ITALIANI ALL’ESTERO
Marcello Alessio: Assegno sociale ai doppi cittadini?
I lavori dell'Assemblea plenaria del CGIE, in corso a Roma, forniscono un'ottima occasione per mettere in chiaro, una volta per tutte, il problema che sicuramente è di gran lunga il più grave che si pone, almeno in Sudamerica e più esattamente nei quattro paesi in cui esistono grandi comunità di discendenti di italiani in attesa (sempre più disperata) del riconoscimento di cittadinanza - Brasile, Argentina, Perù e Uruguay.
La recente iniziativa di cinque senatori dell'Ulivo, per l'attribuzione di un assegno di solidarietà agli anziani residenti all'estero che versano in disagiate condizioni - a cui subito ha dato il suo sostegno il Consigliere Nardi, e che del resto ricalca gli auspici da tempo espressi da più parti - sembra peraltro voler estendere il beneficio in questione anche ai doppi cittadini, non emigrati ma nati all'estero da genitori eventualmente anch'essi cittadini stranieri. In tal senso del resto si era espressa il Consigliere F. Narducci nella recente riunione della Commissione parlamentare a Buenos Aires.
In sè, il principio sarebbe senz'altro apprezzabile e forse ineccepibile, se non si scontrasse con la desolante realtà delle centinaia di migliaia di domande di riconoscimento che si vanno accumulando ormai da anni in numerose sedi consolari dei quattro paesi citati, a causa del perdurante, anzi crescente squilibrio tra l'afflusso di nuove domande di riconoscimento e la capacità di evaderle da parte di uffici sempre più inadeguati anche a gestire il lavoro corrente.
Se i doppi cittadini già riconosciuti come tali, potessero accedere a un beneficio di tal fatta, apparentemente modesto ma comunque concreto, e moltissimi altri doppi cittadini, nelle stesse o anche peggiori condizioni economiche, continuassero ad esserne indefinitamente esclusi a causa della insufficienza della nostra rete consolare, l'ingiustizia e lo scandalo che ne conseguirebbero sarebbero tali da fare impallidire persino il ricordo delle decine di migliaia di domande di riacquisto tempestivamente presentate ma rimaste inevase, soprattutto a Montreal allo scadere della seconda proroga!
Non sarebbero più in gioco interessi puramente simbolici o di segno discutibile come quello al possesso di un passaporto eropeo o il diritto a partecipare a elezioni di cui poco si sa e poco interessano; per molti anziani indigenti, sarebbe in gioco una possibilità di sopravvivenza dignitosa. Come giustificare, in questi casi, il rinvio ormai praticamente "sine die" della trattazione delle loro domande di riconoscimento? Corrono voci inquietanti, secondo cui alcuni uffici consolari, disperati davanti a simili prospettive, sarebbero tentati di "azzerare" le liste di attesa, nella speranza che la maggior parte degli aventi diritto, si stanchino e rinuncino. Come ne uscirebbe l'immagine dell'Italia, non solo davanti a questi cittadini che di fatto vengono espropriati dei loro diritti, ma anche verso i paesi di cui essi sono anche cittadini?
Sembra strano che, in un momento così drammatico, ci sia ancora chi - come la UIM - trova il tempo di preoccuparsi di problemi del tutto subordinati e secondari, come quello della correzione degli errori dei cognomi che "potrebbero" ostacolare la procedura di riconoscimento. Vogliamo renderci conto che queste procedure sono quasi tutte bloccate, e rischiano di restarlo definitivamente? (Marcello Alessio)
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