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INFORM - N. 212 - 21 ottobre 2004

Ciampi ai Cavalieri del Lavoro: "Ho fiducia che l’Italia saprà risalire le graduatorie della competitività"

Facilitare l’accesso alla cittadinanza italiana per gli stranieri. L’insegnamento dell’italiano porta con sé l’interesse per la nostra cultura

ROMA - "L'alta onorificenza che sto per consegnarvi, vi chiama a una responsabilità verso la Nazione che nel vostro lavoro, nelle vostre imprese, già esercitate, ma che ora si trasforma in un dovere aggiuntivo verso la "res publica": educare alla cultura, allo spirito di impresa, promuovere l'amor di Patria con il successo delle vostre imprese e di chi vi lavora con tanto impegno". Lo ha detto il Capo dello Stato nel corso della cerimonia in Quirinale per i nuovi Cavalieri del Lavoro.

Ciampi ha parlato di economia, o meglio della crisi della nostra economia. Le graduatorie dicono che l’Italia è al 47° posto, dopo il Botswana… Il Presidente, pur senza citarle, vi si riferisce chiaramente affermando che il nostro Paese "saprà risalire nelle graduatorie della competitività e saprà rimanere saldamente ai primi posti tra i paesi industrializzati". Una iniezione di fiducia da parte del Capo dello Stato in un momento difficile per il nostro Paese. "In questo momento di incertezze nei consumatori, produttori, lavoratori, il nostro patriottismo deve animarci e guidarci nell'operare quotidiano, deve essere la nostra stella polare", ha detto Ciampi, rilevando che "non mancano nel mondo dell'impresa, nel vostro mondo, anche nelle Regioni economicamente meno avanzate, esempi di straordinario successo, esempi di tenuta, esempi di adattamento rapido al nuovo mercato globale, nel quale ora operiamo avendo alle spalle il sostegno di una moneta solida, che offre i vantaggi della stabilità, di bassi tassi d'interesse, ma che impone un radicale cambio di mentalità rispetto al passato". Ora la situazione è tale che "si deve intervenire nell'immediato avendo la prospettiva e il coraggio di impostare e di avviare strategie di lungo periodo".

Ciampi indica la strada: "Nell'economia di oggi per rendere l'apparato produttivo più competitivo, il binomio di base è ricerca-formazione. Ed è interesse strategico che il sistema produca non solo ricerca applicata, ma anche ricerca pura: e noi difettiamo nel destinare risorse a entrambe. A tal fine non mi stancherò mai di spingere gli imprenditori a un rapporto più intenso con le università e i centri di ricerca". "Accrescere la produttività delle grandi imprese ancora presenti nella nostra economia è una necessità. E' altresì indispensabile che tra le 1.300 imprese di medie dimensioni, che rappresentano la forza e la speranza del nostro apparato produttivo, molte riescano a fare il salto quantitativo, con il sostegno di tutti i protagonisti: lavoratori, finanza, amministrazioni pubbliche. Per quanto riguarda le piccole e piccolissime imprese, i dati dimensionali dimostrano che il modello dei distretti è tuttora vitale ed efficiente: all'interno dei distretti le piccole imprese godono di migliore salute". Passando dall'offerta alla domanda, "la ripresa dei consumi delle famiglie dipende dal livello di fiducia che si riesce a diffondere nel sistema. Per avviarla – ha detto Ciampi - uno sforzo nella riduzione dei listini per i beni di largo consumo potrà costituire una importante spinta". "In una prospettiva di lungo periodo – avverte poi il Capo dello Stato - non ci sarà una crescita solida dei consumi senza un aumento delle nascite, che è l'indicatore più vero e autentico della fiducia che una comunità ha verso di sé". Insomma, "serve una politica demografica attiva, che assicuri un sostegno economico e sociale alle ‘culle’".

Ha parlato anche di immigrazione il Capo dello Stato, ribadendo l’importanza di rendere più facile l'accesso alla cittadinanza italiana per i cittadini stranieri che lavorano in Italia da anni: "Una politica lungimirante dell'immigrazione non può che porsi l'obiettivo di accogliere ogni anno, anche in relazione alle esigenze di forze di lavoro delle imprese, lavoratori regolari stranieri che scelgano questa nostra terra, che desiderino diventarne cittadini. La prospettiva della cittadinanza, per persone con contratti di lavoro da anni, con una buona conoscenza della lingua italiana, è auspicabile che venga facilitata. Ciò serve anche a distinguere chi vuole lavorare ed integrarsi nella nostra società, rispettandone leggi, valori, tradizioni, da chi viene in Italia con altre intenzioni".

Infine una esortazione: "Lavoriamo tutti insieme alla creazione nel mondo di una vasta platea di clienti affezionati dei prodotti italiani! Il primo "pubblico" al quale rivolgersi è proprio il grande numero di dipendenti di imprese "delocalizzate". Vi ho già rivolto un appello in questo senso: insegnate la lingua italiana ai vostri dipendenti all’estero! L’insegnamento dell’italiano porta con sé l’interesse per la nostra cultura, il desiderio dei nostri prodotti, il desiderio di visitare l’Italia".(S.P.-Inform)


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