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INFORM - N. 129 - 22 giugno 2004

Presentata dalla Caritas una ricerca sull'allargamento dell'Europa a Est e l'immigrazione

Auspicata una casa comune europea che garantisca una costruttiva convivenza, lo sviluppo del modello sociale e la libera circolazione dei lavoratori comunitari

ROMA - A pochi giorni dal varo della nuova Costituzione che darà nuovi e più efficaci meccanismi politici all'Unione Europea è stato presentato a Roma il volume della Caritas Italiana dal titolo "Europa. Allargamento a Est ed immigrazione". Un'ampia ricerca, curata da Oliviero Forti, Franco Pittau e Antonio Ricci, che si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità che l'importante operazione non rimanga senza anima, si sviluppi sulla base del modello sociale europeo, garantisca un'idonea tutela e la libera circolazione dei lavoratori comunitari e si completi in una fattiva convivenza. L'opera, patrocinata dal CNEL, approfondisce sia gli aspetti economici, occupazionali, culturali e religiosi del nuovo contesto europeo, sia le dinamiche migratorie dei Paesi dell'Est. Nel libro i lettori trovano, oltre ad interessanti approfondimenti sulla presenza degli immigrati esteuropei in Italia - alla fine del 2003 gli stranieri provenienti da quest'area soggiornati nel nostro Paese superavano il milione -, specifiche schede socioeconomiche sui dieci Paesi interessati dall'allargamento.

Sempre in ambito italiano sono state inoltre condotte apposite indagini esplorative sulla realtà della comunità ucraina - dalle oltre 2.000 persone ascoltate è emersa la figura tipo di una giovane immigrata che opera nel settore familiare, possiede alte qualifiche professionali e lavora per mantenere la famiglia nella terra natia - e su come vengono visti in Italia gli immigrati polacchi. Una ricerca, condotta su 200 studenti dell'Università "La Sapienza", che ha evidenziato una scarsa conoscenza da parte dei giovani italiani della storia e della realtà di quel Paese e la pericolosa persistenza di deteriori stereotipi che attribuiscono ai polacchi una lunga serie di atteggiamenti e comportamenti negativi. Da segnalare infine interessanti informazioni sulla presenza imprenditoriale del nostro Paese in alcune nazioni dell'Est Europa. A tutt'oggi le numerose aziende italiane sono prevalentemente dislocate in Romania (13.000), Ungheria (2.400), Bulgaria (1.000), e Polonia dove operano circa 400 società a partecipazione mista.

La presentazione del libro è entrata nel vivo con l'intervento del coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes Franco Pittau che ha in primo luogo ricordato come quest'opera, che lo vede tra i realizzatori insieme ad altri 32 autori italiani e stranieri, si prefigga di "raccontare" l’allargamento dell'Unione attraverso la presentazione di dati certi e con un linguaggio semplice e facilmente accessibile. Un accorgimento comunicativo, volto a garantire la piena fruibilità dell'opera che, grazie anche all'inserimento nel volume di dati statistici insoliti e rari, faciliterà certamente il lavoro dei giornalisti e degli operatori del settore.

Dopo la breve riflessione del rappresentante della Banca Monte Paschi di Siena Marcello Panà che ha parlato della recente attivazione di nuove forme di microcredito capaci di condurre sulla strada del risparmio bancario anche agli immigrati meno abbienti, il Direttore della Caritas Italiana mons. Vittorio Nozza, che ha curato l'introduzione dell'opera, si è soffermato sull'eccezionalità dell'allargamento ad Est della casa comune europea. Un evento non banale e ricco di prospettive che coinvolge quasi mezzo miliardo di persone e che vede l'Italia in prima linea insieme agli altri Paesi fondatori. Nozza, nel sottolineare come nell'Europa dei popoli la figura dell'immigrato assuma connotazioni positive o negative a seconda dei vari punti di vista, ha poi ribadito l'importanza dell'accoglienza ed dell'integrazione.

Due aspetti della realtà migratoria che devono essere motivati dal rispetto della dignità umana e dalla necessità di avviare lo straniero verso un percorso di piena cittadinanza. Un ambito, quello migratorio, in cui l'Europa non ha finora brillato. Mancano infatti a tutt'oggi sia strumenti comuni di intervento volti a favorire l'inserimento e l'integrazione dell'immigrato, sia serie politiche di coordinamento che definiscano i diritti fondamentali dello straniero. Ma, secondo Nozza, nel futuro di un'Europa che dovrà lavorare per la pace mondiale e non potrà isolarsi con la costruzione di barriere dai Paesi della sponda sud del Mediterraneo, anche la Chiesa sarà chiamata ad adoperarsi per favorire il confronto quotidiano fra culture, religioni ed etnie diverse e per evitare una distorta percezione sociale e culturale del fenomeno migratorio. Una prassi, già messa in atto dalla Caritas, che nei prossimi anni dovrà continuare a confrontarsi con la così detta "negazione dei poveri". Un'interpretazione del fenomeno migratorio che tende a far sparire ed a portare fuori dal campo visivo dell'opinione pubblica i tanti disperati che approdano sulle nostre coste.

I momenti salienti del lungo cammino compiuto dalla Radio Vaticana nei Paesi dell'Est europeo sono stati ripercorsi dalla giornalista albanese Claudia Bunci. Un costante impegno comunicativo al servizio della gente che ha accompagnato la comunità cristiane di queste Nazioni dai tempi del blocco comunista fino agli anni più recenti, quando l'emittente ha svolto una preziosa opera di supporto e coordinamento per le strutture umanitarie che operavano in Kossovo.

Da Ugo Girardi, vice Segretario generale dell'Unioncamere, è stato invece evidenziato come l'ampliamento ad Est dell'Unione abbia rappresentato un vero e proprio salto di qualità da cui dipenderà il futuro dell'Europa. Dopo aver ricordato che le limitazioni imposte dai Paesi fondatori alla libera circolazione dei lavoratori appartenenti ai nuovi membri dell'Unione non faciliteranno certamente il processo d'integrazione culturale ed economico della casa comune europea, Girardi ha annunciato, per quanto concerne l'Italia, una calo della richiesta di manodopera immigrata per il 2004. Una flessione che va in parte attribuita anche alla crescente delocalizzazione delle nostre imprese. A tutt'oggi infatti nella sola Romania sono operative circa 13.000 aziende italiane che danno lavoro ad almeno 500.000 rumeni ed utilizzano al meglio i bassi costi della manodopera locale. Un tenore di vita sicuramente inferiore a quello dei Paesi storici dell'Unione che si dovrà cercare di migliorare attraverso il migliore utilizzo dei fondi strutturali.

Di Paesi dell'Est delusi dai lunghi tempi di transizione ha invece parlato l'ordinario di slavistica all'Università "La Sapienza" di Roma Matvejevic Predrag che ha anche ribadito che il rinnovato interesse dell'Unione per l'area dei Balcani non dovrà andare a discapito dei rapporti con la delicata zona del Mediterraneo. Il docente ha inoltre sottolineato come la scarsa affluenza dei cittadini dei Paesi dell'est alle recenti elezioni europee non possa essere interpretato come un rigetto dell'Europa, ma rappresenti una tappa - dopo anni di dominio comunista la libertà è anche nel non votare - del cammino verso la piena democrazia di queste Nazioni. (Goffredo Morgia-Inform)


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