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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Milano la tavola rotonda “L’Italia globale per un Paese migliore. Il genio italiano nel mondo: mobilità e solidarietà”

ITALIANI ALL’ESTERO

Organizzata dal Comitato 11 Ottobre

 

MILANO – Si è tenuto oggi a Milano presso la Sala Gonfalone del Palazzo Pirelli, sede della Regione Lombardia, un workshop dal titolo “L’Italia globale per un Paese migliore. Il genio italiano nel mondo: mobilità e solidarietà”. Una tavola rotonda organizzata dal Comitato 11 Ottobre con l’obiettivo di sottoporre all’attenzione delle istituzioni e delle forze politiche, ma soprattutto del Paese, il tema dell’emigrazione e quello della possibilità di un rientro in Patria per tanti italiani che si sono trasferiti al di là dei confini nazionali nel tempo: siano essi recenti expat o discendenti di emigrati all’estero in tempi più remoti. Più in generale con questo incontro si è voluto accendere i riflettori su quel mondo chiamato “italicità” che riguarda non soltanto gli italiani di nascita o discendenza ma tutti coloro che, a vario titolo, si riconoscono per motivi culturali o di interessi nei valori dell’italianità. Per il Ministero degli Affari Esteri ha portato la propria testimonianza il consigliere Giovanni Maria De Vita (DGIT) , parlando del sostegno agli italiani nel mondo da parte del Maeci attraverso l’associazionismo.

De Vita ha voluto anzitutto ringraziare il Comitato 11 Ottobre e la Regione Lombardia, quest’ultima considerata un fiore all’occhiello per il Made in Italy ma anche un territorio che ha dato molto in termini di emigrazione, insieme al Veneto e all’Emilia Romagna. “Bisogna valorizzare quell’immenso patrimonio che chiamiamo italicità, – ha affermato De Vita perché per noi la presenza di italiani all’estero è un’opportunità. Oggi dobbiamo attivare o difendere quelle iniziative che tendono a valorizzare la presenza degli italiani all’estero e a promuovere il Sistema Paese in un’ottica biunivoca, ossia coinvolgendo direttamente i nostri connazionali e facendoli sentire partecipi. Quindi è molto importante sviluppare la promozione di ciò che è italiano; questo perché, senza dubbio, nel concetto di globalizzazione non conta più quanti siamo bensì quello che facciamo. E’ per tale ragione che è doveroso sostenere le rete dei professionisti che hanno sempre viaggiato nel mondo e reso grande il nome del nostro Paese: oggi si parla molto di Leonardo Da Vinci, che era a suo modo un professionista e già a suo tempo era lo specchio del fenomeno di cui stiamo dibattendo in questa sede”, ha commentato De Vita puntando poi l’attenzione sul concetto di aggregazione e d’identità. “Occorre aggregare queste realtà italiane disseminate nel mondo, tanto per rimarcare un fattore identitario quanto per rafforzare al contempo il dialogo tra l’Italia e queste nostre comunità. Esiste una differenza tra chi ama solo il nostro modello produttivo o culturale, ossia il Made in Italy, e chi è invece intimamente legato all’Italia per origine o per discendenza: i primi infatti sono volubili e potrebbero cambiare idea verso ciò che per loro è in fondo soltanto un marchio. Perciò ritengo che sia importante puntare ad esempio sul turismo delle radici, proprio per far riscoprire le origini a chi ha discendenze italiane”, ha aggiunto De Vita illustrando poi problematiche legate al mondo dell’emigrazione  e attività messe in campo dalla rete diplomatica e consolare per venire incontro ai nostri migranti.

“Dai rapporti che arrivano nei nostri consolati – ha evidenziato De Vita – risultano problematiche per l’inserimento nei Paesi ospitanti: ad esempio i figli hanno problemi di adattamento nelle scuole, un qualcosa di cui sentivamo parlare negli anni ‘60 in Germania ma che evidentemente sta tornando. Per fronteggiare queste problematiche già da alcuni anni la nostra rete si è attivata: nel 2012 nasce l’iniziativa dell’Ambasciata di Berlino per orientare gli italiani in arrivo verso i primi passi da compiere in Germania, dal cercare casa fino a trovare un lavoro, poiché anche la Germania conosce il dramma del lavoro nero; il progetto è stato migliorato in questi anni attraverso i contatti con le istituzioni locali. Ricordo anche il progetto – ha proseguito De Vita – di primo approdo nel Regno Unito, con seminari divulgati attraverso i social. Anche in Australia c’è stata una serie di campagne informative sui rischi che potevano incontrare i nostri connazionali. Stiamo negoziando accordi anche con altri Paesi per agevolare ad esempio i giovani lavoratori. Accanto a tutto questo c’è stata l’attivazione di sportelli informativi nel mondo in collaborazione con i Comites”, ha aggiunto De Vita parlando di un valore prodotto dai connazionali all’estero che equivale a circa nove miliardi di euro. “Quello che non deve mancare è un programma d’insieme su come affrontare la valorizzazione di queste persone. In assenza di una strategia, il rischio è che la nostra forza lavoro esca dall’Italia per alimentare quella degli altri: è giunto il momento di avviare una riflessione seria”, ha affermato De Vita che ha concluso il suo intervento con un pensiero al Venezuela. “E’ oggi preoccupante la situazione in Venezuela dove abbiamo centoquarantamila connazionali: il Maeci fornisce assistenza ai nostri connazionali, grazie anche all’attenzione parlamentare che ha portato dal 2017-2018 ad innalzare il livello di aiuti, attraverso canali concordati con le autorità venezuelane”.

Fra gli altri interventi segnaliamo quello di Fabio Porta del coordinamento Comitato 11 Ottobre, già Presidente del Comitato parlamentare della Camera per gli italiani nel mondo, che ha illustrato le finalità di questa iniziativa. “Il nostro obiettivo è dare un seguito e un risultato, quindi una risposta, a determinati interrogativi anche perché la grande eterogeneità delle istituzioni preposte a questi temi finora non ha fornito grandi risposte. Ci proponiamo di lavorare su un piano sia locale che globale: non ci limitiamo solo alle grandi tematiche ma a risolvere quei problemi specifici per gli italiani all’estero come potrebbero essere ad esempio quelli relativo alla cittadinanza o al Venezuela. Altre potenze, come Israele o Commonwealth, che pure hanno numeri diversi da noi, anche nel patrimonio storico-culturale, hanno tuttavia messo in campo politiche più avanzate”, ha spiegato Porta. “Le associazioni degli italiani all’estero – ha aggiunto Porta stanno soffrendo un processo di invecchiamento e di allontanamento delle nuove generazioni e degli italo-discendenti: questo vuol dire che non siamo stati capaci di intercettare queste realtà. Il Venezuela è un caso di come non riusciamo a rapportarci a quell’altra Italia che vive nel mondo: non siamo stati capaci di mettere in piedi una task force per regolare i rientri, convalidare i titoli di studio e creare canali privilegiati per l’ottenimento della cittadinanza. … Siamo il Paese europeo più anziano – ha proseguito Porta  – anche per le politiche attrattive. A questo aggiungo che i cittadini italiani che vivono in Paesi extra europei non avranno la possibilità di voto alle elezioni europee, se non tornando in Italia. Serve un Paese più attrattivo per gli italiani ibridi, ossia quelli con doppi passaporti e doppia cultura. All’estero la diversità è considerata una ricchezza”, ha concluso Porta. Seguono ulteriori approfondimenti. (Simone Sperduto/Inform)

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