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INFORM - N. 256 - 15 dicembre 2004

CULTURA

Novità editoriali: il meglio della produzione poetica di un carismatico leader sindacale italo americano

"Arturo Giovannitti. Parole e sangue"

Giovannitti, l’uomo che "apparteneva a tutte le Piccole Italie d’America"

ROMA - "Ed osservavo, poi, Arturo, il Giovannitti della nostra leggenda, e mi dicevo: ‘Non si potrà scrivere la storia degli Italiani d’America nel primo decennio del secolo ventesimo senza la menzione di quest’uomo’". Joseph Tusiani, nella sua celebre autobiografia, ci ha consegnato pagine memorabili sulla sua amicizia - lui giovane poeta - con il ‘leggendario’ Arturo Giovannitti. "Ero consapevole di essere davanti a un uomo che già apparteneva a tutte le Piccole Italie d’America", scrive Tusiani rievocando l’emozione del primo incontro, nel Bronx, con un uomo che - ancorché avanti negli anni, malato e ormai isolato - aveva conservato intatto tutto il suo carisma. "Bardo della libertà" Giuseppe Prezzolini definì, non del tutto benevolmente, questo sindacalista-poeta molisano che negli Usa si distinse nella lotta per l’emancipazione e l’integrazione degli emigrati. Quando morì (l’ultimo giorno dell’anno 1959) un minatore del Western Pennsylvania, Pasquale Tallarico, così lo ricordò in un necrologio apparso sulla "Parola del Popolo" di Chicago: "Egli ci fu di guida e ci spronava con la sua parola facile e con i suoi mirabili poemi a lottare per l’avvenire del proletariato".

Infiammava gli animi la parola di Giovanniti. La sua foga tribunizia ne fece una presenza fissa nelle affollatissime assemblee operaie. Intanto, coltivava anche una vena più propriamente letteraria e dirigeva, o collaborava, a riviste innovative. Giovannitti è stato un importante autore nel panorama italo americano. Ma la sua memoria è rimasta più legata alle drammatiche lotte sindacali degli anni ‘10 e ’20 del Novecento, quando capeggiò scioperi entrati nella storia. E alla scampata condanna alla sedia elettrica (sinistro preludio alla condanna di Sacco e Vanzetti, nel 1927).

Erano i tempi della caccia alle streghe, ossia agli italiani...A capo degli scioperanti tessili di Lawrence (Massachusetts), nel 1912 Giovannitti fu incarcerato con un altro sindacalista, Joe Ettor. I due rischiarono la pena capitale come sospetti mandanti dell’assassinio di un’operaia italiana. Giovannitti salvò se stesso e il suo compagno grazie ad una appassionata autodifesa, tutta in lingua inglese, davanti ai giudici della famigerata cittadina di Salem.

Un importante autore dicevamo. Che merita di essere riscoperto. Recentemente, Goffredo Fofi in un articolo sul "Sole 24 Ore" dedicato alle biografie di celebri italo americani ha scritto che "almeno una di queste figure, l’anarchico poeta Giovannitti, meriterebbe un libro a sé".

E il libro ora c’è, in Italia. E raccoglie il meglio, anzi si può dire che sia il primo volume organico, della produzione poetica di questo illustre molisano, nato a Ripabottoni (Campobasso) nel 1884 ed emigrato in Nord America, a 17 anni, nel 1901 (tre anni a Montreal, in Canada, e poi negli Usa).

Edito dalla casa editrice di Isernia Cosmo Iannone, il volume "Arturo Giovannitti. Parole e sangue" è stato presentato a Roma, nell’ambito della Fiera della piccola e media editoria "Più libri. Più liberi". Un incontro - fra il pubblico i parenti italiani di Giovannitti - con il curatore del volume Martino Marazzi (giovane docente di Letteratura Italiana all’Università di Milano e autore di diversi studi sulla letteratura italo americana) e Sebastiano Martelli (docente di Letteratura Italiana all’Università di Salerno e fra i massimi esperti di emigrazione, in Italia). L’incontro è stato brevemente introdotto da Norberto Lombardi (direttore delle collane dedicate all’emigrazione "Quaderni sull’emigrazione", "Memoriali", e "Reti", nella quale è pubblicato il libro su Giovannitti). Il quale ha ricordato come "centinaia di migliaia di persone, nel periodo delle lotte di emancipazione degli emigrati, si siano riconosciute nella sua poesia, oggi forse datata ma sulla quale molte riflessioni si possono ancora fare".

