ASSOCIAZIONISMO
Sandirocco (Presidente FILEF): "Il CGIE incalzi il governo perché passi dalle enunciazioni ad adeguati provvedimenti legislativi"
ROMA - Agli inizi degli anni 90 del secolo trascorso, al primo insediamento del CGIE dopo l’approvazione da parte del Parlamento della legge istitutiva dello stesso CGIE, ricordo che furono indicate, in assemblea plenaria, le questioni di fondo da proporre all’attenzione delle istituzioni repubblicane e del Paese. Tali questioni erano assunte, in gran parte, dal cosiddetto "pacchetto emigrazione" su cui si erano cimentate in un notevole ed apprezzabile sforzo di elaborazione propositiva e in mutua, proficua collaborazione, le associazioni storiche dell’emigrazione.
I titoli sono ormai ben noti: modifica della Costituzione repubblicana volta a garantire l’esercizio del diritto di voto ai cittadini italiani all’estero; parità di trattamento con i residenti in Italia per le questioni relative alla previdenza e all’assistenza, ivi compresa l’assistenza sanitaria; una politica di difesa dell’identità delle nostre comunità all’estero attraverso una adeguata tutela della cultura e della lingua italiana nel mondo; una politica coerente di sostegno della imprenditoria italiana nei paesi di emigrazione dei nostri connazionali anche come corollario della più generale politica di cooperazione dell’Italia verso i paesi del terzo mondo.
Come complemento di questi punti è stata sempre indicata la necessità di un adeguamento e una modernizzazione della rete diplomatica e consolare del nostro paese, volta a garantire, oltre che a una moderna, efficace e prestigiosa presenza dell’Italia nel mondo, anche le premesse burocratiche per l’esercizio del diritto di voto.
Su questo punto è bene aprire una parentesi. Certamente è stata una grande conquista quella che ha portato alla modifica della Costituzione con la istituzione della Circoscrizione Estero che prevede la elezione di 18 parlamentari (12 deputati e 6 senatori) espressione diretta delle comunità italiane all’estero.
E’ stato questo il frutto di una collaborazione unitaria e di una intesa raggiunta dalle forze fondamentali dello schieramento politico italiano e della iniziativa e della decisiva azione svolta dal CGIE dal momento della sua istituzione all’inizio degli anni ’90. E tuttavia questa conquista, proprio mentre il paese si avvia alla scadenza della legislatura e all’appuntamento delle nuove elezioni politiche, corre un rischio serio di vanificazione se non si risolve l’annoso e grave problema della revisione delle liste elettorali superando il contrasto fra MAE e Ministero dell’Interno su questo punto.
Permanendo le cose come sono oggi circa la metà (e in alcuni casi oltre la metà) dell’elettorato corre il rischio di non poter esprimere il proprio voto. Per tanti nostri connazionali all’estero verrebbe così ancora una volta cancellato e, di fatto, negato un diritto fondamentale; ciò, del resto, è già accaduto per il voto sul referendum.
Per quanto riguarda gli altri punti sono tutti lì, irrisolti e per certi versi aggravati; si ripropongono oggi come allora, al terzo insediamento del CGIE mentre monta, fra le nostre comunità all’estero, un senso di frustrazione misto a insofferenza e scetticismo. Frattanto il Ministro per gli Italiani all’estero vanta la sua azione volta al recupero dei tagli dei finanziamenti ai Comites operati dal Governo, come se questo non fosse il suo governo.
Nello stesso tempo il Ministro degli Esteri esordisce nel suo primo contatto con il CGIE con un discorso sui grandi sistemi, sugli obblighi che derivano da una globalizzazione che abbraccia l’intero sistema planetario, sulla patria come "terra dei padri" e sulla distinzione fra patriottismo e nazionalismo, sulla "solidarietà" verso i disperati che premono alle nostre frontiere (richiamata dal ministro Tremaglia) avendo evidentemente dimenticato che, insieme all’On. Bossi, egli è firmatario della legge contro l’accoglienza di quei disperati.
Ben altrimenti incisive e pregnanti sono state le relazioni del Segretario generale del CGIE, dei presidenti delle assemblee continentali, dei presidenti delle Commissioni tematiche che hanno enucleato e definito compiti e proposte immediati e stringenti per l’avvio di un processo nuovo e rigoroso dell’attività del CGIE volto a incalzare le istituzioni e in particolare il governo affinché all’enunciazione ormai stanca e risaputa della emigrazione come risorsa si dia finalmente un seguito di adeguati provvedimenti legislativi e amministrativi e di impegni finanziari non eludibili. (Luigi Sandirocco*-Emigrazione notizie/Inform)
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* Presidente della Filef e componente di nomina governativa del Cgie