COOPERAZIONE SCIENTIFICA
ROMA- Si è tenuto a Roma , presso Palazzo Corsini, il convegno internazionale “Cina: Cultura e Scienza – Prospettive di collaborazione”, organizzato dall’Accademia Nazionale dei Lincei. Una due giorni di lavori (19 e 20 marzo) che ha rappresentato un momento cruciale per consolidare le reti di cooperazione scientifica e i progetti di ricerca tra le istituzioni italiane, europee e della Repubblica Popolare Cinese. Al centro delle sessioni è stata posta l’attività del CELRIC (Centro Linceo di Ricerca e Cooperazione Scientifica con la Cina), organo dell’Accademia istituito per operare come capofila di enti scientifici e culturali nel dialogo con la Repubblica Popolare Cinese.. Come sottolineato dal Direttivo del Centro – che vede tra i suoi membri Patrizio Bianchi (Direttore), Alberto Quadrio Curzio e Luciano Maiani – l’obiettivo è approfondire tematiche trasversali attraverso sessioni accademiche, workshop e seminari. La giornata inaugurale si è aperta con i saluti istituzionali di Roberto Antonelli, Presidente dei Lincei, Xiaoyong Li , Incaricato d’Affari della Repubblica Popolare Cinese, e Massimo Ambrosetti, Ambasciatore d’Italia in Cina, seguiti da un confronto tra i vertici di CRUI, CNR, INFN, ISS e l’Istituto Treccani. Il dibattito pomeridiano ha esplorato il ruolo delle scienze sociali nella programmazione strategica cinese. Tra i temi principali: la necessità di una comprensione reciproca per una cooperazione efficace; il contributo del dialogo giuridico e della codificazione del diritto; il nesso tra sviluppo economico, leadership tecnologica e sicurezza della ricerca, analizzando la trasformazione della Cina in un ecosistema della conoscenza competitivo a livello internazionale; l’evoluzione del pensiero economico cinese e l’impatto della pandemia sul settore del turismo. La seconda giornata dei lavori ha posto un accento particolare sul contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche nel consolidare i rapporti bilaterali attraverso lo strumento della diplomazia scientifica. In questo contesto, Virginia Coda Nunziante (Responsabile dell’Unità Relazioni Internazionali del CNR) ha analizzato come la cooperazione tra Italia e Cina funga da facilitatore di partnership internazionali e da piattaforma di dialogo tra il mondo della scienza e quello della diplomazia. Il suo intervento ha evidenziato l’importanza di iniziative come l’Arctic Circle Forum e la Scuola di Erice sulla diplomazia scientifica, sottolineando come la ricerca comune sia essenziale per affrontare sfide globali, prime tra tutte le trasformazioni ambientali. Il focus sulle eccellenze tecnologiche è proseguito con l’intervento di Stefano Fabris, Direttore del Dipartimento Scienze Fisiche e Tecnologie della Materia del CNR, che ha approfondito le prospettive di collaborazione scientifica sino-italiana nel campo delle scienze fisiche. Per quanto riguarda il settore spaziale, è stata evidenziata la collaborazione nel programma CSES-LIMADOU. Energia e clima: è stata ripercorsa la storia ventennale di cooperazione tra ENEA e Chinese Academy of Sciences (specialmente nel campo della fusione termonucleare e dei reattori a fissione avanzati) e le iniziative legate all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Ricerca e formazione: sono stati presentati i risultati del Laboratorio Congiunto IHEP-INFN, attivo dal 2012 nella fisica delle alte energie, e i progetti del CNR su processi sostenibili e materiali avanzati. Dalle conclusioni del convegno è emersa la proposta di un nuovo modello di cooperazione che superi le logiche di decoupling e de-risking. In un contesto geopolitico complesso, la diplomazia scientifica lincea punta a un “realismo basato sui valori”. L’Europa è chiamata a valorizzare le proprie competenze nella ricerca di base per sostenere la decarbonizzazione e lo sviluppo tecnologico, costruendo modelli innovativi di collaborazione con la Cina che possano convergere verso gli obiettivi globali dell’Agenda 2030. (Inform)