E’ stato Martino Marazzi ad entrare nel cuore del libro. Innanzi tutto il titolo. "Parole e sangue" Giovannitti, appassionato di Dante, aveva intitolato la sua prima raccolta di poesie, in italiano, uscita nel ‘38 a New York (la raccolta fu poi trasfusa in un altro florilegio di poesie, "Quando canta il gallo" uscito nel ’57). La ripresa, nel volume curato da Marazzi, della icastica citazione dantesca ("sì della scheggia rotta usciva insieme parole e sangue", si legge nel canto XIII dell’Inferno) vuole essere un richiamo a quella prima pubblicazione. Il volume della Cosmo Iannone è diviso in tre parti, precedute da un’introduzione dello stesso Marazzi e da una nota biografica su Giovannitti. La prima parte, più corposa, riproduce interamente la raccolta "Quando canta il gallo" (alcune fra le poesie più significative sono con il testo in inglese a fronte). Nella seconda parte sono contenuti undici componimenti tratti dal volume postumo in inglese "The Collected Poems" (1962). Queste poesie sono state tradotte per la prima volta in italiano (da Marazzi) e possono leggersi con il testo a fronte in lingua originale. Nella terza e ultima parte compare, in italiano, la celeberrima autodifesa davanti ai giudici di Salem. Nella parte conclusiva, anche scritti di J. Tusiani sulla poesia e sulla figura di Giovannitti (dai quali abbiamo tratto le citazioni iniziali, ndr)

La poesia di Giovannitti – i componimenti assumono spesso forma di piccoli poemi – è spesso caratterizzata da toni magniloquenti, dalla presenza di un immaginario e di un linguaggio poetico altisonante, iperletterario. Ma con passaggi modulati, anche all’interno di uno stesso componimento, dall’epico al popolaresco, dall’oratorio al narrativo. E una vena propriamente narrativa si riscontra in "The Walker" (Colui che cammina) scritta nel 1912. Una ballata carceraria in inglese, in cui l’occasione autobiografica si trasforma in ossessione e "implorazione" (Tusiani), sostenuta da un ritmo lento e cupo. Questa poesia fu tradotta in italiano dal suo amico poeta e scultore Onorio Ruotolo e poi, alla fine degli anni ’70, da Alessandro Portelli. Le due traduzioni sono riportate nel volume. A volte Giovannitti traduceva da sé le sue poesie. Come nel caso della popolareggiante "Nenia Sannita". Ma, ha osservato Marazzi, non si tratta in realtà di vere e proprie traduzioni, poiché nel passaggio da una lingua all’altra il poeta finisce per dare vita a due esperienze poetiche contigue ma distinte.

Sebastiano Martelli ha messo in evidenza la formazione e i contesti culturali nei quali si è sviluppata la poesia di Giovannitti. Senza dimenticare, prima, di richiamare l’attenzione sulla marginalizzazione subita per molto tempo dalla letteratura italo americana in Usa (per non parlare dell’Italia). Il giovane Giovannitti fu molto influenzato dalle idee mazziniane del padre: ciò pesò nella sua formazione e nelle sue future scelte politiche. Si formò nel Convitto Mario Pagano di Campobasso (prestigioso istituto nel quale, nel 1889, insegnò nientemeno che Giovanni Gentile). Il giovane assimilò cultura di stampo carducciano e dalla "curvatura sociale-politica" (De Amicis, autore peraltro della poesia "I migranti", Stecchetti, Rapisardi). Ma già al liceo potrebbero esserci stati influssi culturali d’oltreoceano, secondo Martelli. Preside dell’Istituto era a quel tempo Luigi Gamberale, il primo traduttore in Italia di Walt Whitman. Che, sostiene Martelli, è molto presente nella poesia di Giovannitti. Ma non va trascurata un’altra componente, vitale e assai forte: il mondo contadino della sua terra natale. Il mondo di quel suo piccolo Molise, racchiuso nella paradigmatica, bellissima "Nenia Sannita". (Simonetta Pitari-Inform)


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