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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma la tavola rotonda “Il dirigente della Pubblica Amministrazione nel futuro”

FORUM PA 2019

 

Ferruccio Sepe (Presidenza del Consiglio): In Italia ci sono quasi duecentotrentanovemila dirigenti, non possiamo pensare a un modello unico per tutti questi profili spesso molto diversi tra loro

Luigi Maria Vignali (Maeci): Bisogna difendere il valore aggiunto della cosa pubblica e di chi fa amministrazione nell’interesse pubblico

ROMA – Si è dibattuto sul ruolo futuro del dirigente della pubblica amministrazione nell’ambito di una tavola rotonda tenutasi all’interno del Forum PA 2019 di Roma (14-16 maggio), presso il centro congressi della Nuvola all’Eur. Ad aprire i lavori è stato Stefano Battini, Presidente della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, che ha toccato alcuni dei punti affrontati nel workshop. “E’ importante focalizzare l’attenzione sullo studio di nuove modalità di accesso alla funzione dirigenziale e agli incarichi dirigenziali; ancora non è stato infatti trovato il giusto equilibrio in grado di soddisfare queste richieste di rinnovamento… Ma come misurare effettivamente le competenze di un dirigente?”, si è domandato Battini rivolgendosi alla platea composta anche da giovani studenti della materia. “Oltre alle competenze accademiche occorrono quelle propriamente manageriali, per avere così una figura dirigenziale completa”, ha aggiunto Battini.

Lorenzo Costumato, Dottorando in Economia Aziendale presso l’Università di Tor Vergata, ha sottolineato come “la principale sfida della pubblica amministrazione sia soddisfare bisogni sempre più articolati e complessi, frutto di una società plurale e interdipendente dove occorre far fronte a un capitale umano e non solo economico”. Quindi, secondo le parole del ricercatore, bisognerebbe spostare l’attenzione da una mera efficienza dei processi interni a un impatto verso l’esterno generato dal valore globale della pubblica amministrazione come sistema integrato. “Questo paradigma si spiega spostandosi da una visione intraorganizzativa a una interorganizzativa, che sia appunto orientata alla collaborazione sistemica. Non serve un eroico stratega per attuare un processo simile ma una nuova figura di dirigente pubblico capace di sviluppare la sensibilità tipica di un direttore d’orchestra”. ha affermato Costumato.

Fabiana Scalabrini, studentessa al Master Mimap dell’Università di Tor Vergata, ha inquadrato le attuali difficoltà della pubblica amministrazione in diversi fenomeni. “Si tratta dei dissesti economici, della globalizzazione, della deregolamentazione, della mancata digitalizzazione: il bravo dirigente deve affrontare tutti questi mutamenti. Spesso la mancanza di strumenti idonei non consente al dirigente di avere una conoscenza diretta e approfondita del personale dipendente e questo comporta spesso un dover ricercare talune competenze all’esterno: magari avendo gli strumenti per effettuare una ricerca più accurata, si scoprirebbe di avere già in casa questi profili. Il manager del futuro deve essere una sorta di coach e di motivatore di squadra, capace al contempo d’integrare il risk management mettendo da parte il più possibile la cosiddetta burocrazia difensiva”, ha rilevato Scalabrini.

Marco De Giorgi, Direttore Generale dell’Ufficio Valutazione della Performance del Dipartimento per la Funzione Pubblica, ha invitato a ripartire dall’esame delle condizioni e dei bisogni reali del Paese. “La pubblica amministrazione ad oggi non è al passo con i cambiamenti sociali. Il fulcro attorno a cui ruota il tutto è riassumibile in tre punti da rimettere al centro dell’attenzione: competenza, responsabilità, valutazione….E’ innegabile – ha aggiunto De Giorgi – che viviamo in un’epoca nella quale è quanto mai necessario un ricambio nella pubblica amministrazione. Di questi temi si è parlato proprio con il Ministro Giulia Bongiorno in un recente incontro qui al Forum PA”, ha commentato De Giorgi invitando comunque le dirigenze a non essere antagoniste della classe politica. “Occorre selezionare il meglio tra le nuove leve, attraverso lo strumento del concorso pubblico; allo stesso bisogna saper ricercare le competenze specifiche e professionali mancanti già all’interno dei nostri uffici”.

