FARNESINA
(Fonte foto X)
ROMA – E’ in pieno svolgimento a Roma “Coopera”, la Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo, in programma presso l’Auditorium della Conciliazione e le Corsie Sistine. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani è intervenuto alla sessione plenaria inaugurale dal titolo “La grande famiglia della cooperazione italiana allo sviluppo – fare squadra insieme” e successivamente al panel dedicato a “L’Italia e le grandi crisi umanitarie”. I lavori di “COOPERA” proseguiranno anche domani 27 maggio con ulteriori sessioni dedicate al confronto sulle principali sfide globali del nostro tempo, quali l’istruzione e la formazione, oltre all’impegno della cooperazione nell’ambito del piano Mattei. “La cooperazione allo sviluppo è l’immagine dell’Italia nel mondo – ha esordito Tajani nel suo primo intervento – perché noi non abbiamo una vocazione coloniale, non abbiamo una vocazione all’egemonia, abbiamo una vocazione a un rapporto paritario grazie alla nostra capacità di immedesimarci nelle realtà dove andiamo ad operare al di là dei confini nazionali. Ovunque si vada – ha proseguito il Ministro – c’è grande voglia di Italia, questo vale in Africa, in Medio Oriente e nelle zone di guerra; pensiamo anche all’Ucraina dove andiamo per aiutare con la cooperazione, perché siamo anche portatori di pace in tante parti del mondo, con missioni a volte anche poco conosciute. Però questa è l’identità italiana, il modo di fare politica estera, che tutti quanti, non soltanto il Ministro ed i diplomatici, fanno, ovvero portare un’immagine positiva del nostro paese”. Tajani ha inoltre sottolineato l’importanza del lavoro svolto dai militari italiani impegnati nelle missioni all’estero e la loro capacità di integrarsi e fare squadra con i militari e i civili degli altri Paesi. “Noi con tutte le difficoltà economiche che abbiamo – ha continuato il Ministro – siamo un paese dove, rispetto ad altri luoghi del mondo, si vive bene. Abbiamo quindi il dovere di aiutare altri esseri umani che stanno peggio, ad esempio investiamo diverse centinaia di milioni nel progetto Gavi, volto a realizzare la produzione dei vaccini in Africa. Noi vogliamo fare in modo che anche il bambino africano, come il bambino italiano, possa avere un’aspettativa di vita elevata e questo significa essere parte dello sviluppo. Quindi lo scopo è aiutare a scoprire risorse e capacità. L’Africa – ha rilevato Tajani – è un continente molto ricco, ma abitato anche da popolazioni povere. Quindi se noi aiutiamo a fare attività estrattiva, a sviluppare l’agricoltura e ad avere tecnologie diverse, attraverso il nostro saper fare, allora possiamo diventare portatori di sviluppo in quelle parti del mondo e portatori anche di salute”. “Stamattina – ha poi annunciato Tajani – abbiamo avuto la buona notizia che il governo di Israele ha sbloccato la possibilità di far passare verso Gaza i beni alimentari fermi in Giordania. Una iniziativa umanitaria che era frutto del volontariato di molte aziende agricole, che noi abbiamo organizzato con il progetto Food for Gaza. Appena le dogane ci faranno passare potremo quindi consegnare tutti questi beni, come abbiamo fatto già in passato, alla popolazione di Gaza”. Il Ministro si è poi soffermato sull’importanza delle missioni di approvvigionamento e di cooperazione che l’Italia compie in Sudan, in Ucraina e nel mondo. “Abbiamo di recente aumentato i finanziamenti – ha poi segnalato Tajani – per le popolazioni del Sud del Libano, che sono martoriate dalla guerra. Un contesto dove è difficile vivere. Noi stiamo cercando di aiutare queste persone con lo spirito della bontà italiana, dando una positiva immagine dell’Italia che fa crescere la nostra considerazione nel mondo”. Il Ministro ha inoltre rilevato il variegato numero di attori che contribuiscono all’azione della cooperazione italiana. “Per promuovere la nostra cooperazione, – ha spiegato Tajani – noi ci avvaliamo di tante organizzazioni non governative, di tanti missionari religiosi e laici, cioè la parte di Italia solidale della quale non si parla mai abbastanza, che fa tantissimo per aiutare le popolazioni che soffrono nel mondo. In questo ambito ricordo anche le nostre missioni militari all’estero che fanno solidarietà attiva: effettuano visite mediche, aiutano la popolazione civile e fanno vaccinazioni”. Il Ministro ha poi sottolineato come la cooperazione italiana non riguardi solo il Ministero degli Esteri, ma coinvolga gran parte del nostro Paese e faccia parte della nostra identità e dei risentimenti e dei valori che contraddistinguono la nostra nazione. Tajani, rispondendo alle domande della moderatrice, si è poi soffermato sulla partnership con il continente Africano e sugli aspetti salienti del Piano Mattei. “Ieri abbiamo festeggiato la Giornata dell’Africa, – ha ricordato Tajani – un grande evento in cui abbiamo parlato dello sport come strumento di collegamento, era presente anche il presidente del Coni. Il piano Mattei- ha poi spiegato il Ministro – è la trasformazione operativa di quello che ho detto, cioè fare in modo di esportare non soltanto agli aiuti economici, che sono importanti, ma anche al nostro saper fare, ad esempio nel settore agricolo. L’Egitto ci ha affidato terreni da coltivare, stiamo lavorando anche in Mauritania e in tanti paesi africani, dove siamo in grado di coltivare terreni aridi”. Tajani ha anche sottolineato il grande legame non solo commerciale, ma anche storico, che lega l’Italia a varie nazioni del continente Africano.
“Abbiamo poi formato – ha rilevato il Ministro – tanti giovani africani che parlano perfettamente l’italiano, perché si sono laureati in Italia e adesso rappresentano un ponte straordinario tra il nostro Paese e quello natio. Sono giovani che possono lavorare nelle nostre imprese ma, possono trovare lavoro anche nelle sedi delle imprese italiane nel loro paese d’origine, fornendo una grande aiuto, perché parlano la nostra lingua e conoscono le realtà. Quindi in questo modo crescono le nostre economie e un sistema di fratellanza”. Tajani ha infine evidenziato l’importanza di creare le condizioni affinché i giovani africani non siano obbligati ad emigrare dai propri paesi, e che l’emigrazione passi dall’essere una necessità ad una scelta. Una considerazione, quest’ultima, che vale anche per i nostri giovani che decidono di lasciare l’Italia. (Lorenzo Morgia – Inform)