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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

All’Assemblea Plenaria del Cgie gli esperti intervengono sulla messa in sicurezza del voto all’estero

ITALIANI ALL’ESTERO

 

ROMA – Nella seconda giornata di lavori del Consiglio Generale degli Italiani all’estero si è svolto il dibattito sul tema della messa in sicurezza del voto all’estero. Nel suo intervento introduttivo la Segretaria Generale del Cgie , Maria Chiara Prodi ha sottolineato come questo tema sia fondamentale per i connazionali nel mondo perché, come ha anche ricordato il Presidente Mattarella, la partecipazione degli italiani all’estero ha un valore per l’Italia. Per Prodi però la sicurezza del voto deve andare di pari passo con una sempre maggiore informazione e consapevolezza del voto per i diretti interessati. La Segretaria Generale  ha anche sottolineato come, in caso di possibili abusi o distorsioni del sistema, gli italiani all’estero dovrebbero essere in  generale considerati come parte lesa. Di fatto è stato delineato come questo sistema possa funzionare nel modo migliore garantendo la procedura del voto dall’inizio alla fine. Prodi ha menzionato, a titolo di esempio, i problemi che si sono a volte  verificati nella sede di Castelnuovo di Porto adibita per diverso tempo allo spoglio delle schede provenienti dalle circoscrizioni estere e oggetto di contesti confusi. Va ricordato che, ad oggi, il voto all’estero avviene per corrispondenza postale e che i plichi – contenenti le schede e il certificato elettorale – arrivano direttamente al domicilio estero del connazionale: plichi che poi, per il tramite dei Consolati, una volta espletato il voto e richiusi rientreranno in Italia. Nella sua relazione il Prof. Saverio D’Auria dell’Università Statale di Milano ha sottolineato alcune criticità del voto all’estero, sostenendo anzitutto come alcune tipologie di elezioni, come i referendum, per ovvie ragioni siano sostanzialmente poco interessate da eventuali brogli; possibili tentativi di brogli sono, invece, ipotizzabili nel sistema delle preferenze o lì dove ci siano interessi elettorali evidentemente più forti rispetto a quelli di un referendum. D’Auria ha anche evidenziato come naturalmente ci siano Consolati che ricevono pochi plichi ed altri che invece ne ricevono moltissimi: questo dipende ovviamente dal bacino di utenza di quella particolare circoscrizione consolare. Milano, Firenze, Bologna e Napoli sono gli uffici periferici in Italia adibiti dall’Ufficio Centrale di Roma allo scrutinio finale delle schede rientrate in Italia dall’estero. Un problema sollevato da D’Auria è il rischio che schede false vengano stampate in loco, oppure che schede vere sino sottratte dalle cassette postali.  Dal punto di vista dell’espressione del voto per corrispondenza vero e proprio, vi potrebbe poi essere un problema relazionato al rischio che possa venir meno la segretezza del suffragio stesso o la possibilità che azioni dall’esterno possano influenzare la libera scelta dell’elettore non tutelato dalla segretezza della cabina elettorale. Per D’Auria uno dei modi per risalire a possibili brogli è l’analisi calligrafica delle preferenze, laddove risulti abbastanza palese la presenza sospetta di una medesima mano dietro più voti. Per quanto riguarda le eventuali soluzioni D’Auria ha sottolineato come il voto elettronico preveda una alfabetizzazione elettronica ancora non adeguatamente diffusa, mente il voto al seggio, che implica un suffragio segreto e libero, non appare applicabile per i Paesi di grande estensione territoriale. In questo caso sarebbe auspicabile per D’Auria, una scelta ibrida con l’uso del voto per corrispondenza in caso di grandi distanze, ma con l’utilizzo di schede stampate in Italia con sistemi di tutela contro eventuali contraffazioni.  E’ stata poi la volta del Dott Stefano Quintarelli, accademico e imprenditore informatico.  Nella sua relazione Quintarelli ha delineato, tra le principali difficoltà associate alla digitalizzazione del voto all’estero, quella relativa allo SPID a sua volta collegata all’ottenimento del codice fiscale. Quintarelli ha chiarito i tre aspetti che renderebbero il voto davvero sicuro: integrità del voto, libertà da condizionamenti esterni, segretezza. Sono tre aspetti che sono previsti dal voto in cabina e dovrebbero sussistere all’unisono, e che non sono presenti nel voto elettronico. Secondo Quintarelli si potrebbe garantire più sicurezza anche già nel voto tradizionale, cioè quello cartaceo, apponendo ad esempio una filigrana sulle schede che le renderebbero autentiche e quindi non facilmente duplicabili: un po’ quello che avviene con le banconote. Istituire dei seggi fisici presso le sedi diplomatico-consolari potrebbe poi aiutare a rendere più sicuro il voto, visto che la maggioranza degli elettori è concentrata nelle grandi città, lasciando il voto per corrispondenza nelle grandi aree. Si è anche parlato dell’uso nei seggi delle “Voting Machines”, sistema di voto utilizzato negli Stati Uniti che presenta dei vantaggi, ma anche dei costi. Rispondendo alle domande dei consiglieri il Prof D’Auria ha precisato come sia difficile esercitare una forma di controllo tecnico su un eventuale voto di tipo elettronico; cosa un po’ diversa sarebbe inserire ad esempio un QR code ai plichi elettorali.  Si è anche parlato della possibilità effettuare lo spoglio delle schede direttamente nei Consolati e non in territorio italiano; in proposito D’Auria ha valutato la difficoltà logistica di quei seggi che si trovassero a diverse migliaia di chilometri dall’Italia. Si è anche evidenziato come vi sia comunque una quantità relativamente esigua di elettori che chiedono un duplicato sostitutivo delle schede. Rilanciata anche la questione dell’allineamento delle anagrafi consolare con i dati dell’AIRE per definire in maniera precisa gli aventi diritto al voto. Dal canto suo Quintarelli  ha ribadito come il voto al seggio, pur non potendo coprire tutto l’elettorato, possa innalzare il livello della sicurezza. Auspicato anche un maggior controllo sui verbali elettorali. (Inform)

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