FARNESINA
Nel quadro negoziati Brexit, alcune questioni rivestono importanza prioritaria per il nostro Paese. Una di queste è senza dubbio lo status dei cittadini UE – e, tra loro, lo status dei nostri connazionali – residenti nel Regno Unito e quello dei cittadini britannici in Italia. A questo proposito, per il Governo è essenziale che l’accordo di recesso garantisca anche in concreto, dopo il recesso, la più alta tutela possibile ai diritti acquisiti dei nostri connazionali che vivono, studiano e lavorano nel Regno Unito. Più in generale, l’Italia è impegnata assieme a tutti gli altri partner europei per assicurare un passaggio il più ordinato possibile alla realtà post-Brexit, nell’interesse di cittadini e imprese
ROMA –“Con il referendum del 23 giugno 2016, la maggioranza dell’elettorato britannico ha espresso la volontà che il Regno Unito abbandoni l’Unione europea, a distanza di 43 anni dal suo ingresso nell’allora CEE.
Su questa base, il 29 marzo 2017 il Governo britannico ha azionato il meccanismo di recesso previsto dall’art. 50 del Trattato sull’Unione europea (TUE). Da quel momento hanno avuto ufficialmente inizio i negoziati per concordare i termini della Brexit con un Accordo di Recesso, prima tappa di un complesso processo che condurrà all’uscita formale del Regno Unito dall’UE, prevista al temine del periodo negoziale di due anni, il 29 marzo 2019.
La prima fase dei negoziati si è conclusa positivamente il 15 dicembre 2017 e il Consiglio europeo ha conseguentemente certificato il raggiungimento di progressi sufficienti per passare alla seconda fase dei negoziati.
La seconda fase negoziale è entrata nel vivo con l’avvio del 2018, sotto la Presidenza semestrale bulgara del Consiglio UE, segnando il 19 marzo scorso un importante risultato: al termine di un’intensa sessione negoziale, le parti hanno raggiunto un’intesa sui temi dei diritti dei cittadini, sul regolamento delle pendenze finanziarie, sulla transizione e su alcuni altri aspetti della separazione, arrivando a coprire quasi l’80% del campo di azione dell’accordo di recesso.
Il 25 novembre 2018 il Consiglio europeo straordinario “art.50” (a ventisette) ha dato il via libera all’Accordo di Recesso e approvato la Dichiarazione Politica sul quadro delle future relazioni.
L’intesa prevede un periodo transitorio, che durerà la fine del 2020. In questo periodo dovrebbe continuare a vigere lo status quo, salvo lievi correzioni: il Regno Unito dovrà continuare a rispettare il diritto UE e tutti gli obblighi che ne discendono, ma – nella sua nuova veste di Stato terzo – senza il diritto di prendere parte al processo decisionale dell’UE.
Nel quadro negoziati Brexit, alcune questioni rivestono importanza prioritaria per il nostro Paese. Una di queste è senza dubbio lo status dei cittadini UE – e, tra loro, lo status dei nostri connazionali – residenti nel Regno Unito e quello dei cittadini britannici in Italia. A questo proposito, per il Governo è essenziale che l’accordo di recesso garantisca anche in concreto, dopo il recesso, la più alta tutela possibile ai diritti acquisiti dei nostri connazionali che vivono, studiano e lavorano nel Regno Unito. Più in generale, l’Italia è impegnata assieme a tutti gli altri partner europei per assicurare un passaggio il più ordinato possibile alla realtà post-Brexit, nell’interesse di cittadini e imprese.
Nonostante gli sviluppi positivi legati all’intesa di novembre, al Consiglio europeo “art. 50” (Brexit) del 13 dicembre scorso si è dovuto prendere atto della situazione di stallo al Parlamento britannico sul processo di ratifica. Nello scenario di incertezza che ancora accompagna il processo di ratifica dell’Accordo di Recesso, tutti i cittadini e le imprese sono invitati a prepararsi per tempo e ad ogni tipo di scenario alle conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’UE.
Secondo le Comunicazioni della Commissione sul tema “Prepararsi al recesso del Regno Unito dall’Unione europea il 30 marzo 2019” (COM(2018) 556/2, COM(2018)880 e COM(2018) 890), “i portatori di interessi e le amministrazioni nazionali e dell’UE devono prepararsi principalmente a due evenienze:
Anche nell’auspicata ipotesi di ratifica dell’Accordo di Recesso e di rapida conclusione e entrata in vigore di un accordo sulle relazioni future, i rapporti tra i Paesi dell’Unione Europea e Regno Unito sono comunque destinati a garantire un livello di cooperazione sostanzialmente differente rispetto a quello esistente tra Stati membri: il Consiglio europeo ha ribadito sistematicamente che un paese terzo non può vantare gli stessi diritti e godere degli stessi vantaggi di uno Stato membro. È pertanto della massima importanza prepararsi per tempo ad una realtà in cui il Regno Unito sarà un paese terzo, anche nello scenario che provocherà meno perturbazioni”. (Inform)