mercoledì, 19 Giugno, 2013 in
NOTIZIE INFORM
ITALIANE ALL’ESTERO
Da “La Gazzetta del Sud Africa” on line
Domenica Ferucci non è più
Il funerale a Paarl il 25 giugno
CITTA’ DEL CAPO – Domenica Ferucci si è spenta la notte scorsa in una clinica di Paarl dove era stata ricoverata dopo un attacco cardiaco. Il prossimo 5 agosto avrebbe compiuto 90 anni. Il suo cuore non ha resistito all’amarezza di non poter più vivere la vita attiva e di relazione alla quale era abituata.
Si chiude con lei un’altra pagina della storia della comunità italiana del Capo. Arrivata in questa terra in fondo all’Africa nel 1954 con il marito Pietro e il figlio Feruccio, è stata una figura di spicco della comunità per oltre mezzo secolo. Negli anni sessanta fu anche vittima delle leggi razziali e in particolare di quella che assegnava a ogni gruppo etnico particolari aree residenziali. I Ferucci vivevano allora su un terreno agricolo nella zona di Wellington e furono costretti a trasferirsi nel vicino territorio di Paarl perché il loro terreno era stato destinato ai “colorati”.
Il funerale di Domenica Ferucci sarà nella chiesa di St. Agustin, Van Der Lingen St. a Paarl martedi 25 giugno alle ore 11am.
Oggi noi la ricordiamo con alcune delle note biografiche che le abbiamo dedicato negli ultimi trent’anni:
Domenica Ferucci donna dell’anno 2007
La festa della donna in Italia è l’8 marzo, in Sud Africa il 9 agosto. Noi della Gazzetta, senza voler fare una secessione, abbiamo deciso di utilizzare la ricorrenza italiana per celebrare ogni anno una donna della nostra comunità che si sia particolarmente distinta per il suo impegno civile e sociale, per l’imprenditorialità o anche semplicemente per aver svolto in modo esemplare il suo ruolo di moglie e di madre o anche di figlia. Non è un concorso. E’ una nostra scelta, di cui siamo gli unici responsabili. Cominciamo oggi celebrando la nostra “Donna del 2007” nella signora Domenica Ferucci di Paarl, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (1986), nata a Faenza il 5 agosto 1923, in Sud Africa dal 1954.
Raccontare Domenica Ferucci, nata Burzacchi, non è cosa da poco perché è come occuparsi di una mezza dozzina di persone allo stesso tempo. La sua vita quotidiana è così intensa, le sue attività così tante che basterebbero a riempire non una soltanto ma diverse vite. Oggi, in questa sede, vogliamo parlare non dell’imprenditrice, alla quale tuttavia ridedichiamo una biografia pubblicata da “Azzurro” nel marzo del 1988, ma della donna impegnata nelle attività comunitarie, sociali e culturali, dell’italiana che ancora si commuove quando parla di patria e di bandiera, della connazionale che ogni giorno riempie il bauletto della sua macchina di uova, frutta, verdura e ciambelle fatte in casa da distribuire a una sua lista segreta di bisognosi, amici e conoscenti. Senza fanfare, senza cerimonia, quasi a muso duro, come per non sentirsi ringraziare, ma con gli occhi che sorridono quasi maliziosamente ed esprimono buoni sentimenti. Occhi che in almeno una occasione hanno anche pianto in diretta televisiva.
Era il febbraio del 2006 e Domenica Ferucci era stata personalmente invitata dall’allora ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, al Primo Convegno delle Donne Italiane nel Mondo, una di una “ristretta e appropriata rosa di nomi eccellenti, esponenti di vari settori del mondo dell’imprenditoria, della ricerca, della cultura, dell’arte, del volontariato, che sono immagine dell’Italia all’estero, per far conoscere sempre meglio questa realtà all’Italia”. E l’Italia al femminile in quell’occasione era rappresentata al convegno anche dal Premio Nobel Rita Levi di Montalcino.
“Mi chiamo Domenica Ferucci e vengo dalla cittadina di Paarl, nella Repubblica del Sud Africa – disse quano venne il suo turno di presentarsi -. Un particolare saluto al Ministro per gli Italiani nel Mondo, che ringrazio per questo graditissimo invito; ne sono molto onorata.
