CAMERA DEI DEPUTATI
ROMA – L’Aula di Montecitorio ha approvato la proposta di legge, avente come primo firmatario Enzo Amich, per l’istituzione della Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato da un’unità della Marina tedesca nell’Oceano Atlantico il 2 luglio 1940. Il provvedimento, che ha ottenuto 262 voti favorevoli, un astenuto e nessun voto contrario, passa ora all’esame del Senato. La proposta di legge prevede di celebrare la Giornata l’11 di ottobre di ogni anno, data del decesso di Rando Bertoia, l’ultimo sopravvissuto alla tragedia. In questa occasione in tutti i luoghi, pubblici e privati, sarà osservato un minuto di silenzio, al fine di onorare i nostri connazionali. La Giornata nazionale non sarà comunque considerata festiva. In occasione della Giornata nazionale, le province o gli enti territoriali di livello equivalente potranno promuovere e organizzare manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri per ricordare la tragedia. Anche le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, nell’ambito della loro autonomia, potranno promuovere iniziative didattiche e organizzare studi, convegni e momenti comuni di ricordo dedicati agli italiani morti a bordo dell’Arandora Star. La Rai potrà dedicherà alla Giornata celebrativa di tale tragedia. Nel corso delle dichiarazioni di voto finale si sono espressi deputati di diversi schieramenti. Mauro Del Barba (IV) ha sottolineato che con questa Giornata nazionale si intende colmare un vuoto nella memoria pubblica del nostro Paese. “Il provvedimento affronta una delle pagine più drammatiche e meno conosciute della storia dell’emigrazione italiana e della Seconda guerra mondiale. Quelle vittime non erano militari, ma civili: lavoratori e cittadini italiani residenti nel Regno Unito, spesso da molti anni, talvolta da generazioni, improvvisamente classificati come indesiderabili, dopo l’entrata in guerra dell’Italia. Arrestati e deportati senza poter informare le proprie famiglie, furono imbarcati su una nave, requisita per il trasferimento in Canada. Il 2 luglio 1940, il piroscafo, scambiato per una nave militare, fu colpito e affondato da un siluro lanciato da un sommergibile tedesco, causando la morte di circa 805 persone, tra cui 446 nostri connazionali. La proposta di legge prevede l’istituzione di una giornata di commemorazione”, ha spiegato Del Barba che, annunciando il voto favorevole, ha rilevato come tale provvedimento non debba avere un’impostazione divisiva. Calogero Pisano (Noi Moderati) ha annunciato il voto a favore del suo gruppo al provvedimento. Fabrizio Benzoni (Azione) ha ribadito come questo disegno di legge riguardi 446 vittime civili. “Come loro erano centinaia, migliaia i cittadini italiani che nel 1940 vivevano nel Regno Unito: commercianti, artigiani, lavoratori autonomi, piccoli imprenditori. Avevano costituito una vita stabile, relazioni sociali, contribuivano allo sviluppo economico e sociale del Paese che li aveva in quel momento accolti. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il Governo britannico decise l’internamento e la deportazione dei cittadini considerati ‘enemy aliens’, stranieri, quindi nemici. Una misura generalizzata, fondata sulla nazionalità e non sui comportamenti individuali. Quando il piroscafo britannico Arandora Star lasciò il porto di Liverpool diretto in Canada, trasportava circa 1.570 persone: italiani, tedeschi, ebrei. La grande maggioranza erano civili internati. La mattina del 2 luglio 1940, al largo della costa Nord occidentale dell’Irlanda, l’Arandora Star fu colpita da un siluro lanciato da unità della Marina tedesca. La nave affondò in molto breve tempo e le vittime furono oltre 800, tra queste appunto i nostri 446 connazionali. Molti degli internati si trovavano sottocoperta, le possibilità di salvezza furono davvero molto limitate e i sopravvissuti pochissimi”, ha spiegato Benzoni annunciando il voto favorevole del suo gruppo. Marco Grimaldi (AVS) ha ricordato che l’Arandora Star era un transatlantico britannico. “Allo scoppio della guerra fu riconvertito per trasporti militari. Nei primissimi mesi della guerra europea nel 1940, la Francia stava crollando sotto l’avanzata tedesca e nel Regno Unito, timoroso probabilmente di invasioni e sabotaggi, cresceva il sospetto verso quegli ‘enemy aliens’ che erano soprattutto stranieri di nazionalità