COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
Sono intervenuti il vice ministro degli Esteri Lapo Pistelli, il vice direttore della Direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Mae Fabio Cassese, la vice presidente della Camera Marina Sereni, e il presidente dell’Ocse Dac, Erik Solheim. Bene l’inversione di tendenza sulle risorse ma l’Italia viene sollecitata a fare di più anche in termini di efficacia degli interventi, visione strategica e condivisione di priorità e risultati con gli attori della cooperazione
ROMA – Si è svolta ieri alla Camera dei Deputati la presentazione pubblica degli esiti dell’analisi della cooperazione allo sviluppo italiana svolta dall’organismo Ocse incaricato della materia, il Development Assistance Committee (Dac), e definita peer review – esame tra pari – le cui linee principali sono state richiamate alcuni giorni in un’audizione al Comitato sull’Agenda globale post 2015 della Commissione Affari Esteri di Montecitorio dal direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del Mae, Giampaolo Cantini (vedi http://comunicazioneinform.it/al-comitato-sullagenda-globale-post-2015-della-commissione-affari-esteri-laudizione-del-direttore-generale-per-la-cooperazione-allo-sviluppo-del-mae-giampaolo-cantini/).
A spiegare questa volta l’obiettivo della revisione che l’organismo Ocse svolge ogni 4 anni in ciascuno dei Paesi membri il vice direttore generale della Direzione per la Cooperazione allo Sviluppo del Mae, Fabio Cassese, che ha definito il lavoro svolto “una forma di peer pressure finalizzata al miglioramento dell’efficacia e della qualità dell’aiuto allo sviluppo del nostro Paese e anche una forma di peer learning, ossia uno scambio di esperienze e arricchimento reciproco in seno al Dac, utile ad identificare le linee guida per una migliore cooperazione allo sviluppo”. Un esercizio consapevole della complessità della materia e degli interventi approntati per il sostegno delle aree del mondo più in difficoltà, basato sull’apprendimento derivante dalle buone pratiche e dai possibili fallimenti e in cui ciascuno degli attori mette a disposizione il proprio patrimonio di esperienze per giungere ad un’azione più efficace e calibrata alle necessità del caso. Un ritratto in banco e nero, quello che emerge della nostra cooperazione, in cui, oltre alle positività, “c’è ancora molta strada da fare”, ammette Cassese, evidenziando come il Mae stia già provvedendo da parte sua ad applicare parte delle raccomandazioni formulate. “La settimana scorsa ci siamo riuniti per tracciare un primo quadro di un crono programma pensato per l’attuazione delle principali raccomandazioni che ci sono state rivolte – afferma il vice direttore generale, segnalando come ci si stia già muovendo in particolare sull’elaborazione di un documento di visione strategica condivisa da tutti gli attori della cooperazione, basato su priorità ma anche sui risultati attesi degli interventi, sul miglioramento dell’efficacia degli stessi e sulla gestione dei risultati. In corso anche una riflessione sulla valutazione delle iniziative, per cui è all’esame l’istituzione di un comitato che sappia indirizzare le decisioni e tradurre le valutazioni in nuovi comportamenti, una finalizzazione delle strategie regionali che segue quella delle linee guida già richiamate da Cantini e un lavoro sul tema della trasparenza, con la nuova piattaforma open aid, anch’essa richiamata dal direttore generale nel corso della sua audizione. Cassese si sofferma inoltre sulla “strettoia” che incide sulla cooperazione italiana, vincolo dato dalla “necessità di una modifica normativa”, segnalato anche dall’Ocse Dac e su cui il Parlamento si sta muovendo.
