CAMERA DEI DEPUTATI
(Fonte immagine Camera dei Deputati)
ROMA – La Commissione Affari costituzionali della Camera, nell’ambito delle audizioni riguardanti le proposte di legge “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”, ha audito la Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi. Nel suo intervento la Segretaria Generale si è in primo luogo soffermata sulle proposte formulate dal Cgie per la messa in sicurezza del voto all’estero per corrispondenza, come ad esempio l’introduzione del codice a barre sulle buste elettorali, per essere certi che l’elettore voti una volta sola. Prodi ha anche evidenziato come ad oggi il voto all’estero presso i seggi sia in alcune zone del mondo impraticabile e il voto elettronico non garantisca al momento la piena sicurezza. “La digitalizzazione – ha proseguito Prodi – è un tema che ci sta a cuore e che noi riproponiamo anche per quanto riguarda la presentazione e la raccolta di candidature a sostegno delle liste. Un tema che ci interessa rispetto al rinnovo dei Comites che è previsto, anche se non ancora indetto, per la fine di quest’anno. Ma la digitalizzazione per quanto ci riguarda non può arrivare fino al voto elettronico”. “La nostra legge istitutiva prevede che ci venga richiesto un parere obbligatorio, una questione che è un dovere di legge ed è essenziale perché la nostra prospettiva è quella di persone che ogni giorno nei territori vivono l’esigenza di portare i connazionali alla partecipazione”, ha poi precisato la Segretaria Generale parlando della necessità di avere sul voto all’estero un approccio pragmatico e funzionale. In proposito Prodi ha ricordato come l’introduzione dell’inversione dell’opzione di voto abbia portato alle ultime elezioni per il rinnovo Comites ad un significativo calo della partecipazione a causa delle complesse procedure . “L’obiettivo concreto per tutti deve essere quello della partecipazione”, ha aggiunto la Segretaria Generale sottolineando la necessità di promuove su eventuali modifiche al voto, tecnologiche o regolamentari “un ampio dibattito prima e un’implementazione poi per garantire la partecipazione dei connazionali”. A seguire preso la parola il deputato Alessandro Colucci (Noi Moderati) che ha sollevato la questione del contributo degli italiani all’estero alla definizione del quorum di maggioranza e della mancata partecipazione dei votanti all’estero al ballottaggio. Dal canto suo il deputato Angelo Rossi (FDI) ha chiesto a Prodi una riflessione partendo della questione della riduzione dei parlamentari all’estero e quindi di un sostanziale passaggio da un sistema proporzionale a un sistema maggioritario, dove, ad esempio in Senato, un unico senatore può essere eletto in ciascuna ripartizione. Ha poi sollevato il problema delle criticità del voto per corrispondenza rispetto al fatto che il suffragio sia personale e libero da parte dell’elettore. Rossi ha ad esempio espresso apprezzamento per l’idea di usare un QR code al fine di tracciare il voto, quindi affidandosi a un elemento tecnologico. Chiesti anche lumi sulla possibile introduzione dell’inversione dell’opzione per il voto, dove il suffragio per corrispondenza venga esercitato solo da chi lo richieda, lasciando agli altri la possibilità di votare in presenza nei seggi presso i consolati. “Gli italiani all’estero ormai sono il 12% della popolazione nazionale”, ha ricordato Prodi in sede di replica chiedendo perché gli italiani all’estero non dovrebbero concorrere al quorum. Sulla questione della mancata partecipazione al ballottaggio degli italiani all’estero la Segretaria Generale ha sottolineato come in proposito si ponga una questione tecnica e di tempistica per l’esercizio del voto all’estero. Prodi ha poi ricordando che la riduzione del numero di parlamentari era un qualcosa sulla quale già il CGIE aveva a suo tempo espresso la propria contrarietà, visto che 12 parlamentari non sono sufficienti a rappresentare 7 milioni di italiani all’estero. Secondo Prodi inoltre andrebbe cambiata quella scelta che oggi rende possibile ai residenti in Italia di candidarsi all’estero. La segretaria Generale ha infatti sottolineato come gli eletti all’estero debbano essere necessariamente espressione diretta delle comunità nei diversi territori, anche perché le proposte provenienti da Roma non bastano a soddisfare interamente determinate esigenze locali. “La voce degli italiani all’estero è molto variegata”, ha aggiunto Prodi sottolineando come ci siano sfumature importanti nei territori. “Il vulnus è quello della distorsione creata dalla riduzione dei parlamentari”, ha ribadito Prodi ricordando come ad esempio la Francia abbia un numero di seggi proporzionale alla crescita dei propri connazionali nel mondo. Sulla comunicazione Prodi ha auspicato che tutti i candidati per l’estero possano in futuro avere adeguata visibilità, anche attraverso i siti istituzionali, senza così penalizzare chi non può permettersi campagne elettorali troppo costose. Per la Segretaria Generale l’introduzione dell’opzione inversa del voto potrà essere presa in considerazione solo, tra cinque o dieci anni, quando i progressi della digitalizzazione consentiranno di ultimare la registrazione degli italiani all’estero in un elenco veramente aperto a tutti i connazionali che vogliano iscriversi. “Non esiste che ci possano essere continenti interi non siano rappresentati e che questo possa andarci bene a livello di rappresentanza degli italiani all’estero”, ha poi aggiunto Prodi tornando al tema della rappresentanza. (Inform)