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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Migranti, attori di sviluppo, presentato il XXIV Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes

EXPO MILANO 2015

 

Montenegro : “Aprire le porte all’altro, fare memoria di noi migranti”

 

MILANO – “Migranti, attori di sviluppo”, è il titolo del XXIV Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes presentato oggi a Milano presso il Conference Center di Expo 2015.

“Il Rapporto è dedicato all’Expo 2015, un avvenimento che, per quanto discusso, ha da sempre tracciato un forte solco nella storia come occasione di celebrazione dei traguardi scientifici raggiunti dall’uomo e di condivisione delle conoscenze tra i popoli tenendo ben presente la valorizzazione della dignità umana”, spiegano nell’introduzione mons. Gian Carlo Perego direttore generale della Fondazione Migrantes, e mons. Francesco Soddu direttore di Caritas Italiana

“Questo Rapporto Immigrazione – grazie all’ausilio di studiosi ed esperti delle tematiche migratorie di diverse discipline e accademie italiane – descrive la situazione della mobilità internazionale e nazionale, per poi soffermarsi, nella specifica sezione dedicata all’Expo Milano 2015, su due argomenti: il cibo come causa delle migrazioni e il cibo come occasione di sviluppo, nella consapevolezza che a volte basta solo cambiare prospettiva per essere sensibilizzati diversamente alle problematiche sociali”, spiegano ancora i due direttori.

La presentazione è avvenuta nell’ambito del convegno “I migranti e il cibo. Dallo sfruttamento lavorativo all’imprenditoria etnica”. Nel testo vengono analizzati i dati ufficiali assieme a quelli raccolti dai servizi Caritas, le variabili sociali ed economiche, gli impatti dell’immigrazione in un contesto che vede nel migrante un attore di sviluppo per settori che sarebbero in cirsi senza l’apporto di manodopera straniera. Dallo scenario globale si passa ad approfondimenti rispetto alle singole regioni italiane.

Alla presentazione sono intervenuti il neo presidente di Caritas Italiana mons.  Francesco Montenegro, e il segretario generale della Cei mons. Nunzio Galantino.

“Mi tornano in mente – ha detto mons. Montenegro – le foto in bianco e nero dei primi del Novecento, delle grandi figure della Chiesa italiana che hanno parlato di emigrazione italiana. Mi riferisco, in particolare, a Scalabrini, Bonomelli, la Cabrini figure esemplari a cui noi operatori della mobilità facciamo costante riferimento declinando i carismi di queste tre figure alla nostra prassi quotidiana. Sono certamente cambiati i tempi da allora, ma ricordo nel convegno di presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo a ottobre scorso, durante la mia Presidenza alla Fondazione Migrantes, che abbiamo riflettuto su quali fossero i temi dei discorsi che la Chiesa italiana ha storicamente portato alle edizioni delle Esposizioni Universali dalla fine dell’Ottocento. Ne è emersa l’attualità del pensiero, la profonda necessità di essere calati nella realtà migratoria e di conoscere il mondo migratorio in tutti i suoi aspetti”.

“Io vengo – ha ricordato mons. Montenegro – da una terra di emigrazione, la Sicilia, lo era ieri e lo è ancora oggi a seguito delle difficoltà che tutti sappiamo e viviamo in questo momento in Italia. Ma vengo – ha aggiunto da una terra che oggi accoglie chi sfida il mare per trovare un futuro, un’isola che da sempre è ponte che lega l’Europa all’Africa”.“L’Italia – ha sottolineato – è storicamente un crocevia di culture. Oggi con 5 milioni di immigrati lo è ancora di più. Un tessuto sociale ricco e variegato che si è andato strutturando nel tempo assumendo caratteristiche uniche rispetto ad altri paesi. Lo leggiamo nelle pagine del Rapporto Immigrazione: la presenza non italiana è diventata parte integrante e indispensabile per i nostri territori, ma ancora una volta la grande sfida è culturale. Viviamo nella pratica l’accoglienza, ma siamo continuamente bombardati da messaggi distorti, di cattiveria e negatività per cui ciò che poi si fa nella pratica finisce coll’essere negato dal pensiero”.

“Abbiamo letto  spesso – ha proseguito Montenegro – varie “ricette per l’integrazione”. L’Italia probabilmente non ha una sua ricetta, ma le diverse regioni, i diversi comuni, le tante città italiane hanno realizzato proprie ricette per cui la convivenza serena e pacifica è possibile e perpetrata. Non nego i problemi, sarebbe sciocco da parte mia. Ancora una volta mi torna utile parlare della mia terra. La “povera” Sicilia, dove per povera intendo proprio la carenza di risorse e opportunità che ha portato, e porta ancora oggi, a tante partenze ma che continua costantemente a dividere il poco con gli altri, ad aprire le porte all’altro per un bicchiere di acqua e un pezzo di pane. Questo lo si fa non solo per dovere cristiano, ma soprattutto per altruismo, perché oggi in chi arriva il siciliano vede se stesso che andava e questo continuo ricordo, il fare memoria di noi migranti, non è una scusa o uno scacco storico, ma la profonda consapevolezza che la storia non può e non deve fare gli stessi errori”.

Occorre “cercare, nell’era delle migrazioni e della globalizzazione, di superare le difficoltà alla luce della globalizzazione della economia, della politica e della cultura” ha detto ancora  il presidente della Cartitas , ricordando che “più volte è stata richiamata l’Europa ai suoi doveri, più volte si è chiesto a voce alta ai paesi membri di collaborare all’accoglienza, di confrontarci sulle buone prassi portate avanti e sulle opportunità sviluppate. Non perché oggi parliamo dei richiedenti asilo o della protezione internazionale, ma perché oggi parlare di immigrazione in Italia significa parlare anche di questo”.

Il segretario generale della Cei mons. Nunzio Galantino ha rammentato che “stiamo vivendo un’epoca caratterizzata da massicci movimenti migratori. Un gran numero di persone, che aumenta di giorno in giorno, lascia i luoghi d’origine e intraprende il rischioso “viaggio della speranza” alla ricerca di condizioni di vita più umane”. “Stiamo parlando di un fenomeno globale, causato da molteplici fattori; un fenomeno che indubbiamente comporta diverse problematiche (anche molto complesse), ma che, con altrettanta certezza, può rappresentare, se ben “orientato” nel suo svolgersi, un’importante risorsa per la crescita umana, sociale, economica e culturale dei popoli” ha detto mons. Galantino . Che a conclusione del suo intervento ha  richiamato parole di  papa Francesco:  “Esorto i Paesi ad una generosa apertura, che invece di temere la distruzione dell’identità locale sia capace di creare nuove sintesi culturali. Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro!” E ai migranti e  rifugiati: “Voi avete un posto speciale nel cuore della Chiesa, e la aiutate ad allargare le dimensioni del suo cuore per manifestare la sua maternità verso l’intera famiglia umana. Non perdete la vostra fiducia e la vostra speranza!”

“Continuiamo, dunque, tutti insieme a collaborare con generosità e responsabilità, perché anche le nostre città possano essere delle “belle città”, nel senso inteso da Francesco, dei luoghi di vita comune, cioè, dove qualunque essere umano in difficoltà possa trovare le condizioni per conservare la fiducia e la speranza in una vita migliore” ha esortato mons. Galantino. (Inform)

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