Dino Nardi: in Svizzera voglia matta di "Ulivo", occasione da non perdere!
ZURIGO - Dopo la brillante vittoria dell’alleanza "Uniti con l’Ulivo per gli Italiani in Svizzera" e, più in generale, delle altre liste di centrosinistra che si è ottenuta nella Confederazione nelle recenti elezioni dei Comites, domenica 27 giugno a Berna si è avuto il bis!
Infatti l’assemblea dei Grandi Elettori convocata dall’Ambasciata d’Italia per eleggere i cinque membri della delegazione che rappresenterà la comunità italiana in Svizzera nel Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), per la prossima legislatura, ha confermato la voglia di "Ulivo" anche della stragrande maggioranza dei Grandi Elettori. Il risultato è stato chiarissimo: i 218 Grandi Elettori, potendo esprimere solo quattro voti di preferenza, hanno dato la loro fiducia, permettendone l’elezione, a ben quattro candidati (Franco Narducci, Anna Rüdeberg, Michele Schiavone ed il sottoscritto) tra quelli (7) su cui puntava l’alleanza dell’Ulivo. Il quinto degli eletti è stato, poi, Claudio Micheloni la cui organizzazione, la Federazione delle Colonie Libere Italiane, di cui è presidente, in questa occasione, ha voluto presentarsi separatamente "sfilandos"i dall’alleanza dell’Ulivo della quale, invece, aveva fatto parte nella precedente elezione dei Comites.
Un successo quello ottenuto nelle elezioni dei Comites e del CGIE dalle forze politiche ed associative italiane in Svizzera, che hanno aderito al progetto dell’Ulivo che ora non può e non deve, a mio avviso, essere semplicemente archiviato, in attesa di una nuova futura chiamata alle urne. No, questa vittoria è stata un segnale forte ed inequivocabile del corpo elettorale e deve essere di incitamento per proseguire e consolidare questo progetto unitario per arrivare a costituire, in modo serio e strutturato, l’Ulivo anche in Svizzera. Cioè una grande forza politica riformista e progressista in cui vi si possa riconoscere il mondo cattolico, quello socialista e quello postcomunista. E quanti altri ancora vogliono difendere la giustizia, la libertà, lo stato sociale, la pace e lottare per una società più giusta. Un progetto politico di questo tipo potrebbe, oltretutto, attrarre sicuramente quella parte più sociale e non conservatrice del vecchio mondo democristiano e riassorbire la diaspora subita dallo stesso Partito Socialista con la fine della cosiddetta Prima Repubblica.
Un socialista riformista come il sottoscritto, e con me certamente tutti coloro che mi hanno sostenuto sia nelle elezioni dei Comites che in quelle del CGIE, siamo fermamente convinti e determinati nel voler proseguire nella realizzazione di questo progetto unitario nella certezza che solo così sia possibile difendere meglio anche gli interessi della nostra comunità in Svizzera. (Dino Nardi-Inform)