Domenico Pisano (Azzurri nel Mondo): "Queste benedette tasse"
LOS ANGELES - Ma, aumentano o diminuiscono? La sinistra dice che aumentano, la maggioranza ed il Governo dicono che diminuiscono. Chi ha ragione?
Le cifre, per quanto ne so, sono cifre, anche se esistono diversi modi di leggerle; ma non solo, il modo di leggerle dipende dal pensiero economico di chi lo fa.
Sentendo il dibattito di ieri sera a Porta a Porta, è risultato abbastanza chiaro che le teorie economiche del governo, attraverso i suoi specialisti, si basano su una realtà vera del nostro Paese, interpretandole con rigida osservanza delle politiche economiche liberali, a loro volta fondate su previsioni di sviluppo compatibili con la capacita' di sostenimento della spesa pubblica, combinata con la rigida osservanza del contenimento del debito pubblico.
A cifre e dati rilevati da indici pubblici Istat, Diliberto e Bersani, hanno sempre risposto con riferimenti a dati partitici, provenienti da enti privati, sempre accompagnati da risolini ed apprezzamenti soggettivi ispirati da un complesso di superiorità (od inferiorità?),ma, soprattutto, non riuscendo mai a spiegare come mai questo governo sia cosi' applicato e dedicato a riformare ed ammodernare il nostro Stato, per portarlo alla stessa altezza degli altri Paesi europei. Non riuscendo mai a spiegare come mai i lunghi anni di governo della sinistra hanno schiacciato il nostro Paese in un immobilismo, senza sviluppo, con il solo ed unico merito (?) di avere portato l'Italia in Europa, sia pure per il mezzo di una tassa straordinaria, solo parzialmente rimborsata; a parte il fatto che è mia opinione personale che, comunque fosse, l'Europa non avrebbe assolutamente potuto permettersi di lasciare l'Italia fuori dalla nuova entità comunitaria, pena gravi ripercussioni nell'economia dei singoli Paesi, per effetto della concorrenza che avrebbero fatto i prodotti italiani, liberi da vincoli, che invece avrebbero penalizzato i rispettivi prodotti nazionali.
Le tasse quindi: si, certo, occorre annullarle o diminuirle per i redditi bassi, ma , in un momento di grave crisi europea, occorre certamente anche ridimensionarle per i redditi medi personali, onde aumentare i consumi, e, per le imprese, anche le più grandi, al fine evidente di incrementare gli investimenti, l'espansione e la ricerca; il tutto, naturalmente con i relativi vincoli idonei ad evitare accantonamento improduttivo di ricchezza.
Questa difficile operazione è da fare in uno dei contesti economici più difficili di questo dopoguerra, dove il mondo occidentale, preda delle preoccupazioni e dello sconcerto occorso dopo l'undici settembre (volutamente e persistentemente ignorato dalla nostra sinistra come fatto dirompente in tutti i sensi),si dibatte in una crisi di grandi proporzioni, con una crescita infinitesimale, mentre l'altra parte del mondo, quella estremo orientale, sta vivendo un boom economico tanto piu' appariscente in quanto derivante da una ricchezza assolutamente imparagonabile con quella occidentale, la cui base di partenza era assai più elevata.
Come tutti ben sanno, è certamente assai più difficile migliorare un livello economico sociale assai più evoluto, dove quindi i margini di incremento sono fisiologicamente assai ristretti e molto più costosi, che non evidenziare numeri di crescita che originano da bassi o bassissimi livelli di vita.
Ossia, in tale caso, i coefficienti di crescita economica, per quanto modesti, facendo riferimento ad un'economia assai depressa, appaiono di proporzioni percentuali eclatanti, perché riferentesi ad un diverso parametro: in poche parole sono riferimenti non omogenei.
Che l'economia cinese cresca ad un ritmo del dieci per cento, mentre quella europea del due per cento, non vuole affatto dire che il "gap" dell'otto per cento che ne risulta sia lo specchio di una corrispondente crescita numerica di fatto in termini di profitto interno lordo, perché' quel due per cento ha costi magari superiori, pari o lievemente inferiori alla crescita maggiore.
In conclusione, colpevolizzare il Governo di un Italia che cresce così poco in questa congiuntura, significa solo speculare politicamente su numeri non omogenei, facendo del terrorismo economico in quanto non si pongono gli accenti dovuti su aspetti essenziali dell'economia di una Paese come il nostro, sempre tributario verso l'esterno degli oggi elevatissimi e penalizzanti costi delle materie prime, aggravati dagli altrettanti elevatissimi costi del lavoro che, grazie ai sindacati socialcomunisti dal dopoguerra in poi, hanno solo badato ad interessi settoriali senza proporzionarli alla realtà ed alle vicissitudini economiche che ci hanno accompagnato.
Si, certamente le tasse sul lavoro dipendente sono troppo elevate: ma, mi chiedo, come mai siamo arrivati a questo punto? L'introduzione dell'euro ci è costata molto, ma chi ha stabilito un tasso di conversione con la vecchia lira in quelle proporzioni?
Non credo sia produttivo ed utile colpevolizzare questo o quel governo, ma evitiamo, per favore, di addossare a questo Governo colpe non sue e difficoltà in grandissima parte ereditate da quelli passati, per decenni immobili, conservatori dei pur sacrosanti diritti dei lavoratori, ma incapaci di quelle spinte progressiste che dovrebbero essere patrimonio del loro credo politico, e che sono sempre state riservate agli adeguamenti salariali con pochissimo o nullo riguardo a provvidenze che incrementino la produttività, i consumi e la circolazione della ricchezza.
E' vero o non è vero forse che tutti i governi di sinistra o centro sinistra, per non parlare di alcuni vecchi governi democristiani sono stati schiavi delle politiche sindacali che hanno portato a difese corporative degli interessi dei lavoratori, con poco o nullo rispetto degli interessi degli altri attori dell'economia italiana, con lo spiacevole risultato di portare il costo del lavoro in Italia fra i più elevati del mondo, imparagonabili con quei pochissimi ancora più elevati perché esistenti in Paesi di ben altra solidità economica?
D'altronde la chiusura totale che l'opposizione nostra fa quasi ossessivamente nei confronti delle proposte e dei progetti del Governo, senza quasi mai fornire proposte alternative, anche per loro divisioni interne condizionate dai partiti di estrema sinistra, dà il quadro esatto delle sue ambizioni di governo, al di là dell'interesse dei cittadini su riforme, ammodernamenti e miglioramenti: fare opposizione, per la nostra attuale di centro sinistra (o di sinistra?) vuole dire solo e sempre dire di no, demolendo, senza contribuire a costruire un Paese! Domenico Pisani, Coordinatore Azzurri nel Mondo West USA/Inform)