti, sino ad arrivare alla costituzione di sedi all’estero di campus universitari. Presenta il modello svizzero di promozione di attività formativa e ricerca Mauro Moruzzi, capo divisione Relazioni internazionali della Segreteria di Stato della Confederazione Svizzera per la formazione, la ricerca e l’innovazione, che ricorda l’affinità della Svizzera con l’Italia per vincoli culturali, geografici, ma anche per la presenza di una numerosa collettività di connazionali emigrati in loco. Richiamata in particolare l’esperienza di Swissnex, strutture di presenza flessibili istituite nel mondo e affidate non a funzionari ma a networker, ossia persone con competenze relazionali molto forti, spesso svizzeri che già si trovano sul territorio di interesse e che alimentano la possibilità di contatti attraverso l’organizzazione di eventi o iniziative che devono essere finanziate per i due terzi da capitale privato. “In questo modo incentiviamo la motivazione e la sostenibilità dell’iniziativa e non perdiamo la sintonia con la domanda reale – afferma Moruzzi, che propone una collaborazione anche su attività come queste con la rete estera del Maeci, magari approfittando della complementarietà della presenza svizzera e italiana nel mondo. Sulla connessione con l’industria si sofferma Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana in collegamento video da Gerusalemme, che segnala l’importanza di investire in dottorati di ricerca e del collegamento con le reti di connazionali all’estero: “Ambasciate e addetti scientifici possono recuperare e valorizzare così il patrimonio di esperienze di questi connazionali, un patrimonio fatto di autonomia, valore e competenze che spesso questi ultimi – afferma Battiston – sono felici di mettere al servizio del nostro Paese, in un’ottica di messa a sistema di tutte le nostre risorse”. Si tratta di una valorizzazione della cui importanza il Maeci è già consapevole – ribadisce il direttore generale Andrea Meloni, che rileva come gli addetti scientifici abbiano un rapporto continuativo con le collettività e ricorda come rappresentanti di associazioni di ricercatori italiani all’estero siano presenti alla riunione. Meloni concorda anche sull’opportunità di promuovere le borse di studio che favoriscono la mobilità di studenti e ricercatori, ipotizzando un ripensamento complessivo del sistema attualmente adottato.
Infine, Francesco Profumo presenta l’attività della Fondazione Bruno Kessler da lui presieduta, sollecitando un’attività diplomatica che attragga sempre più innovazione, mentre Gaetano Manfredi, presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane, rileva la necessità di coordinare meglio le iniziative svolte dalle università, obiettivo per cui occorre più informazione, e di trasferire meglio gli indirizzi di politica estera in relazione al mondo della ricerca.
Nel corso della mattinata sono stati anche presentati due video riguardanti Innovitalia, portale sulla ricerca italiana ospitato dal sito internet del Miur, e Riset, dedicato alle opportunità in materia di ricerca e innovazione all’estero, realizzato dal Maeci. (Viviana Pansa – Inform)