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INFORM - N. 143 - 10 luglio 2004

Una ricerca dei Comuni di tre capitali europee finanziata dal Fondo Europeo per i Rifugiati

"Europa Terra d’Asilo": Roma, Londra e Berlino per l’accoglienza e l’integrazione dei rifugiati

ROMA - Costruire un sistema per l’accoglienza e la integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati, armonizzando politiche e strategie e lasciando fuori dalla porta tentazioni di politiche dell’esclusione. Nasce da questi presupposti, nel 2002, l’idea del Progetto "Europa Terra d’Asilo". L’importante iniziativa, finanziata dal Fondo Europeo per i Rifugiati della Comunità Europea è stata realizzata dall’Ufficio Immigrazione del Comune di Roma (Dipartimento V-Politiche Sociali e Promozione della Salute) in partenariato con il Comune di Londra (Greater London Authority-Ufficio del Sindaco), il Comune di Berlino (Berlin Senate-Commissariato per l’integrazione e l’immigrazione) e in collaborazione con il Cir-Consiglio Italiano per i Rifugiati, il Centro Astalli, la Casa dei Diritti sociali-Focus, Sol.Co. Roma Consorzio per la Cooperazione Sociale. Il Progetto, partito nell’aprile 2003 e terminato in questi primi giorni di luglio, ha avuto come fine quello di realizzare una ricerca attenta e dettagliata sulle metodologie di accoglienza ed integrazione di richiedenti asilo e rifugiati in tre capitali europee: Roma, Londra e Berlino.

La ricerca, appena pubblicata in italiano e in inglese, è stata presentata ufficialmente a Roma, presso il Complesso Monumentale di Santo Spirito, nel corso di un convegno al quale hanno preso parte oltre a rappresentanti di Ong, autorità del Comune di Roma, di Londra, di Berlino, della Comunità Europea. Per realizzare il progetto sono stati istituiti dai tre comuni Osservatori ad hoc. Gli Osservatori - ha spiegato Alessandro Radicchi, del Sol.Co. Roma, che ha introdotto l’incontro - hanno avuto il compito di raccogliere dati e informazioni su leggi, prassi, metodologie di accoglienza, orientamento e di integrazione di richiedenti asilo e rifugiati politici nelle tre capitali europee. Un lavoro certosino nell’ambito di un progetto mirato – ha spiegato ancora Radicchi - al raggiungimento di una serie di obiettivi. Il primo è quello di contribuire alla armonizzazione delle politiche europee in merito all’accoglienza e all’inserimento sociale dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Il secondo obiettivo è quello di identificare una serie di nuovi strumenti per migliorare, a livello locale, le procedure di riconoscimento, accoglienza e inserimento sociale dei rifugiati. Si mira poi a consolidare e ampliare le collaborazioni tra autorità locali e Terzo settore livello locale e internazionale. Altro obiettivo è l’identificazione di nuove strategie politiche comuni per l’accoglienza e l’integrazione dei richiedenti asilo e rifugiati. Infine, la sperimentazione di nuovi strumenti di osservazione e ricerca nell’ottica della strutturazione di una metodologia di analisi qualitativa e quantitativa del fenomeno dei rifugiati e dei richiedenti asilo nelle città coinvolte e in Europa. Roma,Londra e Berlino sono tra le città europee che assumono maggiore rilevanza per quanto riguarda le "migrazioni forzate". Londra e Berlino per lungo tempo sono state tra le mete principali di processi migratori con ingente afflusso di profughi da numerosi paesi. Roma, invece, fino a poco tempo fa rappresentava solo un luogo di transito per i rifugiati provenienti dall’est, dal Mediterraneo e dall’Africa

A Roma, si legge nella ricerca, è difficile dare numeri certi su richiedenti asilo e rifugiati. Nel 2003 dovrebbero essere stati intorno ai 7000, si legge nella ricerca, che evidenzia che questa cifra risulta dalla somma degli ospiti dei centri di accoglienza del Comune di Roma, dalle persone in lista di attesa e della stima dei richiedenti asilo e rifugiati senza fissa dimora. Una stima - evidenzia la ricerca - che è in linea con i dati relativi al numero complessivo delle domande esaminate dalla Commissione Centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato, che nel 2003 sono state 11.319. Le informazioni statistiche della popolazione di richiedenti asilo e rifugiati a Londra sono molto limitate. Si può calcolare, secondo i dati del Greater London Authority, che alla fine del 2001 almeno 364mila persone, pari al 5% degli abitanti di Londra avevano chiesto asilo nei 15 anni precedenti ed erano ancora richiedenti asilo, oppure persone in possesso di permesso di soggiorno per asilo politico o motivi umanitari, oppure persone erano rimaste sul territorio anche dopo avere ricevuto un diniego. Berlino fornisce dati, per il 2003, dei richiedenti asilo e rifugiati secondo il loro status: "richiedenti asilo riconosciuti" 4.003; "durante la procedura di asilo" 6.672; "soggiorno per motivi straordinari" 15.505; "sospensione dell’espulsione" 18.682; "rifugiati soggetti a quota"(assegnata sulla base di particolari azioni umanitarie:la maggior parte di essi è costituita da ebrei provenienti dalla ex Unione Sovietica), 4689; "espulsione" (riflette la situazione al 31 marzo 2004), 20.335. Totale: 69.886.

In appendice alla ricerca è pubblicata una Dichiarazione congiunta dei sindaci e dei leader delle città europee, firmata nel 2003 e discussa al meeting di Berlino. Un documento assai importante - come ha tenuto a sottolineare Christopher Hein, direttore del Cir e coordinatore del Progetto Europa Terra d’Asilo - nel quale i sindaci firmatari (ormai 17, per l’Italia: Roma, Venezia, Napoli ) "fanno sentire la voce delle città" con l’obiettivo di fare maturare una politica europea comune sull’asilo. Politica comune che, fanno osservare i sindaci, richiede adeguati finanziamenti europei. Un documento che assume ancora più valore, ha osservato Hein, alla luce di "paure" e "chiusure" che si stanno invece registrando in Europa nei confronti dei rifugiati e, più in generale, nei riguardi degli immigrati.

Nel corso dell’incontro, da Patrick Lefevre, rappresentante del Fondo Europeo Rifugiati della Comunità Europea, è arrivata una forte sollecitazione a amministrazioni locali e organizzazioni del settore affinché facciano pressione sui propri governi nazionali perché recepiscano e attuino almeno "standard minimi" di accoglienza messi a punto dalla Commissione europea. L’Assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, Raffaela Milano, ha posto invece l’accento sull’importanza della ricerca e l’impegno del Comune per una politica dell’accoglienza e dell’inserimento, non disgiunto da una sensibilità per casi particolari - tra l’altro è stato aperto anche un centro specifico per persone che hanno subito torture - ha ricordato come in Italia manchi ancora una legge nazionale sull’asilo. "Scontiamo ritardi evidenti nelle politiche per i richiedenti asilo e i rifugiati" , ha detto richiamando l’attenzione anche sulle lungaggini delle procedure che riguardano le richieste di asilo. "Tempi di attesa lunghi e che costringono queste persone nel limbo e in condizione di passività", ha aggiunto rilevando come ai richiedenti asilo sia anche impedito l’accesso al mercato del lavoro. Luisa Laurelli, Presidente della Commissione Politiche Sociali del Comune, ha rilevato come nella politica nazionale manchi la sensibilità nei confronti delle problematiche dei richiedenti asilo e dei rifugiati e ha chiesto all’Europa di avere sulla scena internazionale "un peso politico più forte" in questo ambito. Da Laurelli è arrivata anche la proposta che i contributi vengano gestiti a livello di amministrazioni locali. Padre Francesco De Luccia, Presidente dell’Associazione Centro Astalli e componente del Tavolo Cittadino Rifugiati, ha evidenziato due "sfide per il futuro": la capacità di differenziare gli interventi secondo le esigenze e le possibilità di inserimento dei richiedenti asilo e dei rifugiati; la formazione al lavoro per i richiedenti asilo. "Perché non è pensabile - ha affermato De Luccia - che la integrazione avvenga solo dopo avere ricevuto lo status di rifugiato". Jasper Stanton (Greater London Authority), ha evidenziato l’importanza per Londra di avere creato, attraverso la ricerca, dei collegamenti con altre città europee e ha spiegato che il Comune ha avviato un dibattito con il governo nazionale in merito alle persone senza status ma che non possono essere rimpatriate. Ha inoltre osservato come politiche restrittive, come quelle Usa prima e ancora di più dopo l’11 settembre abbiano in realtà avuto solo l’effetto di fare aumentare l’immigrazione clandestina. Robin Schneider (Berline Senate), ha posto l’accento sull’approvazione, da parte della Camera Bassa della Germania, della nuova legge sulla immigrazione. La legge, che entrerà in vigore nel gennaio 2005, cambierà - ha spiegato Schneider - il sistema giuridico non solo per gli immigrati ma anche per i richiedenti asilo.

Dopo le testimonianze di un rifugiato dal Ruanda, Augustin Musafiri - che ha raccontato il percorso di integrazione nella città di Roma - e quella del Consigliere aggiunto al Comune di Roma Aziz Darif - che ha sottolineato come l’Europa sia "una fortezza inaccessibile trincerata dietro la paura" rimarcando la necessità di mettere a punto strumenti efficaci per garantire piena cittadinanza e piena partecipazione alla vita sociale e ai diritti civici - ha concluso i lavori Giulio Russo, della Casa dei Diritti Sociali- Focus. Russo si è soffermato sulle conclusioni e sulle raccomandazioni contenute nella ricerca e volte ad un miglioramento del sistema di integrazione a livello europeo e nazionale. (Simonetta Pitari-Inform)

Pubblichiamo di seguito le Raccomandazioni

I governi nazionali dovrebbero intrattenere regolarmente rapporti con le autorità cittadine, sia per la consulenza sulle questioni inerenti l’asilo che per la verifica dell’impatto nelle città delle politiche nazionali in materia

Le procedure nazionali d’asilo dovrebbero essere adeguate al fine di garantire che: sia evitato un rifiuto delle richieste di asilo su basi puramente formali; le città possano fornire, direttamente, in collaborazione con Ong specializzate o avvocati, sistemi accessibili di consulenza legale in grado di soddisfare i diversi bisogni dei richiedenti asilo; ci siano strumenti per trovare soluzioni per i richiedenti asilo che, ricevuto un diniego, non possono essere rimpatriati per motivi legali, umanitari o materiali entro i cinque anni successivi alla decisione stessa.

Ogni città dovrebbe promuovere spazi di interazione fra amministrazioni locali e Ong, le cui caratteristiche – flessibilità organizzativa, motivazioni, varietà di servizi offerta – andrebbero sostenute, pur rimanendo ferma la prima responsabilità dello Stato nei confronti di chi chiede protezione.

I richiedenti asilo che attendono la determinazione della loro richiesta, in conformità ai diritti garantiti dai trattati internazionali, dovrebbero avere adeguati mezzi di sostentamento e di cura alla salute, per non essere spinti alla povertà da politiche che non assicurano loro l’assistenza materiale e l’alloggio.

Le leggi nazionali sull’asilo e sul lavoro e le prassi delle amministrazioni locali dovrebbero essere adeguate per permettere ai richiedenti asilo l’accesso al mercato del lavoro entro 6 mesi dalla presentazione della richiesta e ai rifugiati non viene confermato il loro status.

E’ necessario un esame della demografia della popolazione dei richiedenti asilo e rifugiati in ogni città e la Commissione è esortata a esplorare la possibilità di organizzare questo lavoro su basi pienamente comparative. Si invita a considerare una priorità l’aggiornamento e l’approfondimento delle conclusioni dell’Osservatorio Europa Terra d’Asilo (ELA) 2003-2004. (Inform)


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