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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Marco Fedi (Pd): un’interrogazione per il diritto all’assistenza sanitaria di particolari categorie di lavoratori italiani all’estero

ITALIANI ALL’ESTERO

Il caso emblematico di una lettrice di italiano presso un’università australiana e di sua figlia, affetta da malattia cronica

ROMA – Marco Fedi – deputato del Pd eletto all’estero nella ripartizione dell’Africa, Asia, Oceania e Antartide – ha presentato un’interrogazione indirizzata al ministro degli Affari Esteri per sapere quali misure si intendano adottare affinché coloro che prestino un servizio di interesse pubblico all’estero non perdano alcune fondamentali prerogative come ad esempio l’assistenza sanitaria.

L’interrogazione, cofirmata anche dai deputati Farina, Garavini, La Marca e Porta, anche essi eletti all’estero, si riferisce ad alcune particolari categorie di lavoratori che nel corso degli ultimi anni hanno più volte denunciato la criticità della loro situazione conseguentemente all’obbligo a iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. In particolare gli interroganti pongono in primo piano la situazione dei lettori di italiano i quali, dovendo rimanere all’estero per non meno di tre anni, sono obbligati ad iscriversi all’AIRE perdendo per questa ragione una serie di diritti.

Il ministero degli affari Esteri, si evidenzia nell’interrogazione, nel quadro dei programmi di promozione della lingua e cultura italiane nel mondo, ha inviato nell’anno scolastico 2013-14 presso università straniere 176 lettori di italiano in 71 Paesi del mondo. Nella maggior parte dei casi, si tratta di lettori chiamati a operare in Paesi non coperti da accordi bilaterali con l’Italia che regolino la materia in modo estensivo e nei quali la tutela sanitaria degli stranieri non è per nulla o del tutto prevista.

Rappresentativa in questo senso la vicenda di una lettrice di italiano presso un’università australiana e di sua figlia, affetta da malattia cronica. Entrambi non possono avvalersi del servizio sanitario locale poiché il caso non rientra nell’accordo bilaterale in materia che riconosce l’assistenza sanitaria soltanto per sei mesi e perché la lettrice ha un visto che prevede unicamente il “domicilio professionale all’estero”, e non la residenza, venendo così esclusa da tutte le forme di assistenza e tutela previste per i residenti. In sostanza, la professoressa e sua figlia si trovano a non avere alcuna forma di tutela sanitaria per non avere più la residenza in Italia, esclusa quella fiscale, senza vedersela riconosciuta stabilmente in Australia poiché considerate, in base alla normativa locale, solo temporaneamente domiciliate.

Per alcuni Paesi, del resto, non sono valide ai fini della tutela sanitaria neppure le eventuali estensioni interpretative all’obbligo d’iscrizione all’AIRE compiuta per determinate categorie come i militari italiani in servizio all’estero.

Appare evidente, quindi, che per questi lavoratori l’iscrizione all’AIRE rappresenti un ostacolo al godimento di alcuni diritti fondamentali, come quello all’assistenza sanitaria per loro e per i familiari a carico, e che si renda quanto mai urgente adottare nuove soluzioni anche in collaborazione con i Paesi ospitanti. (Inform)

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