“Certo ne è trascorso di tempo da quando, nel 1954, lasciai la mia Faenza con le poche cose che una valigia poteva contenere. Purtroppo l’Italia di quei tempi non poteva promettere più di tanto a chi, nonostante avesse una gran voglia di lavorare, non disponeva dei capitali necessari per sperare di concretizzare le idee che la piccola famiglia Ferucci cominciava ad avere.
“Scegliemmo il Sud Africa perché sentimmo che là, in quel paese emergente, avremmo trovato gli spazi necessari e quelle opportunità che ci avrebbero consentito di dimostrare le nostre qualità imprenditoriali. Certo, agli inizi non fu per niente facile, furono anni di duro lavoro e anche di privazioni. La tenacia romagnola però non ci ha mai abbandonato e nel giro di alcuni anni una bella azienda ha potuto nascere, crescere e portare lavoro e benessere a tante famiglia meno abbienti. Mentre mio marito svolgeva continuamente il suo lavoro di terrazziere e piastrellista, io cominciavo il mio cammino imprenditoriale con 2 galline, che poi divennero 4, 10, 20 e così via, fino a raggiungere un volume di 250.000 polli (di cui 20.000 giornalmente macellati e distribuiti ai vari punti di vendita), mentre 200.000 uova raggiungevano, sempre giornalmente, prevalentemente i supermercati.
“Riuscii, nei tempi più favorevoli, a impiegare fino a 400 dipendenti, offrendo loro non solo un lavoro ben remunerato, ma anche a molti di essi una casa e una buona istruzione ai loro figli.
“Oggi sono molto felice e non solo per i risultati raggiunti in terra straniera, ma anche per aver potuto dare il mio contributo a tenere alto il nome dell’Italia nel mondo e per aver potuto constatare che il mio duro lavoro e i risultati raggiunti non sono passati inosservati alla mia Madrepatria, questo “Bel Paese” dove sono fiera di essere nata e del quale non ho mai smesso di sentirmi parte integrante. Grazie ancora per l’ospitalità, siete tutti nel mio cuore”.
Questo il testo scritto, del quale però i presenti in aula non sentirono mai le ultime parole perché Domenica Ferucci cedette all’emozione e si mise a piangere. Nessun’altra delle partecipanti ebbe applausi scroscianti come quelli che sottolinearono la sua vulnerabilità ai sentimenti.
Ecco, questa è la Ferucci, una donna con il piglio del dirigente d’azienda e il cuore sentimentale, una business-woman che non ha mai smesso di guardarsi intorno e di darsi da fare per i connazionali, una campionessa e ambasciatrice della solidarietà e del volontariato che nel 1989 è stata premiata dalla sua città natale con il premio annuale della “Giornata del Faentino Lontano”, che si aggiungeva all’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana ricevuta nel 1986. E ancora nel 2004, a ottant’anni suonati, è stata eletta consigliera del Comites della provincia del Capo e soltanto l’altro giorno è stata rieletta nel direttivo del Circolo Italiano Anziani di Città del Capo, dopo essere stata fondatrice e per molti anni presidentessa del Club Italiano di Paarl.
Sarebbe troppo lungo ripercorrere oggi, passo dopo passo, le tappe della vita di Domenica Ferucci ambasciatrice di solidarietà, titolo che le è stato accordato l’anno scorso dal “Corriere di Faenza”. Noi abbiamo voluto celebrarla “Donna Italiana del 2007” per additarla come esempio a tutti coloro che si autocondannano alla vecchiaia dicendo che sono troppo vecchi per questo o per quello. Questa giovane donna di 83 anni, minuta, con il viso solcato da rughe sotto un cesto di capelli bianchi come la neve, guarda ancora al futuro, fa piani per la sua prossima vacanza in Italia, mentre fissa appuntamenti e assume impegni per quando tornerà e tutti i giorni si guarda intorno e si domanda: “Che altro posso fare per rendere la mia vita più piena e appagante?”.
Sono lontanissimi i giorni in cui all’alba partiva da casa con un carico di ortaggi da vendere al mercato, ma la generosità, la caparbietà romagnola, la passione e le buone energie sono ancora quelle di allora.
