direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il segretario generale Michele Schiavone illustra le tematiche discusse alla Farnesina dal Comitato di Presidenza

CGIE

 

Fra i punti trattati la riforma del voto all’estero, la nuova mobilità,  la prossima Assemblea Plenaria, il convegno sulla stampa  italiana all’estero del 15 novembre , il seminario sulle donne in emigrazione e gli Stati Generali della lingua italiana nel mondo

ROMA- Il segretario generale del Cgie Michele Schiavone ha illustrato in conferenza stampa quanto discusso durante la riunione del Comitato di Presidenza del Consiglio Generale tenutosi a Roma il 24, 25 e 26 ottobre. Schiavone ha in primo luogo chiarito come una cosa è il lavoro del Comitato di Presidenza e un’altra sia il lavoro dell’Assemblea Plenaria dove bisogna fermarsi, approfondire e dare risposte a dei temi che interessano le comunità italiane che vivono nel mondo. “Bisogna avere la forza di prevedere e affronta le  questioni – commenta – e quando ci sono più voci bisogna avere la capacità  di arrivare a una sintesi. Questo è il senso vero e proprio della Plenaria e dei rappresentanti eletti dalla rappresentanza di base che sono i Comites. Nell’idea dei Comites si deve capire che non si possono risolvere le cose da soli ma che siamo all’interno di un ingranaggio”.

A seguire Schiavone affronta la situazione attuale della politica italiana e afferma: “il nostro paese in questo momento è sopraffatto dalla situazione del fenomeno dell’immigrazione e ha dimenticato che dal 2012 è quasi raddoppiato il numero di italiani che per diverse ragioni è costretto a cercare soluzioni o degli sbocchi ideali lavorativi altrove. Questo dovrebbe costringere tutti a chiedersi perché tanta gente parte; quando si affronta tale questione l’atteggiamento da assumere è quello di capire se il fenomeno è alimentato da situazioni di disagio e capirne l’essenza. C’è sempre un motivo che spinge a partire. In l’Italia purtroppo ci si concentra più su chi arriva negli ultimi tempi e meno su chi parte e ci si dovrebbe invece chiedere cosa ha portato i nostri connazionali a partire e quale è la risposta che un paese del G7 dovrebbe dare . C’è un’emergenza migranti italiani all’estero- prosegue Schiavone- l’emergenza è offuscata dal fatto che molti migranti si spostano all’interno dell’Europea e la migrazione interna viene vista diversamente. Tuttavia la cosa che non dobbiamo perdere di vista è che ad oggi chi non ha un progetto di vita vero e preparato viene messo spesso in una situazione di precarietà. Così, grazie anche all’aiuto dei Comites, abbiamo costituito dei riferimenti per il primo approccio degli italiani in mobilità e soprattutto per coloro che hanno difficoltà di sopravvivenza. Spesso sono ancora le associazioni cattoliche italiane che affrontano queste problematiche in un contesto nuovo. Ci sono cittadini italiani – continua il segretario generale – che si presentano nelle nuove società con forti limiti di professionalità mentre spesso emerge davanti all’opinione pubblica il contrario, ossia che i cittadini che migrano siano gente qualificata che è costretta a lavori umili. Ormai è noto soprattutto a chi segue questo fenomeno che la presenza degli italiani di nuova mobilità nel mondo è riconducibile a diversi gruppi e questi gruppi sono costituiti da anziani e gente con una cultura medio-bassa. Gli adulti spesso cercano nuovi posti per utilizzare il potere di acquisto in modo tale da potersi permettere una sussistenza adeguata (in Romania o in Portogallo ad esempio). Finché questi italiani rimangono in Europa c’è la garanzia dei diritti, al di fuori, se non ci sono patti bilaterali, è invece un problema”.

A questo punto Schiavone riferisce quanto emerso dal Cdp in merito alla situazione del voto all’estero: “il sottosegretario agli Esteri per gli italiani nel mondo Ricardo Merlo ha chiesto al Cgie di elaborare una proposta di modifica del processo elettorale; ci sono infatti, nei vari passaggi del voto per corrispondenza, ancora dei gap che allarmano il Paese. In Italia la battaglia politica è talmente accentuata che su questo tema qualsiasi indizio porta a ravvisare scorrettezze. La difficoltà c’è ma è vero anche che l’Italia è un modello in questo senso e altri paesi si sono adeguati. È nostro compito sia per le elezioni legislative che per i referendum migliorare questo processo affinché il voto all’estero, che è un diritto garantito dalla Costituzione, sia più ampio possibile. Bisogna quindi mettere mano agli strumenti, tra cui il voto per corrispondenza, perché dalla partenza all’arrivo ci sono diversi passaggi che vanno semplificati e resi più trasparenti e sicuri grazie alle nuove tecnologie”. Schiavone ha poi rilevato la necessità di esprimere sul voto delle indicazioni non del tutto unificate che tengano conto delle diversità: “ anche perché – ha aggiunto – il 18 luglio il Parlamento Europeo ha deliberato di far votare gli italiani che vivono fuori anche per le  elezioni europee. Se questa direttiva sarà assorbita anche dal Parlamento italiano, questo diventerà un impegno che l’Italia non potrà non assumere. Dal punto di vista degli strumenti – ha precisato Schiavone – siamo convinti che il voto per corrispondenza vada migliorato nella sicurezza. Qualche garanzia oggi ancora manca e ciò è dettato dai problemi della sicurezza degli uffici postali in giro per il mondo: quanto più sono avanzati gli strumenti di controllo tanto più è sicuro il voto. Noi abbiamo anche pensato di proporre il voto elettronico che è già attivo in alcuni paesi: questi paesi però sono molto più piccoli dell’Italia. I nostri elettori all’estero sono circa 4 milioni e ci sono ancora troppe segnalazioni di manomissioni di sistema. Si potrebbe poi pensare a un seggio dove far votare direttamente nelle diverse città, ma risulterebbe difficile perché comporterebbe avere lunghissime file nei consolati e metterebbe a repentaglio la sicurezza di questi luoghi, oltre a comportare un lavoro preventivo enorme perché non dappertutto i governi sono disponibili ad aiutare a far fare politica. Il sistema per corrispondenza è uno dei più adeguati. La questione del voto obbligatorio non è un’eccezione: ci sono regioni e paesi dove quando qualcuno non partecipa viene anche multato ma questo non fa parte della nostra cultura. Un’altra possibilità potrebbe essere la cosiddetta opzione contraria”, ovvero se vuoi votare, ti iscrivi preventivamente nel registro degli elettori. Una scelta che non ha dato buoni risultati alle ultime elezioni dei Comites.