cosiddetta ‘nemica’, anche se residenti da anni e spesso, addirittura, antifascisti o antinazisti. Fu in questo contesto che il Governo britannico decise internamenti di massa di cittadini tedeschi, austriaci e italiani, proprio presenti sul suolo britannico. Il paradosso – ha concluso Grimaldi annunciando il sì del suo gruppo – è che molti erano rifugiati, magari ebrei, fuggiti proprio dal nazismo, lavoratori emigrati da decenni o persone politicamente non attive”. Francesco Silvestri (M5S) ha parlato di un provvedimento “che restituisce non solo un atto di giustizia storica, ma anche un dovere morale verso la Repubblica italiana”. Per il deputato del M5S il dramma dell’Arandora Star rappresenta una delle pagine più dolorose e anche meno conosciute della nostra storia nel contesto della Seconda guerra mondiale. “Dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia al Regno Unito, – ha sottolineato Silvestri segnalando il voto favorevole del suo gruppo – migliaia dei nostri connazionali residenti oltremanica, uomini lavoratori, padri di famiglia, furono improvvisamente considerati un pericolo, non per ciò che avevano fatto, ma semplicemente per ciò che erano. Furono internati e deportati non a seguito di processi o accertamenti individuali, ma perché travolti da una paura collettiva, che trasformò l’appartenenza nazionale in una colpa”. Patrizia Marrocco (FI) ha spiegato che si tratta di una vicenda della storia della guerra, ma anche della storia delle nostre comunità fuori dall’Italia. “Negli anni il ricordo non è mancato, sia come comunità italiana residente nel Regno Unito e nella rete consolare che l’ha accompagnata, sia nei comuni italiani da cui provenivano molte delle vittime. In Emilia-Romagna, ad esempio, a Bardi, negli anni si sono svolte iniziative pubbliche di commemorazione. Nel dibattito pubblico nazionale, invece, questa vicenda è rimasta più defilata, non per mancanza di elementi. I fatti sono chiari, i numeri anche e il contesto è assolutamente ricostruibile. Il punto è che questa storia è rimasta spesso legata a circuiti ristretti, alle famiglie, alle comunità interessate, a chi la studia o la ricorda per prossimità. Una Giornata nazionale serve a rompere questa dinamica e riportare all’attenzione una vicenda che tocca due aspetti molto concreti: il trattamento dei civili in tempo di guerra e la storia delle comunità italiane all’estero”, ha rilevato Marrocco annunciando il voto favorevole e ricordando che nel 2020 lo stesso Presidente della Repubblica aveva richiamato l’affondamento dell’Arandora come episodio non sempre adeguatamente ricordato, commemorando quelle vittime innocenti e indicando in quella sofferenza un monito contro la guerra e a favore dell’amicizia e della collaborazione tra i popoli. Il deputato eletto nella ripartizione Europa Simone Billi (Lega), nell’esprimere il voto favorevole del suo gruppo, ha a sua volta rievocato come ‘Arandora Star sia affondata nel 1940 con a bordo centinaia di italiani internati. “Una tragedia – ha ricordato Billi – spesso dimenticata, che parla di guerra, di paura, di sofferenze e di ingiustizia, ma anche della dignità dei nostri connazionali lontano da casa. Molte delle vittime erano italiani emigrati in Inghilterra e Irlanda dalle città dell’Appennino parmense. Il Comune di Bardi fu quello con il più alto numero di vittime, Bedonia il Comune da dove veniva la vittima più giovane. Dal canto suo il deputato Toni Ricciardi (PD), eletto nella ripartizione Europa, ha spiegato che in quel tragico 2 luglio del 1940, a bordo erano stipate oltre 1.500 persone, il triplo del carico ordinario; tra di esse, 478 prigionieri tedeschi e austriaci, 174 membri dell’equipaggio, 200 soldati britannici e ben 712 italiani residenti nel Regno Unito. “Molti di quegli italiani – ha precisato Ricciardi – non erano fascisti, non erano militari, non erano sovversivi, erano semplicemente emigranti: ristoratori, musicisti, minatori, commercianti, uomini che avevano costruito con fatica la propria esistenza in un Paese che ormai ritenevano casa. Nel 1940, in Gran Bretagna vivevano oltre 20.000 italiani, provenienti prevalentemente da quei luoghi che hanno caratterizzato l’emigrazione italiana di quel tempo, dalla provincia italiana: dall’Appennino tosco-emiliano, dalla Ciociaria, dalla Lombardia, dal Piemonte. Avevano lasciato il loro Paese per sfuggire alla povertà e alla fame in cui versava l’Italia dopo l’unificazione del Regno. Giunti in Inghilterra, in Scozia, nel Galles, si erano rifatti una vita, cominciando dai mestieri più umili per poi divenire ristoratori e commercianti apprezzati. Con l’entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno del 1940, furono improvvisamente classificati come sudditi di una potenza nemica. In poche settimane 4.000 uomini, compresi tra i 15 e i 70 anni, furono arrestati e internati per il semplice fatto di essere italiani”. “L’internamento indiscriminato di civili sulla base della nazionalità fu una scelta politica, non un destino inevitabile”, ha aggiunto Ricciardi. “Il 2 luglio del 1940 la nave fu silurata dal sommergibile tedesco U-47, badate bene, colleghi, con l’ultimo siluro a disposizione. In circa mezz’ora, la nave affondò. I morti furono più di 800, di questi 446 italiani, in gran parte provenienti dalle province di Parma, Lucca, Piacenza, Massa-Carrara e Frosinone. Il comune più colpito fu quello di Bardi, in provincia di Parma, con 48 morti, al quale, probabilmente, noi oggi dobbiamo un grazie per aver conservato, con strenua convinzione e fatica, questa memoria. E un grazie anche ai familiari, ai quali si è rivolto, in occasione dell’ottantesimo anniversario, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ancora una volta, come nella storia della grande traiettoria dell’emigrazione italiana, il maggior numero di vittime spettò proprio a noi, come a Monongah e Dawson negli Stati Uniti agli inizi del Novecento, così come a Izourt sui Pirenei francesi, così come a Marcinelle e a Mattmark”, ha proseguito Ricciardi. “Quando ricordiamo l’Arandora Star, – ha concluso il deputato dichiarando il voto favorevole del suo gruppo – ricordiamo due lezioni. La prima: nessuna democrazia deve cedere mai alla tentazione della colpa collettiva. I diritti non possono essere sospesi in blocco per una mera appartenenza nazionale. Seconda lezione: nessun Paese è al riparo dalle conseguenze delle proprie scelte autoritarie. Quando si abolisce il controllo democratico, quando si concentra il potere, quando si imbocca la strada dell’aggressione e dell’alleanza con regimi totalitari e dittatoriali, le conseguenze non restano confinate nei palazzi del potere ma ricadono sui cittadini, anche su quelli più lontani, anche su quelli innocenti, come le vittime dell’Arandora Star”. Dal canto suo il primo firmatario della proposta di legge Enzo Amich (FDI) ha ricordato le parole scritte nel diario di Luigi Fulgoni, il giorno in cui avvenne l’affondamento dell’Arandora Star: a differenza di oltre 800 compagni di sventura che trovarono la morte su quel battello, egli riuscì a salvarsi compiendo tra l’altro un atto di eroismo. “Fulgoni – ha ricordato il deputato – era uno dei tanti, uno dei nostri emigranti, uno dei 20.000 residenti nel Regno Unito quando, il 10 giugno 1940, ci fu la dichiarazione di guerra. Temendo che costituissero una sorta di quinta colonna interna, i nostri concittadini maschi tra i 16 e i 75 anni furono, a migliaia, rastrellati casa per casa e internati. Erano caffettieri, gelatai, albergatori, pittori, musicisti; molti erano cittadini britannici naturalizzati e quasi nessuno si occupava di politica. Le donne furono lasciate totalmente allo sbando, senza poter lavorare nelle piccole realtà imprenditoriali di famiglia, senza sapere come sfamare i propri figli. Fra gli internati, circa la metà fu destinata ai campi di oltreoceano, in Canada e in Australia”. “Luigi Fulgoni scrisse – ha proseguito il deputato – che la nave affondò in venti minuti; brevissimi per coloro che cercarono di mettersi in salvo sulle poche scialuppe, eterni per gli altri che rimasero a bordo aspettando la morte” . Amich ha poi auspicato che la data dell’11 ottobre possa essere importante proporre una riflessione nelle scuole di ogni ordine e grado, “perché, attraverso il ricordo di questi italiani, sarà possibile approfondire la storia della nostra emigrazione e comprendere meglio i fenomeni migratori di oggi, alla luce di quanto avvenne in passato”. Amich ha anche sottolineato come il filo rosso di questa tragedia unisca tutta l’Italia, da nord a sud, come si evince dalla lista delle vittime e dai loro luoghi d’origine. “Il nostro voto, il vostro voto, è un gesto di memoria e di giustizia”, ha concludo Amich. (Inform)