Riunita a Roma l'Assemblea Generale dell'UCEMI
Un incontro all'insegna della continuità, dell'autonomia e della fedeltà alla Chiesa
ROMA - Si è riunita a Roma, presso la sede della Migrantes, l’Assemblea generale dell'UCEMI. L’Unione Cristiana Enti tra e per i Migranti Italiani si prefigge di difendere e promuovere i diritti culturali, sociali, politici e lavorativi dei migranti italiani nel mondo e coordina l'attività di numerose federazioni di emigrati italiani: strutture associative vicine alla Chiesa italiana che operano in Europa, Australia, Stati Uniti, Canada ed Argentina.
L’Assemblea si è aperta con il saluto del Direttore per la pastorale degli immigrati in Italia della Migrantes, Padre Bruno Mioli, che si è detto convinto della necessità di non perdere il passo con l'attuale tendenza alla rivalutazione sia della presenza delle nostre collettività all'estero, sia delle politiche per l'emigrazione. Un'importante memoria storica, quella legata al passato migratorio del nostro Paese, che per Padre Mioli potrebbe dare nuovo impulso anche alla mobilitazione in favore dei tanti immigrati che oggi giungono in Italia.
E' stata poi la volta Pino Gulia (Acli) che dopo aver ricordato come a tutt'oggi in Italia la presenza degli immigrati abbia ormai raggiunto, con la recente regolarizzazione, la soglia dei due milioni e mezzo, ha ripercorso il lungo iter legislativo, fatto di sanatorie e progressiva intensificazione della lotta alla clandestinità, delle leggi sull'immigrazione del nostro Paese, culminate con la Turco-Napolitano (1998) - un testo unico che ha introdotto la figura dello sponsor ed ha istituito i centri di permanenza temporanea per l'identificazione degli immigrati clandestini - e la successiva Bossi-Fini del 2002. Una normativa quest’ultima che, secondo Gulia, ha reso più complesse le trafile burocratiche per l'accesso al lavoro degli immigrati e per il ricongiungimento familiare. Nel ricordare che occorre promuovere una nuova politica della famiglia che tenga conto della presenza immigrata, Gulia ha sostenuto l’esigenza di abbandonare una restrittiva politica dell'emergenza, dettata dalla paura dello straniero, che oltre ad allargare il fronte dell'irregolarità finisce per ostacolare l'elaborazione di progetti a lungo termine. Di qui la necessità di gestire con lungimiranza l'ormai strutturale fenomeno dell'immigrazione.
Mons. Silvano Ridolfi, già direttore generale dell'UCEI (l'attuale Fondazione Migrantes), ha in primo luogo evidenziato la necessità di guardare allo spirito originario dell'UCEMI. Un lungo percorso, quello dell'associazionismo cattolico in emigrazione, che negli anni ‘70 compì un salto di qualità quando fu scelto questo modulo partecipativo. L'attivismo cattolico comunque già operava nell'ambito delle parrocchie e delle missioni cattoliche italiane all'estero con iniziative culturali, ricreative e caritative. In questo contesto, per dare autenticità ed organicità associativa a quello che già esisteva, nacque dunque l'UCEMI che fu subito caratterizzato da uno stretto legame con le realtà della Chiesa nel mondo. "La ragione della nostra presenza - ha infatti spiegato mons. Ridolfi dopo aver ricordato il positivo apporto che le nuove tecnologie telematiche possono dare alla comunicazione tra le associazioni - va ricercata nella necessità di dare voce al mondo cattolico che ruota intorno alle missioni ed alle parrocchie all'estero. Persone che vivono le problematiche dei contesti d'accoglienza e che con le loro parole possono arricchire tutto il mondo dell'emigrazione".
Tonino Inchingoli, presidente della CNE - la Consulta Nazionale Emigrazione di cui fa parte anche l’UCEMI -, dopo aver ribadito come a tutt'oggi ogni entità associativa operante all'estero rappresenti una ricchezza ed una forza viva del sociale, dell'economia e della politica, ha ricordato sia la necessità di rinnovare alcune realtà associative che hanno svolto un ruolo storico nell'emigrazione italiana, sia l'importante ruolo suppletivo ricoperto dal mondo dell'associazionismo negli ambiti d'accoglienza non serviti dalla rete consolare italiana. Grazie alla loro attività propulsiva, che trova sbocco nella CNE, le associazioni hanno inoltre fornito un prezioso contributo alla formazione ed alle attività degli organi di rappresentanza degli italiani all'estero.
In occasione delle recenti consultazioni elettorali per il rinnovo dei Comites il mondo dell'associazionismo ha conquistato oltre il 42% degli eletti. Un’affermazione in parte frenata dalla mancata bonifica delle liste elettorali ed anche dal mancato riconoscimento dei meriti sociali e quindi di specifici finanziamenti per le associazioni. il Presidente della CNA ha comunque annunciato di voler continuare a portare avanti nella Consulta una strategia volta all'esclusione delle tensioni politiche. Nell'auspicare un nuovo ruolo per il Consiglio Generale degli Italiani all’estero e la creazione di una carta turistica per i giovani connazionali nel mondo, Inchingoli ha poi evidenziato l'esigenza di completare, dopo la vittoria del voto, la battaglia per i diritti e per la piena consapevolezza dell'identità italiana dei nostri connazionali all'estero.
Il Presidente dell'UCEMI Adriano Degano ha in primo luogo ribadito come a tutt'oggi l'Unione Cristiana, nonostante la sua vicinanza con la Migrantes, continui ad operare al fianco degli italiani all'estero in piena autonomia ed indipendenza. Una costruttiva presenza che, nonostante le carenze dei fondi e le difficoltà organizzative, ha però saputo sostenere quell'Italia fuori dai confini che qualche volta supera per entità numerica anche la popolazione residente nel contesto d'origine. Una realtà macroscopica che è stata valorizzata dalla creazione del Ministero degli Italiani nel mondo. "Se noi esistiamo - ha infine affermato Degano ricordando il prezioso lavoro svolto nell'UCEMI dalla sua costituzione nell’ormai lontano 1975 - lo dobbiamo a mons. Aldo Casadei, a mons. Silvano Ridolfi e a Giuseppe Lucrezio Monticelli che per lunghi anni ne è stato presidente ". (Goffredo Morgia-Inform)