Dopo aver elencato una serie di possibili proposte volte a rendere il voto all’estero più sicuro, Schiavone  sottolineato la possibilità che dalla prossima Plenaria del Cgie esca un documento di sintesi di queste proposte sul voto all’estero. “Noi – ha spiegato il segretario generale – abbiamo già fatto dei passaggi intermedi. I Comites hanno dibattuto e ci manderanno delle indicazioni. Saranno anche le loro indicazioni a contribuire alla formulazione di un documento. La posizione del sottosegretario è orientata a sollecitare il parlamento a produrre una riforma diventata necessaria ma le sue aspettative sono nella proposta che noi porteremo. Nel rapporto c’è un atteggiamento nuovo e nel proporsi c’è un atteggiamento di riconoscimento di questo organismo. Non so se il Parlamento ne terrà conto o meno ma io mi auguro che possano ragionare sulle nostre proposte”.

Per quanto riguarda invece l’editoria italiana all’estero Schiavone affronta la questione della possibile riduzione o azzeramento dei fondi pubblici e precisa :  “noi su questo tema-abbiamo messo in cantiere un convegno organizzato per il 15 novembre; a questo evento dovrebbe partecipare il sottosegretario Crimi e altre figure che sono in prima linea per il mondo della comunicazione e dell’editoria. Dopo la plenaria ci sarà a Roma , sabato 19 novembre, un seminario sulle donne in emigrazione per avviare un percorso che potrebbe portarci a una conferenza sulle e donne in emigrazione. Infine il Cgie prenderà parte anche a una conferenza a Matera sul turismo di ritorno, il 18 e 19 novembre. Dal 16 al 19 aprile il Cgie si occuperà dei giovani: sono stati coinvolti tutti i Comites che hanno presentato dei progetti per individuare e coinvolgere giovani che verranno selezionati e che dovrebbero poi partecipare a questo Convegno all’interno della prima Assemblea Plenaria del 2019 che organizzeremo a Palermo dove c’è la disponibilità da parte della Regione Sicilia”. Schiavone segnala poi la nomina del nuovo direttore per le risorse umane della Farnesina con cui si parlerà del potenziamento dei funzionari dedicati al lavoro del Cgie.

Si è anche parlato della Conferenza Stato-Regioni-Provincie autonome Cgie che dovrebbe tenersi nel 2019. : “dobbiamo avviare i lavori per costituire la Cabina di regia e su questo nei prossimi 15 giorni dovremmo essere in condizione di farlo. I nomi disegnati alla Cabina dovrebbero partecipare alla prossima plenaria. A Palazzo Chigi c’è chi si è messo già a disposizione per l’organizzazione della conferenza che dovrebbe avere luogo in autunno”.

Per quanto riguarda gli esiti degli Stati Generali della lingua e della cultura italiana nel mondo Schiavone sottolinea la necessità di trovare formule di integrazione di tutti i soggetti all’estero che offrono servizi di formazione a giovani e adulti in servizi parastatali, pubblici e privati. “Se l’italiano è la quarta lingua più conosciuta e apprezzata al mondo – ha aggiunto il segretario generale – bisogna alimentare con un’offerta vera e sistemica le richieste che arrivano. L’idea di potenziare un percorso in oriente è interessante ma bisogna organizzarsi con gli strumenti universali. Poi la lingua oggi non passa solo attraverso le scuole ma anche attraverso nuovi strumenti tecnologici, come ad esempio un canale tv dedicato della Rai”.

Infine Schiavone afferma: “dopo aver compiuto tutti questi passaggi se i risultati saranno positivi noi potremo pensare di mettere in piedi un progetto per organizzare la seconda Conferenza degli italiani nel mondo perché occorre fare il punto su come promuovere una politica dedicata a un’Italia nuova, diversa da quella che conosciamo; una nuova conferenza mondiale, dopo vent’anni, sarebbe necessaria per lanciare un’immagine nuova di questo Paese. Per quanto riguarda poi la questione relativa ai finanziamenti, sappiamo quali sono le problematiche attuali inerenti alla manovra e al DEF. Per dare continuità ai suoi impegni il Cgie ha bisogno di una conferma della somma che riceverà in futuro, perché una riduzione metterebbe in difficoltà anche le attività dei Comites: da parte del Cgie infatti c’è stata una volontà di rilanciarli e coinvolgerli nelle proposte. Se venissero meno le risorse finanziarie sarebbe un problema; non si può infatti vivere solo dei grandi eventi perché negli eventi locali partecipano le comunità straniere che sono fondamentali. Senza queste rappresentanze l’Italia non avrebbe quella forza di produrre altre ricchezze che favoriscono anche l’immagine positiva del nostro paese nel mondo”. (Maria Stella Rombolà/Inform)

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