Mauro Bonaretti, Consigliere della Corte dei Conti, ha invitato a usare l’approccio anglosassone della competency: ossia il metodo che permette di guardare ai dirigenti migliori e alle loro competenze distintive. Serve un approccio dell’etica delle virtù cardinali, quindi tornare ai fondamenti etici ancor prima delle competenze manageriali specifiche: questo può fare una grande differenza. Il buon dirigente deve farsi carico dei problemi, ossia essere affidabile; poi deve avere equilibrio, temperanza ed empatia senza essere ideologico o massimalista; quindi gli è richiesto il coraggio di assumersi le responsabilità e di non aver paura, anche nel rapporto con la politica; infine deve possedere la giusta integrità per costruire relazioni corrette.  Soltanto con la ricerca della cura e dell’attenzione ai dettagli, con l’uscita da soluzioni routinarie e avendo la giusta dose di creatività, si ottiene una figura dirigenziale nuova e moderna”, ha sottolineato Bonaretti. Dopo l’intervento di Michele Bertola, Presidente Andigel e Direttore Generale del Comune di Bergamo, che ha invitato a riportare al centro la figura umana del dirigente, Ferruccio Sepe, Capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha individuato degli elementi per evitare gli errori del passato. “Non esiste un unico dirigente pubblico e non si può pertanto strutturare il tutto in pochi modelli: è sbagliato includere l’intero sistema della pubblica amministrazione in un unico assetto organizzativo. Questo è il primo errore: considerate che in Italia ci sono quasi duecentotrentanovemila dirigenti: possiamo pensare a modello unico per tutti questi profili spesso molto diversi tra loro a seconda del tipo di amministrazione?”, ha avanzato il dubbio Sepe rifacendosi poi ai concetti di competenza e di soft skills, così difficili da misurare ma da valutare assolutamente sul campo. “Un dirigente è un tecnico- ha proseguito Sepe – e non ha l’investitura derivante da un’elezione democratica, come può essere quella di un parlamentare; tuttavia è chiamato a valutare se l’obiettivo posto dalla politica può essere realizzato o meno: questo deve farlo con l’ausilio degli strumenti tecnici e normativi”, ha aggiunto Sepe.

E’ quindi intervenuto Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Maeci nonché Coordinatore Nazionale per la Pubblica Amministrazione dell’Associazione Italiana per la Direzione del Personale. “Il rapporto tra la pubblica amministrazione e la politica deve essere costruita partendo da quegli ambiti di responsabilità qui toccati più volte: intendo la responsabilità nel saper ottenere i risultati attesi dai cittadini, non cercando il colpevole o lo scarico delle incapacità… Bisogna difendere il valore aggiunto della cosa pubblica e di chi fa amministrazione nell’interesse pubblico”, ha affermato  Vignali evidenziando che spetta al dirigente pubblico trovare con la politica un nuovo patto. “Un altro punto centrale riguarda le competenze e la digitalizzazione della pubblica amministrazione, beninteso ovviamente che non vogliamo soltanto dei tecnici; a ciò va aggiunta la comunicazione, che deve investire tutta la dirigenza e il personale di un’amministrazione pubblica dove diventare operatori di rete e saper usare in modo efficace i social media è oggi sempre più fondamentale”, ha aggiunto Vignali. “Resta da analizzare il tema della gestione delle persone: si è parlato anche in questo dibattito di gestione dei conflitti e di motivazione delle persone. In quest’ottica futura abbiamo bisogno di dirigenti in grado di valorizzare quanto più possibile le persone; un dirigente deve saper lavorare per obiettivi ed essere un vero e proprio project manager, sburocratizzando le attività e delegando le competenze. Oggi abbiamo aziende private sempre più liquide, ossia orizzontali, mentre nel pubblico c’è ancora troppo verticismo. Infine non possiamo non fare presente quanto sia importante svecchiare, con coraggio, la pubblica amministrazione”, ha concluso Vignali.

Marco Meneguzzo, Professore Ordinario di Economia Aziendale all’Università di Tor Vergata, ha ricordato come il world talent indicator ci posizioni come trentaduesimi in una classifica nella quale siamo scavalcati di diversi gradini da quasi tutti i nostri vicini. “Negli ultimi dieci anni abbiamo avuto in Italia sempre meno studenti universitari e quindi un minor numero di laureati in confronto al resto d’Europa. Investire sulle competenze non è solo una questione di etica ma pratica: occorre aprire la pubblica amministrazione anche alle competenze esterne”, ha commentato Meneguzzo seguito in chiusura dei lavori da Andrea Tardiola, Segretario Generale della Regione Lazio, che ha invitato i giovani presenti in platea a un’attenta riflessione su cosa debba essere un dirigente. “volevo dirvi di non farvi catturare dalla retorica delle competenze e delle tecniche. Teniamoci lontani dalla cosiddetta mediocrazia, che è l’elemento di crisi delle dirigenze dei Paesi occidentali: per vincere il mainstream e le convenzioni, i dirigenti sappiano sempre essere dei leader e battersi con capacità di critica”, ha affermato  Tardiola. (Simone Sperduto/Inform)

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