E sul disegno di legge interviene anche la vice presidente della Camera dei Deputati Marina Sereni, che evidenzia come “le raccomandazioni che emergono dal Rapporto confermano le ragioni di questa nuova legge che finalmente è all’attenzione del Parlamento dopo ben 27 anni”. La proposta normativa, attualmente all’esame del Senato, viene definita da Sereni, “una nuova legge, più che una rivisitazione della legge vigente”, un provvedimento “importante per chi ha a cuore la quantità e qualità della cooperazione allo sviluppo italiana”, un testo condiviso che ha riunito, non senza difficoltà, il punto di vista di tutti gli attori interessati. La vice presidente della Camera rintraccia dunque un accordo tra l’analisi che viene presentata e l’impianto del provvedimento, cui assicura il suo impegno per l’approvazione a Montecitorio, “è interesse di tutti – dice – far sì che la legge veda rapidamente la luce”. Tra i richiami più importanti della peer review, segnala infine “l’insistente attenzione ai risultati e alla capacità di comunicare i risultati” considerata quale “strumento per ottenere un diverso discorso pubblico sui temi della cooperazione”, discorso cui anche i Parlamenti dovrebbero a loro volta rispondere con una crescente attenzione sul tema.
“In questi ultimi 4 anni la cooperazione italiana ha subito grandi cambiamenti – afferma il vice ministro agli Esteri Lapo Pistelli, richiamando in particolare l’inversione di tendenza del capitolo risorse, la cui ripresa ha trovato impulso – ricorda – con Andrea Riccardi, ministro dell’Integrazione dell’allora governo guidato da Mario Monti. Da un calo drastico delle risorse, associato ad una legge non più adeguata ai tempi, la situazione appare oggi migliorata e l’auspicio di Pistelli è che proprio questa peer review contribuisca al recupero di uno spirito costruttivo necessario per “migliorare le nostra cooperazione e partecipare in modo più virtuoso al circuito internazionale”. Alla base di un credibile recupero di questo spirito vi è però una diversa visione del senso della cooperazione, che “non è quello convenzionale di un obolo domenicale che ci aiuti a sentirci più buoni, ma – ribadisce il vice ministro – un investimento della comunità internazionale sulle proprie crisi, sulle proprie ferite e per lo sviluppo umano, per la costruzione di relazioni positive, di pace e sicurezza”. Solo se intesa in questo modo, è possibile sperare in una diversa attenzione verso la cooperazione da parte del Parlamento, e contrastare così quella “lotta per la vita” sostenuta in questi ultimi anni dagli attori impegnati nel settore per il proseguimento dei progetti in campo o per il mantenimento degli impegni finanziari assunti in sede internazionale. Lotta che ha visto negli ultimi 15 anni sfavorite – ricorda Pistelli – anche le diverse proposte di riforma della cooperazione, che non hanno mai superato l’iter di uno dei due rami del Parlamento. Il vice ministro si mostra però ottimista su questo nuovo tentativo normativo avviato al Senato: il suo auspicio è, nell’ambito di un orizzonte di governo più duraturo, di avere anche il tempo di “implementare la legge”, “consegnando al Paese una cooperazione 2.0, riportata cioè ai tempi in cui viviamo”.
La peer review Ocse Dac non si limita ai due fattori su cui il dibattito italiano si è concentrato in questi ultimi anni – legge e risorse – ma introduce elementi, come “l’unitarietà della visione, il rapporto tra gli attori della cooperazione, l’efficacia degli interventi, che sono quelli che danno valore ed efficacia al vostro e al nostro lavoro – afferma Pistelli, suggerendo come tali stimoli debbano contribuire alla riforma del sistema nel suo complesso e possano così determinare il successo del percorso italiano intrapreso, in particolare adottando una visione della cooperazione quale strumento per migliorare la qualità della vita di tutti, nella consapevolezza della ricchezza di contributi che possono dare le diversità delle carriere, degli approcci, delle professionalità che si accostano a questi temi. Il vice ministro richiama infine il prossimo consiglio europeo dei ministri incaricati della cooperazione che si svolgerà a Firenze nel prossimo mese di luglio, segnalando come siano in programma una serie di eventi per comunicare l’importanza del tema all’opinione pubblica, oltre che una sessione dei lavori aperta alla società civile.
