* INFORM *

INFORM - N. 79 - 18 aprile 2004

Dall’Eco d’Italia, Buenos Aires

Intervista a Riccardo Merlo: "Essere presidente del Comites della più grossa collettività nel mondo è per me una grande sfida"

BUENOS AIRES - Come organo di stampa di collettività, che segue da vicino la vita istituzionale del nostro associazionismo, abbiamo sentito il dovere di intervistare colui che, per cinque anni, presiederà il "Parlamentino" della nostra comunità dovere accresciuto, giornalisticamente parlando, dal fatto che si tratta non solo del più giovane presidente di Comites in Argentina ma in tutto il mondo. Un dirigente che ha ottenuto la massima carica dell’associazionismo della circoscrizione di Buenos Aires, la più numerosa all’estero, dopo una rapidissima carriera: da semplice iscritto alla Gioventù Veneta fino a massimo rappresentante circoscrizionale.

Dottor Merlo, per chi non segue da vicino le vicende della nostra collettività, Lei, per la sua giovane età, costituisce un volto nuovo. Può raccontarci la sua folgorante carriera di dirigente della comunità, come ha fatto, nel giro di così pochi anni ad ascendere alla massima carica rappresentativa?

Prima di tutto debbo dire che ho cominciato a lavorare come dirigente della collettività italiana da più di quindici anni fa attraverso le piccole associazioni. Fin da bambino partecipavo, con la mia famiglia, alle feste del Circolo La Trevisana. Poi sono stato invitato a far parte della Gioventù Veneta della quale sono stato consigliere. Più avanti sono stato eletto presidente dell’UTRIM (Unione Triveneti nel Mondo) e nel 2001 del CAVA (Comitato Associazioni Venete in Argentina) che, in sostanza, è la federazione dei sodalizi veneti in questo Paese. Ho fatto parte dell’ultimo CGIE come rappresentante di Rinnovamento Italiano, il partito di Lamberto Dini, entrato a far parte della Margherita. Grazie alla vittoria della Lista 1 capeggiata da Luigi Pallaro nelle elezioni per il rinnovo del Comites di Buenos Aires, ne sono divenuto il presidente. Nelle elezioni ho ottenuto 7.450 di preferenza, quindi, sono stato il secondo dopo Pallaro piú votato in tutto il mondo. Per me è stata una vera sorpresa ricevere tanti voti in questa mia prima candidatura al Comites. Una grande responsabilità che cercherò di superare con il più grande impegno. A parte, sul piano puramente culturale ed Universitario dal 1999 sono anche il presidente dell’Unione Latini nel Mondo, una associazione composta soprattutto da professori universitari e presieduta a livello mondiale dall’on. Dino De Poli che ha l’obiettivo fondamentale di difendere e rafforzare i valori dell’Umanesimo latino in tutto il mondo.

Lei è uno dei presidenti più giovani di Comites nel mondo ed appartiene alla seconda generazione di cittadini italiani all’estero. Quali sono le sensazioni al momento di assumere così importante incarico?

La sensazione è di dover rispondere a una grande responsabilità che, per me, è anche una grossa sfida. Nel 1990 mi sono laureato in Scienze Politiche nell’Università "Del Salvador" di Buenos Aires e dopo ho frequentato un corso post-laurea di perfezionamento nell’Università di Padova. Si tratta, quindi, di una sfida , non solo di carattere personale, ma anche professionale.

Nel Comites lei rappresenterà, appunto quelli che sono i "discendenti", ha dei progetti in mente per integrarli alla nostra comunità?

Ho numerose idee da attuare, ma non vorrei esporle prima della stesura del programma del nuovo Esecutivo del Comites dato che ne facciamo parte rappresentanti di tutte le liste che hanno partecipato all’elezione. Posso solo dire che mi sta a cuore la formazione dei giovani e i rapporti con le Università, lo sviluppo di una politica di sensibilizzazione per l’assistenza efficace e trasparente ed anche credo che lo sport è uno dei modi più efficaci per attrarre i giovani. In realtà, la partecipazione dei discendenti nelle recenti elezioni ha un po` deluso; la loro partecipazione è stata piuttosto scarsa.

A cosa attribuisce questa astensione? Come pensa di modificare questo atteggiamento indifferente?

Io non credo che l’affluenza dei discendenti alle ultime votazioni sia stata scarsa. Anzi, ritengo che la maggior parte di coloro che hanno dato il loro voto alla Lista 1, sia stata di figli e nipoti di italiani. Una prova l’ho ricavata dai contatti avuti con coloro che hanno ricevuto la nostra lettera di propaganda elettorale prima delle elezioni. Credo che il cinquanta per cento di chi ci ha votato sia di nati in Argentina.

La sua Lista, ha presentato per le elezioni un interessante programma elettorale, come pensate di concretizzarlo?

Anzitutto voglio ribadire un concetto che deve essere assimilato da tutti i membri della nostra collettività: i Comites non sono un organo assistenziale. L’assistenza è compito delle autorità italiane. I Comites devono, invece, sensibilizzare queste autorità soprattutto in questo momento di profonda crisi economico-sociale. Sarà inoltre compito preciso del Comites quello di assegnare, con criterio ed equità, le tessere per usufruire degli sconti nell’Ospedale Italiano. Un secondo impegno sarà quello di ottenere dallo Stato italiano la regolarizzazione dell’AIRE e dei registri elettorali affinché non succeda più che moltissimi connazionali, con le carte in regola, siano esclusi dal voto. Un’altra battaglia sarà quella di far comprendere alla società argentina, in primo luogo la stampa locale, l’importanza della collettività italiana per la ripresa e il progresso dell’Argentina che possiede le risorse per divenire uno dei primi al mondo. Il nostro programma è stato elaborato da un gruppo di professionisti esperti in materia di emigrazione, tuttavia ho letto nei programmi di altre liste delle proposte che veramente meritano di essere prese in considerazione.

Lei, oltre al Comites, presiede il Comitato delle Associazioni Venete in Argentina, l’Unione Triveneta e l’Unione Umanista, tre fortissimi impegni che richiedono un grande lavoro, come farà a disimpegnare contemporaneamente tutte queste cariche?

Lo posso fare tranquillamente.

Quale punto di riferimento, nello spettro politico italiano, sente più vicino alle sue idee?

Alcide De Gasperi, lo statista che ha portato l’Italia nel mondo libero e ha dato un impulso grandissimo alla rinascita dell’Italia dopo la catastrofe della seconda Guerra Mondiale. De Gasperi assieme ai democristiani, il tedesco Adenauer e il francese Shuman, hanno dato vita alla Comunità Europea che é un vero esempio d’integrazione e sviluppo politico-economico e sociale in Pace. Quando nell’Università parliamo su un modello di sviluppo per l’America Latina sempre dico che noi dovremmo guardare meno agli Stati Uniti e più al modello Europeo, soprattutto a quelle zone che con la promozione delle piccole e medie imprese hanno assicurato ai suoi cittadini un degno tenore di vita ed una equa distribuzione della ricchezza. (Gaetano Cario-L’Eco d’Italia/Inform)


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