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INFORM - N. 89 - 30 aprile 2004

Acli, 1° Maggio "atipico": una Festa dedicata ai nuovi lavoratori, flessibili e "flessibilizzati"

Bobba: "Il diritto alla formazione è il nome nuovo del diritto al lavoro"

PADOVA - 1° maggio dedicato ai lavoratori atipici, ai flessibili, ma soprattutto ai "flessibilizzati". Lo chiedono le Acli alla vigilia della Festa del Lavoro, in occasione della presentazione dell’indagine Iref-Censis che descrive la realtà di chi subisce le nuove condizioni del mercato del lavoro: i "flessibilizzati", circa mezzo milione di giovani "atipici".

Sulla base dei dati della ricerca, le Acli indicano tre priorità per restituire le necessarie garanzie a chi sperimenta, subendone spesso le criticità, i "nuovi lavori": formazione, pensione e famiglia. «Il diritto alla formazione è oggi il nome nuovo del diritto al lavoro - afferma il presidente Luigi Bobba - La principale difesa per il lavoratore è il patrimonio di conoscenza, esperienza e capacità relazionale acquisito durante il percorso formativo e lavorativo. Ma questo percorso non è garantito per tutti, rimane accessibile a pochi privilegiati. Per questo le Acli hanno presentato una proposta di legge, attualmente in Commissione lavoro alla Camera, sul riconoscimento, sostegno e promozione dei diritti individuali di formazione».

La seconda priorità riguarda la garanzia di una copertura assicurativa per i lavoratori atipici, la certezza di una pensione dignitosa per il futuro. Le Acli sollecitano - contestualmente ad altre misure complementari - la costituzione di un "conto individuale di sicurezza sociale": una forma di aiuto economico erogato a quei lavoratori intermittenti che rischiano di non raggiungere le soglie minime di retribuzione necessarie per far maturare requisiti pensionistici accettabili

Infine - la terza urgenza - un reiterato appello a ridisegnare il welfare finalmente e decisamente intorno alla famiglia. La ricerca sugli atipici ha infatti dimostrato che le criticità dei nuovi lavori (instabilità, discontinuità nei pagamenti, basse retribuzioni) costituiscono un vincolo praticamente insuperabile alla costituzione di nuovi nuclei familiari ed un peso difficilmente sopportabile per le famiglie già costituite.

Le famiglie - dichiara il presidente delle Acli - si confermano nel loro ruolo di ammortizzatori sociali di fatto insostituibili, un patrimonio per la nostra società. Ma non si può tirare ancora la corda: non è giusto e non è possibile. Occorre intervenire con politiche mirate di sostegno e di facilitazione, perché le nuove famiglie possano formarsi, e perché le vecchie non finiscano per soccombere sotto il peso, tra le tante cose, dei figli adulti ancora da "accudire" . (Inform)

I risultati dell’indagine Iref-Censis sui lavoratori atipici

Accettano qualsiasi mansione lavorativa (78,8%), non pongono problemi di natura contrattuale (70,6%), si rendono disponibili a qualsiasi richiesta del datore di lavoro, sacrificando all’occorrenza il proprio tempo libero (74,7%), accettano retribuzioni molto spesso al di sotto della media (66,9%), non riuscendo ad accantonare così nessuna quota di risparmio (72%). Sono i "flessibilizzati" - come li chiama l’indagine Iref-Censis presentata in mattinata dalle Acli a Padova, in occasione di Civitas 2004 -: lavoratori atipici dai 18 ai 40 anni che subiscono la flessibilità imposta dal nuovo mercato del lavoro, senza riuscire in qualche modo a gestirla o a coglierne gli aspetti positivi come invece fanno i loro colleghi più fortunati, i "flessibili".

La ricerca, realizzata nel corso del 2003 dall’Iref, l’Istituto di ricerca delle Acli, in collaborazione con il Censis, e inserita - con ulteriori approfondimenti e rielaborazioni - nel volume «Una vita tanti lavori. L’Italia degli "atipici" tra vulnerabilità sociale, reti familiari e auto-imprenditorialità» (Ed. Franco Angeli) – analizza un campione rappresentativo a livello nazionale di 1000 lavoratori atipici tra i 18 e i 40 anni, segnalando una vistosa divaricazione nelle condizioni di lavoro e di vita tra una maggioranza di giovani "flessibilizzati" (il 49,8%) e una minoranza privilegiata (29,9%) di lavoratori "flessibili". In termini assoluti, su più di un milione di giovani atipici presenti oggi in Italia, circa mezzo milione sono da stimarsi i "flessibilizzati" a fronte di 300mila lavoratori "flessibili".

Questi ultimi sono caratterizzati da una posizione lavorativa ad alta professionalità (40%) e riescono spesso a lavorare con più committenti (35,9%); investono nella formazione continua (51,3%), rimanendo costantemente informati su quanto avviene nel mondo del lavoro (43,7%); soprattutto, il livello del loro compenso gli consente di accantonare una quota di risparmio superiore al 10% del reddito (34,1%).

Interrogato sulle criticità dei contratti atipici, il campione della ricerca segnala innanzitutto tre cose: l’instabilità del posto di lavoro (26,2%), la discontinuità nei pagamenti (13,8%) e l’orizzonte temporale troppo limitato dei contratti (10%). Non a caso il primo obiettivo degli intervistati rispetto al lavoro risulta quello di rinnovare il contratto in scadenza (21,9%), oltre al rafforzamento della propria retribuzione (20%). Coerentemente, tra i progetti di vita più rilevanti, un terzo del campione indica, davanti a tutto, la sicurezza economica (32,1%); la voce "farmi una famiglia" è al secondo posto, ma distaccata di ben 10 punti percentuali. Tra gli elementi critici va ancora registrato lo scarso riconoscimento professionale, mentre non manca la consapevolezza anche dei vantaggi legati alla flessibilità: primo tra tutti, la libertà di organizzare il tempo di lavoro e di conciliarlo con il tempo libero (24,2%). L’ultima nota sui rapporti con la famiglia d’origine: circa un terzo dei rispondenti è costretto a chiedere soldi ai propri parenti, che svolgono un ruolo di sostegno, non solo economico, fin troppo determinante. (Inform)


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