* INFORM *

INFORM - N. 187 - 22 settembre 2004

Intervista al responsabile dei Ds per gli italiani all'estero Gianni Pittella

Auspicata la messa in rete dei ricercatori italiani nel mondo con il proprio paese di origine e il varo di una legislazione di sostegno che incentivi gli investimenti in Italia dei nostri imprenditori all'estero

ROMA - L'emigrazione italiana è una realtà di non facile interpretazione che, oltre a presentare variegate e specifiche peculiarità legate al contesto storico dei Paesi accoglienza, appare ancora caratterizzata da flussi dinamici di varia natura. Partenze silenziose, sicuramente meno appariscenti delle grandi migrazioni di massa dei secoli scorsi, che spesso vengono date per scontate e non fanno ormai più notizia. E' il caso della cosiddetta "fuga dei cervelli" che ogni anno sottrae all'Italia le promettenti menti di tanti giovani ricercatori. Una costante perdita di risorse umane di alta qualità che, in un mondo sempre più immerso nella competizione globale, rischia di rallentare lo sviluppo scientifico ed economico del nostro Paese. Ma la ricerca di nuovi sbocchi professionali all'estero non si ferma al mondo della scienza. Quasi ogni giorno infatti numerosi imprenditori italiani attraversano la frontiera per promuovere, soprattutto nell'ambito dei Paesi dell'Est europeo, nuove attività produttive. Imprese di varia natura che si affiancano alla vasta e storica galassia aziendale gestita da lungo tempo e con successo dai nostri connazionali nel mondo.

Su questi argomenti abbiamo rivolto alcune domande a Gianni Pittella, responsabile nazionale dei Democratici di Sinistra per gli italiani all'estero.

Nonostante i tempi delle grandi emigrazioni di massa siano molto lontani ancora oggi numerosi italiani si recano all'estero per cercare nuovi sbocchi professionali ed imprenditoriali. Quali iniziative potrebbero essere intraprese per frenare questo esodo che allontana dall'Italia preziose menti scientifiche e produttive?

Noi vogliamo mandare un messaggio a due segmenti molto precisi della realtà italiana all'estero. Sto parlando della ricerca scientifica e dell'impresa. Due contesti molto seri che nel passato sono stati affrontati in maniera propagandistica attraverso la creazione di improbabili associazioni di scienziati e imprenditori italiani all'estero. In questo ambito noi desideriamo invece avanzare delle richieste precise. In primo luogo, per quanto riguarda il fronte della scienza, è inutile pensare ad un ipotesi immediata di rientro in Italia dei nostri ricercatori all'estero. Nel nostro Paese a tutt'oggi non sussistono infatti le condizioni ideali per collocare e sviluppare le capacità di ricerca di questi scienziati. Credo invece che sia più realistico pensare alla costruzione di reti che pongano in diretto collegamento le nostre professionalità disperse nel mondo con gli Enti di ricerca e le strutture universitarie italiane che operano in Patria. Non bisogna poi dimenticare che in questo contesto potrebbero essere utilizzati, al fine di raggiungere risposte concrete, anche gli strumenti operativi e finanziari offerti dall'Unione Europea, come ad esempio il sesto e il settimo programma quadro sulla ricerca e l'innovazione tecnologica. Auspico inoltre che ogni istituzione si assuma l’impegno di prevedere in ogni finanziaria un budget adeguato per la ricerca.

Lei ha accennato anche all'aspetto imprenditoriale. Cosa ci può dire sull'argomento?

Per le nostre imprese che hanno avuto successo all'estero e vogliono in qualche modo collocare una parte dei loro investimenti in Italia attraverso attività imprenditoriali di internazionalizzazione non esiste ancora nel nostro Paese un'adeguata legislazione di sostegno. A tutt'oggi manca una specifica norma che, attraverso l'introduzione di incentivi, defiscalizzazioni e servizi mirati, sostenga gli imprenditori italiani che decidano di ampliare il loro giro d'affari promuovendo nel nostro Paese dei progetti produttivi.

Questo per quanto concerne la promozione in Italia degli investimenti dei nostri imprenditori nel mondo. Ma come si potranno aiutare e sostenere gli sforzi produttivi delle tante aziende dei nostri connazionali all'estero che operano nei vari Paesi d'accoglienza, spesso fra mille difficoltà?

A mio giudizio sarà opportuna una profonda trasformazione dei ruoli e dei profili delle nostre espressioni istituzionali all'estero. A tutt'oggi infatti le Ambasciate, i Consolati, gli Istituti di Cultura, l'Eni, la Simest e l'Ice, in pratica tutta la nostra rete diplomatica e commerciale che opera nel mondo, non svolgono adeguati ruoli di servizio e supporto nei confronti dei nostri imprenditori all'estero e di quanti aspirino a diventarlo. Credo quindi che queste strutture dovrebbero divenire, attuando una trasformazione a tutto tondo che appare possibile, dei veri e propri sportelli di sostegno, capaci di fornire agli imprenditori italiani all'estero specifiche forme di assistenza, consulenza e tutoraggio. (Goffredo Morgia-Inform)


Vai a: