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Eva Fischer alla Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale

MOSTRE

Opere della pittrice esposte dal 12 giugno al 5 ottobre nella mostra “Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica”

ROMA – Nell’anno in cui la Giornata Europea della Cultura Ebraica (14 settembre 2014) ha come tema “La donna nell’ebraismo” la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale di via Crispi 24 offre al pubblico un percorso espositivo con opere di artiste ebree italiane che è una riflessione sull’identità di genere, sullo spazio e sul ruolo della donna.

Per Marina Bakos, una delle curatrici della mostra, “Un raffinato quanto sapiente sfruttamento del colore sono la forza della personalità artistica di Eva Fischer che tesse architetture d’incanto, siano esse ricche di figure, case, barche, biciclette. Nei bozzetti per le vetrate del Tempio Maggiore di Roma l’eleganza del segno, lieve e calibrato, contorna forme fantastiche dense di luce: Roma e le Quattro Città Sante, Gerusalemme, Hebron, Safed e Tiberiade, sono rette da linee impercettibili e da colori che si sommano gli uni sugli altri, dilagano in liquide trasparenze, accese da lampi improvvisi, a volte caldi spesso cristallini. La materia è trasfigurata: è luce che da fisica si fa spirituale e attende solo che la fragilità del vetro la renda metafora visiva della trascendenza”.

Salvatore Fornari, allora direttore del Museo Ebraico, chiese in un primo momento a Chagall di eseguire i bozzetti ma il maestro rispose: “Io sono vecchio e poi voi avete la Fischer!”. Nata nel 1920 nella ex-Jugoslavia da famiglia ungherese, dall’immediato dopoguerra Eva sale alla ribalta della cultura mitteleuropea ma allo stesso tempo italiana. Colorista ed oggi ultima rappresentante la scuola romana del dopoguerra, fra le sue tematiche restano celebri le personalizzazioni delle biciclette, i paesaggi mediterranei, i mercati rionali romani, ma anche quel diario tenuto segreto anche ai suoi familiari per quasi 40 anni, con tutta la drammaticità del periodo delle deportazioni, che non l’ha mai abbandonata. La crudeltà nazista strappò ad Eva oltre trenta parenti tra i quali il padre Leopold, rabbino capo e grande talmudista.

Eva Fischer, che con la sua fertilissima attività esposta in ogni angolo del mondo – non ultimo lo Yad Vashem, il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme – funge appunto da trait d’union tra alcune antiche nazioni europee, attraverso la storia e la cultura dalla seconda guerra mondiale ad oggi. (Inform)

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