direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Palazzo Vecchio la celebrazione del 60° anniversario dell’alluvione di Firenze, Mattarella: Firenze ha tanto dato al mondo aiutandolo a compiere passi in avanti con la fioritura della sua arte, della sua cultura, della sua civiltà. E in quei giorni drammatici, con l’arrivo dei giovani del fango, il mondo ha voluto restituire qualcosa dei doni che aveva ricevuto

QUIRINALE

(Fonte foto Presidenza della Repubblica)

FIRENZE – Si è tenuta a Palazzo Vecchio, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la celebrazione del 60° anniversario dell’alluvione di Firenze. Nella cornice del Salone dei Cinquecento, hanno preso la parola: Sara Funaro, Sindaco della Città metropolitana di Firenze, sul tema “Firenze per il mondo, il mondo per Firenze”; Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana; Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore, con un intervento dal titolo “Firenze patria morale degli italiani”. A seguire, hanno reso la propria testimonianza Ann e David Wilkins, Angeli del fango statunitensi, e Laura Baldini, Angelo del fango italiano, e sono stati letti i messaggi giunti al Sindaco di Firenze nel periodo successivo all’alluvione. Prima della cerimonia, nella Sala Leone X, Elisabetta Sciarra, Direttrice della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, e Paola D’Orsi, Direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze, hanno illustrato al Capo dello Stato alcuni documenti relativi all’alluvione del 1966 e conservati dalla Biblioteca nazionale e dall’Archivio di Stato di Firenze.

L’evento si è concluso con l’intervento del Presidente Mattarella.

“Da quella tragedia – ha esordito il Capo dello Stato – sono trascorsi sessant’anni: Firenze, città dell’arte e della bellezza, culla del Rinascimento, tesoro di storia, cultura, spiritualità, meta amata e ammirata in tutti i continenti: Firenze, travolta dalla piena dell’Arno. Maltempo e inondazioni colpirono allora vasti territori del Centro e del Nord d’Italia. Molte furono le vittime, decine di migliaia gli sfollati, ingenti i danni. Di quella tragedia Firenze – con la sua storia e la sua vocazione universale – divenne il simbolo, che le immagini della tv in bianco e nero portarono nelle case degli italiani e in quelle di tutto il mondo. Il nostro ricordo – ha continuato Mattarella – muove anzitutto da chi perse la vita e dalle famiglie che vennero lacerate negli affetti. Come ha fatto la Sindaca Funaro, ricordiamo coloro che vi morirono, a Firenze, in Toscana, in altre Regioni. Presto il fango, i detriti, le macerie divennero, a Firenze, il lascito pesante dell’immensa quantità di acqua fuoriuscita dal fiume. Avrebbero potuto prevalere lo sconforto e la sfiducia. Avrebbe potuto, la paura, paralizzare ogni reazione. Sarebbe potuta, l’organizzazione civile, sprofondare nel disordine a motivo dell’inesperienza di fronte a calamità di simili gigantesche dimensioni. Così non è stato. Firenze curò le ferite e tornò sé stessa. Grazie all’amore dei Fiorentini per la loro città, grazie al coraggio di chi lavorò giorno e notte nonostante il dolore e l’incertezza sul domani, grazie al senso civico di una comunità che seppe riconoscersi e fare squadra, guidata da un Sindaco innamorato della sua città come Piero Bargellini. Firenze si rialzò grazie anche – lo abbiamo ascoltato e visto – all’aiuto degli ‘angeli del fango’. Giovani accorsi da tutta Italia e, come abbiamo ascoltato poc’anzi, accorsi da tutto il mondo. Giovani spinti da sentimenti di solidarietà, dal bisogno di sentirsi pienamente parte della comunità umana, dal desiderio di scrivere la loro storia e non di accettare passivamente e semplicemente l’inerzia degli eventi”. “Il salvataggio e la ripartenza di Firenze – ha proseguito il Capo dello Stato – lasciarono un segno profondo nella storia della nostra Repubblica. Un segno di unità e di fraternità, in una stagione in cui il mondo stava cambiando. Unità del Paese nell’affrontare l’emergenza. Unità tra generazioni, mentre la più giovane e numerosa si affacciava alla vita sociale e voleva esprimere valori, speranze, ideali. Unità della famiglia umana, rappresentata da coloro che in ogni continente in quei giorni hanno pianto per Firenze, hanno agito per Firenze, sono accorsi per dare un aiuto a Firenze. L’Italia cambiò dopo l’alluvione e quello straordinario moto solidale. L’intera società ne ricevette una nuova spinta. Si prese coscienza della nostra vulnerabilità, della necessaria tutela dei territori e dei fragili equilibri dell’ambiente. A Firenze l’allarme si manifestò in tutta la sua urgenza”. “Una società fondata sul primato della persona – ha poi rilevato Mattarella – non può non considerare come impegno comune la protezione dell’ambiente e la sicurezza delle comunità di fronte a catastrofi. Una sfida, ma anche un dovere per le istituzioni. Che hanno risposto nel tempo, sia pure talvolta con affanno e incertezze. Esigenti politiche pubbliche hanno, comunque, sempre bisogno del sostegno di reti di solidarietà, del senso di sentirsi e di essere comunità. A Firenze se ne ebbe prova. Accanto alle Forze Armate, il cui contributo fu essenziale sin dalle prime ore del disastro, si affiancavano – ripeto – giovani che spalavano fango, che liberavano le strade dalle macerie, che salvavano i libri della Biblioteca nazionale, che mettevano in sicurezza le opere d’arte degli Uffizi, della Basilica di Santa Croce, del Battistero di San Giovanni, del museo Archeologico e di quello del Bargello. Giovani che si mescolavano alla gente di Firenze, che formavano catene per sottrarre alla rovina testimonianze preziose di una storia che appartiene a ogni essere umano. Una storia che tanto ha contribuito alla stessa idea di Italia. Giovani che, alla sera, affaticati e infangati, cantavano insieme, si conoscevano e scoprivano di essere molto più vicini di quanto non dicessero i luoghi da cui erano partiti. Un insegnamento, una lezione che non dobbiamo dimenticare. “Firenze – ha poi sottolineato il Capo dello Stato – ha tanto dato al mondo. La fioritura della sua arte, della sua cultura, della sua civiltà. Ha aiutato il mondo a compiere passi in avanti. E, in qualche modo, in quei giorni drammatici, il mondo ha voluto restituire qualcosa dei doni che aveva ricevuto. Potremmo dire che l’universalità di Firenze è stata ripristinata proprio dal convenire di questi giovani prima ancora che fossero ripristinati la sua bellezza, i suoi monumenti, i suoi ponti, la sua vita quotidiana. Vi si affiancava il desiderio di un mondo dove la collaborazione umana fosse il presupposto di una civiltà più avanzata, di un mondo consapevole del proprio destino comune”.  “A sessant’anni dall’alluvione di Firenze vogliamo pensare – ha concluso Mattarella – che quella lezione sia tuttora viva. E che i testimoni di allora ci parlano oggi non per rammentare un passato che possa suscitare nostalgia, ma per tenerci vigili, per ricordare la comune responsabilità del futuro. Il grazie che vogliamo ripetere a voce alta a Firenze, a chi l’ha aiutata in quei momenti terribili, è una sollecitazione a camminare ancora nella direzione di un mondo migliore del momento che attraversiamo. Tanti auguri, Firenze”. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform