ITALIANI ALL’ESTERO
ROMA – Si è tenuta oggi, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, la presentazione del libro di Norberto Lombardi, “Altrove. Intellettuali molisani nella diaspora”. Nell’opera venti accurate interviste a personalità del mondo della letteratura, della saggistica, delle arti e della ricerca scientifica che hanno realizzato o stanno realizzando le loro esperienze di vita in contesti stranieri, dove hanno sviluppato i loro progetti culturali e le loro attività di ricerca. L’arco di tempo nel quale si svolgono le narrazioni comprende diversi decenni per cui è possibile, attraverso le vicende individuali e famigliari degli intervistati, fare un parallelo tre le esperienze vissute all’estero da varie generazioni di italiani nel mondo. Il volume è edito da Cosmo Iannone Editore.
L’incontro è stato introdotto dal deputato del Pd Fabio Porta, eletto nella ripartizione America Meridionale: “Nel libro ho ritrovato soprattutto i motivi ispiratori di una nostra proposta di legge; dico nostra perché poi all’epoca fu ispiratore il professor Lombardi. Una proposta, che oggi abbiamo reinterpretata e ripresentato qui alla Camera, volta all’insegnamento multidisciplinare delle migrazioni nelle scuole, una proposta a cui sono profondamente legato”.
Il deputato ha poi posto il focus sull’aspetto della multidisciplinarità dell’opera “Una prospettiva ampia che attraversa diversi settori della conoscenza: economia, identità, dimensione enogastronomica, cultura, storia, scienza. Questa mattina ho letto con molta emozione le pagine dedicate a Torquato Di Tella, un nostro ambasciatore, tra l’altro argentino in Italia, rappresentante di questa diaspora che ho avuto anche la fortuna di conoscere, perché anche nella diplomazia si intersecano queste storie di vissuto ”.
Dopo l’intervento della senatrice del Pd Francesca La Marca, eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, la quale ha ringraziato Lombardi definendolo un “mentore”, ha preso la parola Riccardo Ricciardi, deputato del Pd eletto nella ripartizione Europa, che ha sottolineato l’importanza della casa editrice indipendente Cosmo Iannone con la quale Lombardi ha pubblicato varie opere “non solo su questioni nazionali del fenomeno migratorio, ma anche questioni prettamente territoriali, da territori dove la migrazione è partita”. “In questa opera l’autore ha compiuto uno sforzo non indifferente – ha proseguito il deputato – 20 racconti significano avere un approccio qualitativo all’interno del quale non solo si descrive l’impatto di venti personalità che hanno segnato la storia dei paesi nei quali sono arrivati e cresciuti; ma soprattutto segna anche questo eterno richiamo alle radici territoriali”. Un’opera con la quale Lombardi ha quindi riqualificato anche i territori definiti “al margine”.
L’onorevole Christian Di Sanzo (Pd – ripartizione Nord e Centro America) ha invece posto l’attenzione su come il volume descriva l’animo di questi emigrati: “ci fa capire la sofferenza, lo spirito e l’approccio che ci rende vicini a quelli che sono gli eventi moderni che vediamo ogni giorno, nelle notizie di quella che è l’immigrazione oggi e di quella che era l’emigrazione italiana”. Una prospettiva storica per “conoscere quella che è la nostra storia e far conoscere anche agli italiani che sono in Sudamerica quella che è la loro storia”, ha concluso il deputato auspicando una traduzione in inglese del volume.
La parola è andata poi al professor Sebastiano Martelli dell’università di Salerno, il quale ha elogiato Lombardi per l’ampio approccio utilizzato nello studio del fenomeno migratorio. Un approccio che intreccia esperienza e ricerca.
“Questo libro – ha spiegato Martelli – è di notevole utilità per una platea variegata di lettori: studiosi, addetti all’informazione, persone impegnate nella politica e nel sociale e persone genericamente interessate a conoscere un fenomeno storico di grandi dimensioni quale la migrazione italiana. Un’emigrazione che ha segnato profondamente i processi storico sociali del nostro paese, spesso influenzandoli. Può essere un libro utile nel collegamento fra grande migrazione e immigrazione in Italia oggi perché spesso gli studiosi della nuova migrazione italiana spesso dimenticano l’altra, quello che c’è dietro. L’aspetto più interessante è che esso non è frutto solo di studio, ma di un’attività ed esperienza dell’autore per oltre un trentennio nel mondo della migrazione in cui la dimensione culturale si è strettamente intrecciata a quella politica, sociale e istituzionale”.
Il professor Martelli ha poi elogiato lo stile adottato dall’autore, simile a quello utilizzato ad esempio da Scotellaro nella sua opera “I contadini del sud” (1954), il quale ha ritrascritto le interviste, rendendo quindi la lettura più gradevole.
“Certamente l’America era vista dagli e migrati italiani come l’Altro Mondo, – ha concluso Martelli – ma non possiamo limitarci a considerare solo quest’ottica. Come emerge da queste interviste l’emigrazione è stato altro: fare un salto di vita, una scommessa”.
Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento del professor Gino Massullo: “Un luogo comune da sfatare – ha esordito lo storico – è proprio quello di considerare l’emigrazione esclusivamente come fuga disordinata dalla disperazione. Ovviamente si parte da una situazione di svantaggio, ma alla base vi è un progetto di miglioramento delle proprie condizioni di vita”. L’emigrazione veniva vista dunque come un investimento per la famiglia che puntava a far partire un proprio membro con la speranza e la prospettiva di un futuro migliore. In proposito Masullo ha citato le parole di Franca Jacovetta: “La miseria contadina deve essere intesa non in termini di mancanza assoluta di risorse, ma di mancanza di prospettive, di esaudire un naturale desiderio di promozione umana che quella realtà non poteva assicurare”.
Le conclusioni sono state affidate all’autore del volume Norberto Lombardi, il quale ha in primo luogo ricordato come nella giornata odierna cadesse l’anniversario della tragedia di Monongah che ha portato alla morte tanti connazionali fra cui 86 emigranti molisani. “Ho pensato di raccogliere qui solo le storie di intellettuali – ha spiegato Lombardi – perché offriva l’opportunità di una più diretta tematizzazione delle questioni, con la speranza che anche le vicende di vita più ordinarie possano trovare una via di pubblicazione. Nessuna di queste persone – ha continuato l’autore – ha inteso il posto di insediamento, il posto di lavoro, come qualcosa che possa indurli a recedere, a fare il cammino a ritroso. Tutti hanno detto che si è trattato di una scelta. Anche chi è nato all’estero ha accettato questa condizione come una sfida per la propria esistenza, il proprio miglioramento e la propria elaborazione politica. Credo che proprio questo debba indurci a riflettere sui valori, sulle qualità di queste persone, e sulla possibilità di contribuire, intanto ad un dialogo intrerculturale ed in qualche maniera con un’operazione transculturale”. Lombardi ha anche parlato della necessità sia di non considerare come unica prospettiva quella del “ritorno degli italiani all’estero”, va in primo luogo capito dove e come sono, sia di concepire la cultura italiana in maniera differente: “Ci limitiamo – ha rilevato Lombardi – alla formazione in italiano all’estero, che gode tra l’altro di sempre peggiore salute. Come sarebbe diverso e quanto avremmo ancora da guadagnare se concepissimo la cultura italiana come un dare e come un avere rispetto a queste situazioni che maturano in realtà diverse, che maturano Altrove. Queste possono contribuire anche, in qualche maniera, a svecchiare i nostri canoni e superare quel limite di provincialismo che persiste non soltanto nella cultura in generale, ma anche in quella accademica”.(Alessio Mirtini – Inform)