Un richiamo all’importanza della volontà politica per il raggiungimento di risultati decisivi anche nel campo della cooperazione allo sviluppo al centro dell’intervento del presidente dell’Ocse Dac, Erik Solheim, che sottolinea come, dopo le grandi trasformazioni e il miglioramento complessivo raggiunto dagli standard di vita, la lotta alla povertà sia oggi un obiettivo possibile. “A partire dagli anni Novanta la povertà assoluta è più che dimezzata nel mondo e assistiamo oggi a profonde trasformazioni – afferma Solheim, che cita per esempio la riduzione della mortalità infantile raggiunta in Paesi come l’Etiopia oppure il livello di istruzione riscontrato in Vietnam, o, ancora, la crescita economica della Corea del Sud, che supera oggi la stessa Italia. “Restano sicuramente grandi problemi come la crescita delle disuguaglianze e quelli connessi all’inquinamento ambientale – afferma presidente dell’Ocse Dac, segnalando come i miglioramenti siano dovuti “al fatto che i politici stanno assumendo decisioni migliori rispetto al passato”, riferendosi in particolare alla sconfitta del marxismo-leninismo e a quella del liberismo economico. “Oggi sappiamo che non vi è crescita là dove non vi è mercato, mercato affiancato però da strutture governative che consentono il suo buon funzionamento – prosegue Solheim, evidenziando come siano importanti le buone decisioni politiche ed un forte settore privato, “perché lo Stato non può fare tutto”. Positivo il fatto che la crisi economica non abbia diminuito la risorse complessive destinate all’aiuto pubblico allo sviluppo e, tra i buoni esempi richiamati da Solheim vi è quello inglese, dove il governo conservatore di David Cameron ha raggiunto per primo la quota dello 0,72% di Pil destinata al settore in un periodo di imperante austerità, la Turchia, che assegna alla cooperazione una quota di risorse più importante di molti Paesi benestanti o gli Emirati Arabi Uniti, primo Paese per quota di aiuti pro capite destinati alla cooperazione allo sviluppo. L’impegno dell’Ocse Dac – prosegue il presidente – è rivolto però non solo ad un maggiore aumento delle risorse, ma include anche la qualità degli interventi. Tra gli obiettivi su cui si sta puntando, la mobilitazione del settore privato, magari con programmi fiscali pensati in proposito. Per quanto riguarda l’Italia Solheim precisa come le raccomandazioni non siano un diktat ma solo suggerimenti che il Paese può decidere se adottare o meno. Tra esse, richiama l’importanza di un aumento delle risorse, per generare “un impatto significativo” dei programmi attuati, la revisione di una legislazione datata e poco flessibile, l’elaborazione di una visione strategica condivisa ed un maggiore intervento negli Stati fragili che si trovano vicino alla Penisola, come l’Africa del Nord e il corno d’Africa, aree in cui ridurre portata ed entità delle crisi tornerebbe anche a nostro vantaggio. L’invito rivolto al nostro Paese è quello di a fare ancora di più in un momento importante come questo, in cui “stiamo definendo il futuro della nostra società con gli obiettivi post-2015” e “abbiamo bisogno per far questo di una leadership attenta, e non solo di grandi Paesi come l’America o la Cina”.
Nel corso del dibattito, tra i temi da approfondire sono stati segnalati il riconoscimento del settore privato quale attore dell’aiuto allo sviluppo – argomento su cui viene richiesta maggiore chiarezza anche nell’ambito della riforma in esame al Senato, – la necessità di pervenire ad un testo di legge condiviso e quello di attuare un serio e finanziato piano per far crescere la cultura dell’importanza della cooperazione nei cittadini. Sollecitata anche una maggiore attenzione all’utilizzo dei fondi e all’operato di governi dai Paesi destinatari degli aiuti, un più diretto coinvolgimento nel contesto euro-mediterraneo quale area di interesse delle politiche europee dello sviluppo e un approfondimento del ruolo dei migranti nello sviluppo dei Paesi di origine e nel co-sviluppo, mentre alcuni interventi di rappresentanti del mondo dell’università hanno evidenziato il ruolo e l’interesse degli atenei per la tematica. Nelle battute finali Solheim ha ribadito come “fare di più per la cooperazione sia una forma illuminata di politica estera ed un investimento per una vita migliore anche per i nostri figli”, mente Pistelli è ritornato sull’esigenza di approvare una legge “non sovraccarica, leggibile, sobria e in grado di durare quanto serve”. Un appello al senso di realismo che deve orientare anche una maggiore concentrazione delle risorse e l’impegno in quelle attività che riescono meglio al nostro Paese, impegno non autoreferenziale ma integrato “in una visione armonica con ciò che si fa nel resto del mondo”. (Viviana Pansa – Inform)