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Settant’anni di italiano sul Mediterraneo: Il Corriere di Tunisi celebra il suo 70° anniversario dal 21 al 23 maggio al Complexe de Sainte-Croix

EDITORIA

 

TUNISI – Settant’anni di storia italiana scritta a Tunisi. Settant’anni in cui il Corriere di Tunisi è divenuto simbolo vivente di un’italianità che non ha mai smesso di guardare al Mediterraneo come a uno spazio comune di lingua, cultura e civiltà condivisa. Settant’anni che hanno tenuto viva la lingua di Dante tra le due sponde del Mediterraneo, attraverso l’indipendenza tunisina, la diaspora della comunità italiana storica, le rivoluzioni politiche e la rivoluzione digitale. Il Corriere di Tunisi — fondato nel 1956 da Giuseppe Finzi, erede di una tradizione tipografica risorgimentale, e oggi diretto da Silvia Finzi — è l’unico giornale in lingua italiana del Nord Africa e del mondo arabo. Un’anomalia straordinaria, un presidio culturale, un ponte. Per celebrare questo traguardo, Tunisi diventa per tre giorni — dal 21 al 23 maggio  — un crocevia di voci, memorie e prospettive. Al Complexe de Sainte-Croix, nel cuore della Medina, a partire dalle 9.30 si terrà la manifestazione “Celebrazione del 70° anniversario del Corriere di Tunisi. La lingua e la cultura italiana in Tunisia”, un programma che intreccia convegni accademici internazionali, tavole rotonde con i protagonisti del giornalismo italiano, mostre documentarie, cinema, musica e letteratura. L’evento si svolge con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia in Tunisia. Una storia che viene da lontano. La stampa in lingua italiana in Tunisia non nasce nel 1956: affonda le radici nel 1838, quando venne pubblicato il primo foglio italiano a Tunisi. Tra Ottocento e Novecento fiorirono oltre 120 testate italiane nel paese nordafricano — una presenza che la Francia coloniale soffocò con la forza, sopprimendo sistematicamente i giornali italiani per arginare l’influenza culturale della penisola. Soltanto nel 1956, con l’indipendenza tunisina e la distensione diplomatica tra Roma e Parigi, fu possibile riaccendere quella fiamma. Lo fece Giuseppe Finzi, discendente di Giulio Finzi, un carbonaro livornese fuggito in Tunisia dopo i moti del 1820-21, che aveva fondato a Tunisi una tipografia destinata a durare due secoli. Il primo numero del nuovo Corriere di Tunisi parlava già della Tunisia libera e indipendente. Da allora il giornale non ha mai smesso di uscire, passando di mano in mano all’interno della stessa famiglia: da Giuseppe al figlio Elia — tra i fondatori della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero (FUSIE) — e infine a Silvia, italianista, docente universitaria, custode tenace di una testata che è insieme archivio e laboratorio vivo.

Tre giorni tra storia, giornalismo e cultura. L’apertura della manifestazione, mercoledì 21 maggio, vedrà riuniti attorno allo stesso tavolo i rappresentanti delle principali istituzioni italiane e tunisine coinvolte nella promozione della lingua e della cultura italiana: dall’Ambasciata d’Italia all’Istituto Italiano di Cultura, dalla Società Dante Alighieri al Ministero della Cultura italiano, dall’Archivio Nazionale Tunisino alla Camera Tuniso-Italiana di Commercio e Industria. Un’apertura che dice già molto sulla dimensione istituzionale e bilaterale di questo anniversario.

Il cuore della tre giorni è un convegno internazionale di studi che ripercorre settant’anni di storia del giornale attraverso il contributo di ricercatori e docenti universitari di Tunisia, Italia e Francia. Le sessioni — articolate in tre archi cronologici, dal 1956 ad oggi — affrontano temi che vanno dal ruolo del Corriere nel mantenere viva l’italianità nella Tunisia post-indipendenza, all’impatto dei media italiani sui lettori tunisini italofoni, fino all’uso  del giornale come strumento didattico nelle università. Un’analisi storica che è anche una riflessione sul presente: cosa significa oggi fare giornalismo in italiano nel Maghreb? A questa domanda proverà a rispondere una tavola rotonda con alcuni dei protagonisti del giornalismo italiano: giornalisti di Repubblica, del Corriere della Sera e dell’agenzia Italpress si confronteranno sul futuro di una testata in lingua italiana nel Sud del Mediterraneo, tra limiti strutturali, nuove opportunità digitali e possibili collaborazioni. Un dibattito che avrà anche il sapore di un ricordo: quello di Elia Finzi, figura centrale nella storia del giornalismo italiano all’estero. La dimensione culturale della manifestazione si esprime anche attraverso due mostre documentarie — una dedicata ai settant’anni del Corriere, l’altra alle presenze italiane in Tunisia attraverso i secoli, curata dagli Archives Nationales Tunisiennes — e attraverso un concerto serale dedicato a Francesco Santoliquido, compositore italiano che visse e lavorò a lungo a Tunisi, figura emblematica di quella fertile osmosi creativa tra le due sponde.

A chiudere la tre giorni, due momenti di letteratura: la premiazione del concorso “Un racconto per il Corriere di Tunisi”, che ha chiamato autori a misurarsi con la memoria e l’identità mediterranea, e la presentazione di “Le ragazze di Tunisi”, il nuovo romanzo di Luca Bianchini pubblicato da Mondadori nel febbraio 2026, in dialogo con il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Fabio Ruggirello.

Un presidio della lingua italiana nel Mediterraneo. Il caso del Corriere di Tunisi non è solo una storia di famiglia e di tenacia editoriale. È anche la storia di una lingua che nel Mediterraneo meridionale ha radici profonde e un futuro ancora aperto. In Tunisia, l’italiano è oggi insegnato in quasi 300 licei e conta oltre 500 docenti laureati e abilitati; la Società Dante Alighieri è presente nel paese dal 1892. Eppure, la sopravvivenza di una testata giornalistica in questa lingua — con una redazione di quattro persone, 4.000 copie distribuite tra Tunisia, Italia, Francia e Africa — resta una sfida quotidiana contro la marginalizzazione economica, la dispersione del pubblico e la concorrenza del digitale. Celebrare i settant’anni del Corriere di Tunisi significa allora anche interrogarsi su cosa voglia dire, oggi, fare informazione in italiano fuori dai confini nazionali; su quale ruolo possano giocare le grandi testate italiane nel sostenere questo ecosistema; su come la lingua possa continuare a essere strumento di dialogo e comprensione tra culture che si affacciano sulla stessa acqua. Domande urgenti, in un Mediterraneo che fatica a raccontarsi da dentro. (Inform)

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