ITALIANI ALL’ESTERO
“Gli italiani all’estero sono a tutti gli effetti soggetti d’imposta e pagano quanto, quando e dove devono in base a leggi o convenzioni ratificate dal Parlamento”
ROMA – Marco Fedi, deputato del Pd eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, interviene in merito all’audizione del presidente dell’Inps, Tito Boeri, svoltasi ieri presso il Comitato per gli italiani nel mondo e la promozione del Sistema Paese della Camera dei Deputati, sottolineando come essa sia stata “utile occasione di confronto sul regime previdenziale per gli italiani all’estero”.
Fedi segnala come Boeri abbia evidenziato l’impegno dell’Inps nel pagamento delle pensioni all’estero e proposto una distinzione tra base contributiva, integrazione al minimo e maggiorazioni sociali. Sottolinea però la sua argomentazione opposta all’affermazione del presidente dell’Inps sul fatto che i residenti all’estero non siano soggetti d’imposta. “I cittadini italiani residenti all’estero sono tutti soggetti d’imposta ma pagano ciò che sono tenuti a pagare in base alle leggi dello Stato o alle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni fiscali – sottolinea l’esponente democratico, rilevando come essi dunque “non evadono il fisco, a parte gli evasori” e sono “a tutti gli effetti soggetti d’imposta e pagano, quanto, quando e dove devono in base a leggi o convenzioni ratificate dal Parlamento”.
A Fedi non sembra inoltre opportuno evidenziare i dati sulle pensioni pagate dall’Italia all’estero senza ricordare “che l’Italia riceve anche una montagna di risorse derivanti da pensioni pagate dall’estero”. “Le pensioni dall’estero (Australia, Francia, Germania, Svizzera, Canada e via dicendo) sono corrisposte in Italia in regime di reciprocità o in base ad analoghe legislazioni di quei Paesi che prevedono analoghe misure di portabilità verso l’estero. Boeri su queste ha taciuto, ma avrebbe dovuto citarle. L’Inps non ha dati in proposito? Parli allora il Governo. Che farebbe bene anche a chiarire qual è il limite del mandato conferito all’Inps – afferma l’esponente democratico, precisando come “prima di esprimere valutazioni politiche sul futuro della previdenza verso l’estero” occorre “avere il quadro preciso, completo e complessivo”.
“L’integrazione al minimo e le maggiorazioni sociali non sono già esportabili verso i Paesi Ue. L’integrazione al minimo, inoltre – precisa Fedi, – non viene corrisposta in assenza di requisiti molto stringenti, contributivi e reddituali, ed è cristallizzata nell’importo nel resto delle situazioni. In ogni caso è prevista nelle convenzioni internazionali di sicurezza sociale che l’Italia ha ratificato”. “A cosa si riduce quindi il grande megafono mediatico? – si chiede dunque l’esponente democratico. “Alle maggiorazioni sociali, circa 23 milioni di euro, che riguardano al 90% l’America Meridionale. Basterebbe pagarle ogni anno a saldo dopo la verifica dei redditi per risparmiare già somme considerevoli che l’Inps poi pone a indebito: a questo proposito – sottolinea Fedi – ho chiesto a Boeri di chiarire se gli indebiti, complessivamente oltre 270milioni di euro, sono già stati sottratti al conteggio della spesa complessiva di mille milioni di euro”.
L’auspicio di Fedi è dunque quello di una maggiore precisione dei dati che devono essere inseriti in “quadri complessivi attendibili”. (Inform)