Roma rende omaggio al grande autore italoamericano
L’emigrante che diventò poeta: Joseph Tusiani
Incontro al Centro Studi Americani. Presentato il libro su Tusiani, "Le lingue dell’altrove"
ROMA - "Two languages, two lands, perhaps two souls…Am I a man or two strange halves of one? " ("Due lingue, due terre, forse due anime…Son io un uomo o due strane metà d’uno solo?") . Sa trasmettere profonde emozioni la voce penetrante di Joseph Tusiani mentre legge i versi della sua celebre "Song of the Bicentennial" in una sala del Centro Studi Americani, nel cuore di Roma.
La capitale ha voluto rendere un doveroso omaggio ad uno dei maggiori poeti italoamericani viventi dedicandogli tre giornate ricche di iniziative, nel corso delle quali Tusiani riceverà anche un prestigioso riconoscimento in Campidoglio. Riconoscimento che segue quello assegnatogli dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi nel 2003: l’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana, la più antica onorificenza della Repubblica.
Nato nel 1924 a San Marco in Lamis (Foggia), Tusiani emigrò a New York nel 1947, dopo essersi laureato in Lettere "summa cum laude" a Napoli. Di famiglia umile - il padre calzolaio era partito alla volta degli Usa qualche mese prima che lui nascesse senza fare più ritorno in Italia - Tusiani sbarcò a Manhattan il 6 settembre del ‘47 insieme alla madre. Portandosi dietro nostalgia ma anche una ambizione letteraria che trovò il primo grande riconoscimento nel 1956 quando a Londra gli venne assegnato il Greenwood Prize della Poetry Society of England per la poesia in inglese "The Return" ("M’ascolti tu, mia Terra?", nella redazione italiana di sua stessa mano). Docente universitario oggi in pensione, Tusiani è autore di opere in inglese, italiano, latino, dialetto garganico. Ha scritto versi anche in lingua spagnola. Ha tradotto grandi autori come Dante, Petrarca, Boccaccio, Pulci, Tasso (celeberrima la traduzione della Gerusalemme Liberata), Machiavelli, Leopardi, Manzoni, Pascoli.
Un autore italiano d’America che suscita sempre maggiore interesse: le sue opere sono oggetto di studio nelle Università.
Tusiani, "l’emigrante che diventò poeta" - come è stato definito - ha inaugurato il 3 maggio nello splendido Palazzo Antici Mattei, che ospita il più antico Istituto di Studi sugli Stati Uniti in Europa, la prima delle sue tre giornate romane. Leggendo alcuni suoi testi, scritti in diverse lingue ma accomunati da una straordinaria musicalità. Un incontro che ha permesso al pubblico di entrare in contatto diretto con la sua opera multiforme, poetica ma anche di finissimo traduttore e umanista, grazie anche agli interventi di eminenti studiosi quali il prof. Emilio Bandiera (Lingua Latina all’Università di Lecce), il prof. Giuseppe Massara (Lingua e Letteratura Inglese all’Università di Roma La Sapienza), il prof. Cosma Siani (Lingua e Traduzione inglese all’Università di Cassino). Il quale ha presentato, insieme all’editore Vincenzo Luciani, "Le lingue dell’altrove. Storia, testi e bibliografia di Joseph Tusiani" (ed. Cofine). Un volume di 256 pagine che ha "l’ambizione - spiega l’autore nella premessa - di aggiungere un tassello allo studio di quella che viene chiamata la letteratura italoamericana, o semplicemente alla conoscenza della scrittura degli italiani fuori d’Italia".
Il libro esplora l’esperienza di vita e l’opera creativa e saggistica di Tusiani, attraverso un ricco apparato informativo biobibliografico, un saggio che ne studia la produzione letteraria situandola nei suoi contesti italiano e statunitense e una scelta antologica che offre testi esemplari della sua scrittura, che si avvale di diverse lingue, le "lingue dell’altrove", per citare il titolo del libro, che rimandano alla dimensione speciale dell’emigrato, la cui mente va a mondi diversi da quello in cui svolge la sua vita materiale. Anche se, va detto, dopo l’emigrazione in America Tusiani si serve ben poco dell’italiano, pur non abbandonandolo mai. Lo riprenderà in modo massiccio molto tempo dopo, quando deciderà di scrivere la propria autobiografia (in tre volumi). "L’uso dell’inglese - scrive Siani - fu conseguenza dell’emigrazione (…). In America tale idioma si impose come lingua della sua vita adulta e della carriera. Le sue aspirazioni letterarie lo spinsero ad impadronirsi dell’inglese non solo per la comunicazione corrente ma con intenti creativi. Voleva diventare un ‘poeta americano’ (…).". All’uso dell’inglese lo spinge decisamente una scrittrice oggi dimenticata ma molto nota in America nel periodo fra le due guerre, Frances Winwar, di origine siciliana (il suo nome italiano era Francesca Vinciguerra). Ciò segna l’inizio della "americanizzazione" di Tusiani e l’avvio della produzione poetica in inglese che sarà determinante fra gli anni ’50 e ’70. Sono gli anni ’70 (e gli anni ’80) a restituire la fisionomia biculturale di Tusiani. E’ del resto il periodo in cui negli Usa prendono vigore gli studi etnici, con l’attenzione alle condizioni attuali e al retroterra culturale delle comunità immigrate e dei loro discendenti. Con la raccolta "Gente Mia" il poeta recupera l’italianità e guarda con attenzione affettuosa ai personaggi umili della Little Italy. Negli anni ’90, infine, Tusiani prende a scrivere numerose poesie in vernacolo, in concomitanza con i ritorni sempre più frequenti al Gargano. La vena dialettale non era mai venuta meno - e il dialetto natio fu il principale strumento di comunicazione con la madre anche in America - ma fino ad allora quella produzione letteraria era stata marginale rispetto alle altre. Negli anni ’90 si rinvigorisce e si consolida. Segnale di ritorno alle radici, di composizione della propria identità, di un "io", scisso dall’emigrazione, finalmente ritrovato. (Sveva Tomasi-Inform)