RIFUGIATI
“Con la proposta di ricollocare 160.000 richiedenti asilo da Italia, Grecia e Ungheria in altri Stati Ue si intraprende la strada giusta”
ROMA – Il discorso di Juncker? E’ la “faccia umana dell’Europa” dice il Cir-Consiglio Italiano dei Rifugiati. Il Cir “apprezza con convinzione – si legge in un comunicato – l’affermazione del presidente della Commissione Europea Juncker che di fronte alla crisi dei rifugiati tutti gli interventi politici devono partire dai principi di umanità, dignità della persona e giustizia storica europea.
Il discorso di Juncker – prosegue la nota – marca un ri-orientamento fondamentale in quanto all’assunzione delle responsabilità comunitarie al dettame etico di accogliere i rifugiati, all’obbligo di tutti gli Stati membri, senza eccezioni, di aprire loro le porte. Con la proposta di ricollocare complessivamente 160.000 richiedenti asilo dall’Italia, dalla Grecia e dall’Ungheria in altri Stati membri si intraprende la strada giusta e opposta a quella del “Sistema Dublino”, che così viene di fatto superato.
Non saranno più solo gli Stati della frontiera esterna dell’Unione ad essere responsabili di garantire il diritto di asilo a chi approda da fuori dell’Unione sul loro territorio”.
“Tuttavia – sottolinea Christopher Hein, portavoce del Cir- è da vedere come funzionerà nella prassi questa distribuzione. È un Piano destinato a fallire se i legami dei richiedenti asilo con un determinato Paese non saranno presi in considerazione, se avverranno trasferimenti decisi freddamente a tavolino senza includere le persone come soggetti del Piano e del proprio destino”.
“Nel discorso aperto e coraggioso di Juncker, il Cir si meraviglia comunque del fatto che nessuna menzione sia stata fatta sulle vie di accesso dei richiedenti asilo alla nuova Europa solidale e alla protezione.I richiedenti asilo e i rifugiati devono continuare a pagare i trafficanti di persone, a rischiare la vita nel mare o nei Tir perché nessun paese fornisce loro un visto di ingresso?”, chiede Hein.
Juncker ha parlato di canali legali per migranti, al fine di soddisfare esigenze del mercato del lavoro e di contrastare l’invecchiamento della popolazione. “Bene – conclude Hein – ma il primo atto per ridurre il numero di vittime nel tragitto verso l’Europa deve essere quello di aprire canali protetti e legali per le persone in fuga, per richiedenti asilo e rifugiati”. (Inform)