ITALIANI ALL’ESTERO
Primo Convegno dei Ristoratori Italiani nel Mondo
Cucina italiana, messaggio che unisce i popoli
Una Tavola rotonda con i ristoratori in Oceania, Africa e Asia. L’augurio di Susanna Agnelli ai ristoratori nel mondo: "Anche qualcuno di voi tra i prossimi parlamentari"
ROMA - La cucina italiana: la forza di un messaggio appassionato che unisce i popoli". Un titolo assai azzeccato per la Tavola rotonda che si è svolta nella seconda giornata del Convegno dei Ristoratori Italiani nel Mondo. Perché i ristoratori italiani intervenuti provengono da terre dalle culture anche molto lontane dalle nostre: Oceania, Africa, Asia. Eppure la loro presenza testimonia del successo della nostra tradizione culinaria anche in quelle aree e del "messaggio unificante" della gastronomia pur nelle sue differenze. Giapponesi, neozelandesi, angolani ... mangiano sempre più italiano e i loro palati diventano sempre più esigenti e alla ricerca di prodotti e di una cucina che siano "veramente" italiani.
Una Tavola rotonda ricca di testimonianze di vita e di lavoro di ristoratori che portano avanti con passione attività nei più diversi Paesi, e che è stata onorata dalla presenza della rappresentante di una storica famiglia italiana: la senatrice Susanna Agnelli, che fu Sottosegretario agli Esteri e poi, nel 1995, Ministro alla Farnesina, unica donna nella storia della Repubblica a ricoprire tale incarico. Una presenza, ha sottolineato Mirko Tremaglia, "che fa capire che cosa è la politica dell’italianità". E la senatrice, al momento del congedo, in una piccola ma incisiva battuta ne ha richiamato il valore facendo riferimento all’esercizio del diritto di voto attivo e passivo degli italiani all’estero. "Auguro - ha detto Susanna Agnelli rivolgendosi a tutti i convegnisti - che qualcuno di voi venga a fare il senatore o il deputato in Italia".
All’incontro - moderato da Terenzio Medri, presidente dell’Associazione Italiana Sommellier - ha portato un breve saluto Rosanna Lambertucci, conduttrice di programmi Rai di successo dedicati alla salute. La giornalista, lei stessa una italiana all’estero, ha rivolto calorose parole a Tremaglia "italiano dal grande cuore". E ha ringraziato i ristoratori, attraverso i quali i nostri prodotti e il nostro "mangiar sano" si vanno diffondendo nel mondo.
Ha inaugurato gli interventi Alfredo Bovier, ristoratore a Sydney. L’Australia, ha ricordato Bovier, è un Paese dalla storia particolare e nel quale convivono ben 120 comunità di diversa etnia. Un Paese nel quale "tutti quelli che entrano dalla porta principale sono benvenuti, purché siano rispettosi delle legge". Diverse etnie, diverse tradizioni e, naturalmente, diverse cucine. Che vengono mantenute e tramandate. Anche nella comunità italiana, e in ristoranti italiani come il suo, dove si servono piatti selezionati e di qualità. Bovier ha poi colto l’occasione per ricordare (come poi anche altri seguendo il suo esempio), che "senza Tremaglia, noi italiani all’estero, i cittadini di serie B, mai avremmo potuto sperare nel diritto di voto".
"Amore, talento, passione" sono le tre molle che possono fare raggiungere molti traguardi. Come è accaduto a Maria Pia De Razza, pugliese 53enne, raffinata maestra di cucina in Nuova Zelanda. A Wellington gestisce un ristorante che ospita politici, sportivi (compreso il team di Luna Rossa), gente di spettacolo. E forma chef e personale specializzato anche fra i giovani Maori.
Due ristoratori dal Giappone, Elio Osara e Domenico Cantatore, hanno raccontato della loro attività nel Paese orientale e sottolineato come vi siano affinità di ingredienti fra le cucine italiana e nipponica, e come i giapponesi siano stati letteralmente conquistati dalla nostra cucina (tanto da mangiare italiano anche nelle loro case). Cantatore ha poi proposto a Tremaglia di organizzare periodicamente un convegno dei ristoratori per continuare a scambiare esperienze e "per farci sentire più vicini all’Italia".
Paolo Scalla, orgoglioso figlio di emigrati in Sudafrica, ha messo su un locale a Johannesburg nel ’96: da lì è nata una piccola catena, anche con marchio in franchising, che è espansa a Pretoria, Durban e Città del Capo. E punta a espandere e ancora la sua ditta...ma questa volta in Italia, la terra dei suoi avi. Baghi ha una storia di "emigrato a seguito d’impresa". In Algeria dal ’68, pur continuando a fare il dirigente in una impresa di costruzioni ha deciso ad un certo punto di dedicarsi alla sua passione: la gastronomia. Cosa che lo ha fatto entrare nel mondo della ristorazione e che gli dà soddisfazione. Anche se lamenta alcune difficoltà legate agli scambi import-export, alla concorrenza della cucina francese e alla presenza di ristoranti che si spacciano per italiani ma non lo sono. Ma Baghi non ha parlato solo di ristorazione. Riguardo al diritto di voto per gli italiani all’estero ha rilevato che "noi in Algeria non abbiamo potuto votare per problemi di posta" e ha inoltre sollevato il problema della non assistenza medica per i connazionali. Anche Castellana era a seguito di impresa. Arrivato in Angola se ne è innamorato e ha aperto un locale: oggi ne ha cinque e ne aprirà altri. Castellana si è detto orgoglioso di essere italiano e di avere portato tradizioni italiane. Oggi anche in Angola si mangia italiano: il paese è diventato un importatore di pasta.
Dal giovane Paradisi ristoratore in Egitto è arrivata la sollecitazione a stimolare i giovani a portare avanti le tradizioni italiane ovunque essi siano. Bordogna, bergamasco che risiede in Nigeria, si è detto convinto della importanza di convegni come questo e ha chiesto che le rappresentanze diplomatiche si adoperino per la promozione dei prodotti italiani "come fanno ambasciate di altri paesi". Anche Nataloni (India) ha definito il convegno, una "iniziativa interessante" e ha sollecitato una "azione a tenaglia" da parte di ambasciate e Ice per la promozione dei prodotti.
Caloiaro, della Tanzania, ristoratore e padrone di un villaggio turistico che organizza safari nella più grande riserva del mondo, ha sollevato il problema dei costi di importazione in un Paese in cui il prodotto italiano è comunque molto richiesto. E non certo solo dalla collettività italiana, peraltro molto ridotta negli ultimi anni: 600 persone, la metà delle quali missionari.
"Siete una pedina importante dell’Italia" ha detto Alfonso Iaccarino, una "eccellenza" della ristorazione in Italia, rivolgendosi ai convegnisti. Iaccarino ha ricordato i sacrifici degli emigrati italiani che, con le loro rimesse hanno sfamato famiglie e fatto ripartire un Paese devastato dalla guerra.
Infine, sollecitato dai partecipanti ai lavori, ha preso brevemente la parola Ugo Raffa, della commissione organizzatrice del Convegno. Raffa, che ha contattato personalmente i partecipanti, ha sottolineato come da un iniziale scetticismo i ristoratori siano passati all’entusiasmo e alla convinzione che eventi siffatti siano utili e produttivi. "Tutti vogliono il proseguimento concreto di questa iniziativa", ha detto Raffa. Dati gli applausi calorosi che hanno accompagnato l’affermazione, c’è da credergli. (Simonetta Pitari-Inform)