* INFORM *

INFORM - N. 198 - 6 ottobre 2004

Rai International in Canada

Giovanni Rapanà (CGIE): "Il Governo italiano non convince gli Italiani in Canada"

MONTREAL - Dopo la risposta all’interrogazione urgente dell’On. Roberto Ruta sul "Caso Canada" (vedi Inform n. 197. ndr) cresce nella nostra comunità il dubbio che il Governo italiano non intenda intervenire incisivamente per garantire loro l’accesso ai programmi di Rai International.

Tutto questo, mentre TLN si alimenta con programmi di Mediaset e della SitCom. Non vorrei che qualcuno, ben insediato nel Governo italiano, stia tiranto le fila per frenare l’azione del suo Governo a vantaggio di interessi che, per il momento, risultano poco chiari. Quello che invece è molto chiaro è che il Governo di Ottawa sia riuscito ad imporre il contenuto canadese, anche alla diplomazia italiana. l’Ambasciatore italiano in Canada non ha mai scritto su un giornale canadese che gli italiani sono stati discriminati dalle decisioni del CRTC, mentre l’Ambasciatore canadese in Italia ha scrito su "Il Sole 24 ore" del 26 luglio 2004, parole di discredito nei confronti di Rai International e dei canadesi di origine italiana che chiedono di ricevere la Rai, come ricevono le televisioni pubbliche di altri Paesi.

Dopo il rapporto degli esperti, pubblicato il 28 settembre, sembra che il Governo non intenda intervenire sulla CRTC, come invece aveva promesso di fare entro il 13 ottobre, per facilitare l’accesso di Rai International e lascia passare due ipotesi che ci preoccupano particolarmente. La prima è che, chi vorrà vedere la Rai dovrà pagare una "tassa" che, vista l’aria che tira, ha tutta l’aria di una tangente. « Nous sommes d’avis que les radiodiffuseurs offrant des services en langues tierces qui sont inscrits sur la liste des services admissibles devraient être tenus d’apporter une contribution à un niveau équivalent. La façon la plus indiquée est sous la forme d’une contribution financière à un fonds de production ……. Les services en langues tierces actuellement inscrits sur la liste des services admissibles devraient accepter, comme condition pour rester sur la liste, de faire une contribution au fonds pour la programmation en langues tierces équivalant à au moins 10 % de leurs revenus. Pour que cette recommandation puisse être suivie, le système canadien devra créer un fonds de programmation en langues tierces ». Va da sé, che qualora venisse offerta Rai International a prezzi proibitivi, inciderebbe direttamente sull’economia degli anziani e delle giovani famiglie che sono già le fasce più deboli. Credo che questo non sia giusto. Non dimentichiamo che Rai International, il Governo italiano e quello canadese, sono in debito nei confronti della comunità italiana in Canada. L’altra preoccupazione è data da un’altra racomandazione contenuta nel rapporto degli esperti e riguarda l’ipotesi di far pagare anche Telelatino a chi vuole vedere Rai International. « Même si la création d’un fonds pour la production en langues tierces accessible aux services canadiens contribuera à atténuer les conséquences d’une concurrence accrue, nous sommes d’avis qu’il existe d’autres possibilités pour renforcer les services existants, en particulier la façon de présenter les émissions au public (groupage) ».

Questo ci preoccupa molto, anche alla luce del diniego del Ministro Liza Frulla di incontrare la Comunità italiana, mentre riceve regolarmente Telelatino.

Chiediamo che la posizione del Governo italiano, vada al di là della lettera al Presidente del Comites di Montreal e all’Ambasciatore canadese, che sia pure importanti, si sono rivelate del tutto insufficienti. Ma si manifesti in sede di Consiglio d’Europa, insieme a Spagna e Portogallo. In sede di Consiglio di sicurezza dell’ONU. Insomma se è vero, come è vero, che gli italiani in Canada sono discriminati, il Governo italiano dovrebbe assumere una posizione più forte, per eliminare tale discriminazione e garantire anche in Canada l’arrivo della Rai, l’unica, con tutto il rispetto per Mediaset, che possa garantire nel mondo l’immagine reale e contemporanea dell’Italia. La cultura non può avere frontiere e non puo’ essere tassata, altrimenti si frena il processo di crescita civile di una Società che trova la massima espressione nel confronto diretto tra le diverse culture. Forse parliamo a vuoto, ma non vorremmo che il cauto ottimismo del Sottosegretario Ventucci fosse il segnale di una incomprensibile rassegnazione del Governo italiano sul "Caso Canada". (Giovanni Rapanà-CGIE Canada/Inform)


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