STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da "Tribuna Italiana" del 15.12.2004
Dedicato all’Assemblea del CGIE l’editoriale del direttore Marco Basti: "Italiani di serie B o D"
BUENOS AIRES - La settimana scorsa si è svolta a Roma l’assemblea plenaria del CGIE, l’ultima dell’anno. Dalla cronaca che hanno inviato le agenzie stampa si possono ricavare tanti spunti per il dibattito e la polemica. E’ su tre di questi spunti che vogliamo puntare oggi. Il primo, che prendiamo solo brevemente, riguarda una ricerca commissionata dal MAE e dal CGIE sulla condizione delle nuove generazioni di italiani residenti all’estero.
Nella presentazione dell’indagine si sottolinea che è stata una ricerca qualitativa, che comprende interviste a 429 giovani in vari Paesi dove risiedono comunità italiane. Una delle conclusioni principali è la mancanza di attaccamento delle nuove generazioni alle associazioni "fondate per i genitori", dicono le agenzie. Si tratta delle associazioni fondate dai partiti e dai sindacati per gli emigrati.
Invece quando parliamo di associazioni, noi abbiamo presenti quelle fondate "in loco" dai nostri emigrati. Cioè associazioni degli emigrati e non per gli emigrati. Forse da questo dipendono anche i risultati deludenti della ricerca
Fra qualche giorno il sito web della FEDITALIA (www.feditalia.org.ar) presenterà i risultati di una ricerca on-line, che sicuramente come metodologia di sondaggio non è tecnicamente uguale a quella utilizzata per la ricerca MAE-CGIE, ma che - oltre a presentare un numero maggiore di casi - è giunta a risultati opposti e cioè, conferma l’interesse di buona parte dei discendenti degli italiani, legati alle associazioni, nella partecipazione in quegli stessi sodalizi.
La discussione, che rinviamo a un’altra occasione, è basata su quello che si considera collettività, sulla validità delle nostre associazioni e sulle caratteristiche particolari dell’emigrazione italiana in Argentina, sostanzialmente diversa di quella nei Paesi europei, nell’Australia e in gran parte anche diversa da quella negli Stati Uniti. Comunque ritorneremo sull’argomento.
L’altro spunto, una questione minima in realtà, riguarda un episodio al ritorno delle sedute, dopo la pausa del pranzo, l’ultimo giorno. C’è stato un po’ di battibecco, a causa dei volantini delle tre centrali confederali (CGIL, CISL e UIL), che erano stati fatti ritirare dai tavoli del lavoro e dopo le proteste, rimessi sui tavoli dei consiglieri. Cosa dicevano i volantini? Semplicemente convocavano i consiglieri a partecipare alla "Manifestazione nazionale contro la politica del Governo sull’immigrazione". Nulla da dire sulla questione, perché ci sembra un’ottima idea se si è d’accordo nel considerare inadeguata la politica del governo sull’immigrazione. Sulla questione non siamo esperti e quindi non possiamo giudicare la politica del governo.
Conosciamo un po’ meglio invece, le questioni che riguardano gli italiani residenti all’estero. Non è che ci mettiamo a guardare l’archivio, ci affidiamo semplicemente alla memoria. Ma non ricordiamo alcuna "Manifestazione nazionale in favore degli italiani residenti all’estero", che sia stata promossa dalle tre centrali confederali. E non ricordiamo nemmeno che le tre centrali confederali abbiamo reclamato recentemente in favore degli italiani indigenti residenti nell’America latina, chiedendo che venga istituita senza altre dilazioni, la pensione sociale.
Conosciamo sì, i documenti che di volta in volta hanno presentato i rappresentanti dei Patronati, che a loro volta dipendono dai sindacati. Patronati che svolgono una funzione inestimabile in favore dei connazionali italiani residenti all’estero, specificamente in Argentina quando si tratta di assistenza per le pratiche di pensione. In questo settore si tratta di esperti senza il cui sostegno tanti emigrati italiani non avrebbero avuto la pensione italiana o non saprebbero come chiedere un aggiornamento o nemmeno come compilare i formulari che di anno in anno manda l’INPS. Un contributo prezioso e proprio perché lo è, è sostenuto economicamente dallo Stato Italiano. Sono protagonisti anche di azione politica di sostegno ad alcune posizioni e il Patronato Inca tra l’altro, ha lanciato in America Latina una raccolta di firme per reclamare la pensione sociale. Ma si tratta sempre di iniziative che si svolgono da noi e che non sono fatte proprie dalle sedi romane.
Non parliamo quindi del lavoro che svolgono i Patronati in Argentina, ma dell’azione politica del sindacato, anzi, delle confederazioni sindacali italiane, in Italia, in favore dei lavoratori emigrati e pensionati in Argentina e in altri Paesi dell’America Latina. Per questi non vengono convocate manifestazioni nazionali e soprattutto, non c’è un impegno preciso, chiaro, ampio, puntuale, specifico, nella richiesta della pensione sociale. L’impressione è che per loro siamo italiani di serie B o D, che non meritano lo scomodarsi dei vertici.
Infine il terzo spunto, crediamo che si commenta da solo. Tra gli ordini del giorno approvati dall’assemblea, c’è anche uno nel quale si dice che il CGIE, riunito in assemblea plenaria dal 7 dicembre scorso, ha approvato a maggioranza, durante l’ultima giornata di lavori, un ordine del giorno su "Solidarietà all’artista Leon Ferrari", presentato dal consigliere di nomina governativa in rappresentanza della Margherita Luciano Neri.
L’odg ricorda l’opera di Ferrari e conclude così: "L’Assemblea Plenaria del CGIE chiede alle autorità italiane di attivarsi nelle forme e nelle sedi proprie per chiedere che le autorità argentine individuino e colpiscano i responsabili di questo inaccettabile atto di violenza nei confronti di un apprezzato artista di origine italiana".
Visto che è stato approvato a maggioranza, sarebbe interessante conoscere come hanno votato i nostri consiglieri nel CGIE - noi al posto loro avremmo votato contro - anche perché non ci risulta che Ferrari sia un discendente di italiani fiero delle proprie radici o che frequenti le istituzioni della nostra comunità.
Tanti spunti sulle riunioni di sempre del CGIE che continua a sorprenderci ogni volta, il più delle volte in modo sgradevole. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)