MIGRAZIONI
ROMA – Il contributo dei cittadini stranieri rappresenta una risorsa utile per il tessuto economico e demografico dell’Italia. Questo il quadro del Rapporto 2026 sull’economia dell’Immigrazione della Fondazione Leone Moressa, presentato oggi al CNEL.
I numeri chiave del Rapporto 2026: Il peso sul PIL: La forza lavoro di origine immigrata (2,6 milioni di occupati, pari al 10,7% del totale) genera un Valore Aggiunto di 197 miliardi di euro, pari al 9,7% della ricchezza nazionale. Il contributo supera la media in settori nevralgici come Agricoltura (21,3%), Edilizia (18,4%) e Ristorazione (14,4%). Bilancio in attivo per lo Stato: Gli oltre 5 milioni di contribuenti nati all’estero hanno dichiarato quasi 88 miliardi di redditi, versando 12,6 miliardi di Irpef. Il saldo tra entrate (gettito fiscale e contributivo) e uscite (spesa pubblica per sanità, istruzione, welfare, giustizia e accoglienza) della popolazione straniera restituisce un saldo netto positivo di +1,0 miliardi di euro (45 miliardi di entrate contro 44 miliardi di spesa). Imprese in crescita: L’imprenditoria migrante non conosce crisi. Sono quasi 796 mila gli imprenditori nati all’estero (10,8% del totale). Nel decennio 2015-2025 sono cresciuti del 21,3%, a fronte di un calo del -5,2% degli imprenditori nati in Italia. A trainare il settore sono le comunità cinese e romena.
L’inverno demografico e il fabbisogno di manodopera L’Italia, che registra un saldo naturale negativo dal 2007, è tra i Paesi con il calo demografico più intenso al mondo. La popolazione straniera o con background migratorio mitiga questa dinamica grazie a un’età media inferiore e a una maggiore natalità. Questo invecchiamento demografico si traduce in una fame di lavoratori: secondo le stime Unioncamere-Excelsior, nel quinquennio 2025-2029 l’Italia avrà bisogno di circa 3,7 milioni di occupati, in buona parte per sostituire i pensionamenti.
Le ombre: segregazione occupazionale. Nonostante i dati macroeconomici positivi, il Rapporto evidenzia il persistere di profonde criticità: l’occupazione straniera in Italia appare ancora fortemente polarizzata e “segregata” in professioni non qualificate e settori labour-intensive, con un marcato divario a sfavore della componente femminile. La Fondazione Leone Moressa, nata da un’iniziativa dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre CGIA, pubblica dal 2011 il “Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione” (ed. Il Mulino). L’edizione 2026 è realizzata con il contributo di CGIA Mestre e con il patrocinio di Confartigianato imprese, OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e CNEL. (Inform)