“Azzurro”, marzo 1988:
Tutte le galline per Domenica Ferucci fanno uova d’oro
Nel piccolo mondo di Domenica Ferucci realtà e fantasia convivono felicemente e anche una versione ventesimo secolo della favola della gallina dalle uova d’oro puo essere soltanto la cronistoria della sua vita. E nella sua casa sulla montagna di Paarl, con i vigneti che sonnecchiano pigri sotto la piomba del sole di mezzogiorno in questo febbraio che arroventa la terra, é facile credere di aver inavvertitamente varcato il confine fra il vero e l’immaginario. Il panorama é dolce come quello di tante valli italiane e la catena del Klein Drakensberg, con la mole massiccia dell’Huguenot’s Peak, chiude l’orizzonte in un abbraccio protettivo. Un riflesso d’argento indica la presenza della croce posta sul picco piu alto a perenne ricordo dei prigionieri di guerra italiani che sfidarono la montagna per aprire una nuova via di comunicazione verso il nord.
Furono proprio i racconti del fratello prigioniero a convincere i Ferucci a lasciare Faenza e un futuro senza sorprese per le incerte promesse di una terra che cominciava appena ad affacciarsi sulla soglia del ventesimo secolo, con almeno cinquant’anni di ritardo, ma con tutte le intenzioni di bruciare le tappe. Pietro e Domenica Ferucci, con gli anziani genitori e un figlio di 8 anni al quale per fare eco al cognome era stato posto nome Feruccio, con una erre soltanto, si stabilirono nel 1954 a Wellington, poco lontano da Paarl e furono la risata del circondario quando acquistarono senza deposito un’azienda agricola che costava poco ma li dissanguava con il pagamento degli interessi. Ma i Ferucci erano abituati a lavorare duro dall’alba al tramonto e mentre Pietro abbelliva con la sua sapienza artigiana di terrazziere e mosaicista i nuovi edifici che sorgevano come funghi dopo la pioggia in tutta la provincia (come continuerà a fare fino alla sua prematura morte nel 1980, durante una vacanza a Faenza), Domenica cercava di conciliare le responsabilità di moglie e madre con la necessità di far fruttare quella terra che assorbiva ogni mese larga parte del loro modesto bilancio.
Presto gli abitanti della valle di Paarl si abituarono allo spettacolo di quella donna che arrivava al mercato non per fare acquisti ma per vendere ai migliori offerenti i piu bei pomodori, limoni e zucche che si erano mai visti da quelle parti. Ancora oggi un lampo di soddisfazione si accende negli occhi di Domenica Ferucci quando racconta che un giorno vendette ben 105 zucche siciliane a un prezzo medio di 5-6 rand l’una. Una piccola fortuna per quei tempi.
Agli ortaggi e agli agrumi si aggiunsero con il tempo le galline e la vendita delle uova divenne un’altra piccola fonte di reddito. Purtroppo poco dopo il governo destinò l’area di Wellington alle genti di colore e il primo ciclo della vicenda umana dei Ferucci in Sud Africa si concluse con l’esproprio di quel pezzo di terra che avevano trasformato in un bellissimo podere.
Il secondo capitolo comincia quindi con il trasferimento a Paarl e con l’acquisto di un vecchio vivaio di rose proprio sulla strada che dalla cittadina si dirige verso i monti che delimitano l’orizzonte. Dalle rose la nuova azienda agricola dei Ferucci prende il nome “Rosendal” e subito Domenica si mette a riorganizzare e ingrandire il suo allevamento. Ha scoperto che tutte le galline, in condizioni ideali di produzione e di mercato, possono fare uova d’oro. Se ne rende conto nel 1968 anche il giovane Feruccio, il quale decide improvvisamente di abbandonare gli studi di ingegneria a Città del Capo per assumere la conduzione della fattoria. Si chiude in quel momento la fase pionieristica della Rosendal e si apre quella industriale. Anche a Paarl sta finalmente per arrivare il ventesimo secolo.
I primi passi sono timidi, ma, ha scritto recentemente una rivista sudafricana, “Feruccio Ferucci non é uomo da accontentarsi di una piccola vittoria se annusa la possibilita di un successo su scala molto più grande”. La Rosendal a questo punto ha 5.000 galline ovaiole, ma quasi immediatamente Feruccio ne mette in produzione altre 8.000. Tutti i giorni le uova raggiungono i consumatori attraverso la vendita diretta al pubblico in “farm” e con due “combi” che forniscono i negozi di Paarl. Negli anni successivi la crescita continua senza interruzioni e oggi sono ben 60.000 le galline che depongono in media 50.000 uova ogni giorno. Il ciclo produttivo di un’ovaiola dura più o meno un anno, dopo di che la gallina finisce a sua volta al mercato ed é particolarmente apprezzata dai consumatori di colore.
Raggiunto lo sviluppo massimo consentito dalle condizioni del mercato delle uova e da una saggia politica di equilibrio fra domanda e offerta, Feruccio decide di entrare in pieno anche nell’allevamento dei polli da macellazione. Non conoscendo bene questo nuovo campo d’attività e non volendo commettere errori, prende l’aereo a va a visitare gli impianti più moderni esistenti in Europa. Il viaggio comincia in Inghilterra e si conclude in Italia dopo aver fatto tappa in Olanda, Germania e Danimarca. Al rientro a Paarl Feruccio sa di essere pronto per la nuova impresa e attrezza uno stabilimento capace di lavorare 10.000 polli al giorno. Per gli allevamenti, invece, ricorre a “contrattori” indipendenti della zona. Oggi nei pollai che espongono fieramente il marchio ”Rosendal” ci sono in qualsiasi momento da 250 a 300 mila galletti che nel giro di poche settimane sono destinati a finire in padella, allo spiedo o sul “braai”.
La fattoria Rosendal, con il suo macello e i reparti collegati, dà oggi lavoro a un centinaio di persone. Nella “farm” stessa vivono quattro famiglie di bianchi e una trentina di colorati, ciascuna nella propria casa. Le retribuzioni e il trattamento sono superiori alla media e vi sono operai che sono rimasti al fianco di Domenica e Feruccio fin dai primi tempi.
Nei lettori può nascere il sospetto che la vita con le galline non debba essere particolarmente stimolante, e forse è vero, ma i Ferucci non sono tipi da lasciarsi sommergere dalla routine e si sono creati le loro occasioni di evasione. La signora Domenica, dotata di una personalità estroversa e di una inesauribile scorta di energie giovanili, é diventata il punto di riferimento della comunita italiana di Paarl e partecipa con entusiasmo e costruttiva generosità alle iniziative comunitarie in tutta la provincia del Capo. Il Club Italiano di Paarl ha la sua sede alla “Rosendal Farm” ed é qui che i connazionali si ritrovano e godono della illimitata ospitalità dei Ferucci in tutte le grandi ricorrenze. Tutto questo non é sfuggito alla vigile attenzione delle autorita diplomatiche e consolari italiane e oggi Domenica Ferucci é una delle pochissime donne italiane in Sud Africa a potersi fregiare del titolo di Cavaliere della Repubblica.
Il diversivo principale di Feruccio sono invece la moglie Rudy, che é il suo braccio destro nella conduzione dell’azienda, e le due figliolette di undici e nove anni. Il suo hobby é quello del radioamatore, che gli consente di essere tutti i giorni in contatto con le persone più disparate in tutti gli angoli del mondo, dalla Russia agli Stati Uniti, dall’Africa all’Estremo Oriente: una rete di contatti che allarga all’infinito i suoi orizzonti e trasforma la sonnolenta Paarl in una sorta di ombelico del mondo. La sua bravura e la passione con cui ha studiato anche gli aspetti tecnici delle radiocomunicazioni fra amatori sono tali che gli hanno consentito di vincere diversi premi. Ultimamente un nuovo progetto lo appassiona e, conoscendo il tipo, si puo scommettere che fra non molto la bellissima casa sulla montagna di Paarl sarà anche il punto di ricezione di trasmissioni televisive via satellite in tutte le lingue. Molti dei suoi attuali interlocutori sono ovviamente allevatori di galline.(Ciro Migliore-La Gazzetta del Sud Africa.net/Inform)



