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INFORM - N. 73 - 8 aprile 2004

Fotografato dal sondaggio "Eurispes-Telefono Azzurro" il rapporto dei bambini e degli adolescenti italiani con la fede

ROMA - Nonostante l'alto numero di ragazzi credenti cresce fra gli adolescenti vicini alla maggiore età la disaffezione per i luoghi di culto e per la pratica religiosa.

Dal sondaggio "Eurispes-Telefono Azzurro", contenuto nel Quarto Rapporto Nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, emerge come a tutt'oggi 8 ragazzi italiani su 10 credano in Dio. Una schiacciante maggioranza di credenti, lo sono l'81,9% dei bambini fra i 7 e gli 11 anni ed il 73,2% degli adolescenti con più di 12 anni, a cui si affianca una percentuale di ragazzi, sicuramente più significativa per gli adolescenti, che non prendono posizione sull'argomento (15,6%) e si dichiarano apertamente atei (5,1% dei piccoli e 10% dei più grandi).

La rilevazione, che è stata compiuta in 84 scuole italiane di ogni ordine e grado ed ha interessato 5.076 bambini e 5.710 adolescenti, evidenzia inoltre sia un maggiore interessamento alla fede da parte delle bambine (84,7% contro l'81,2% dei maschi), sia un'omogenea distribuzione geografica dei credenti più piccoli che superano il tetto dell'80% in tutte le aree del Paese. In questo ambito risulta molto diffusa anche la pratica religiosa, quasi il 90% dei bambini si recano in chiesa con cadenza settimanale e sporadicamente, che appare però interessare maggiormente le bambine - solo il 5,9% delle intervistate afferma di non frequentare luoghi di culto - rispetto ai coetanei di sesso maschile che vanno in chiesa nell'88,5% dei casi. La pratica religiosa è inoltre maggiormente seguita dai bambini delle regioni meridionali (91%) e delle isole (92,1%), mentre le zone del centro e del nord ovest appaiono caratterizzate da un percentuale di non praticanti, pari all'11%, superiore alla media nazionale del 7,6%. I bambini che si recano in chiesa lo fanno, nella maggior parte dei casi (40%), per ricevere un sacramento, per trascorrere del tempo in maniera piacevole (oltre il 20% degli intervistati), per far contenti i genitori (5,8%), per usanza (13,4%) e per motivi di socializzazione (oltre il 2%).

Anche sul fronte degli adolescenti l'indagine rileva un maggiore attaccamento alla fede delle ragazze, il 76,4% rispetto al 71,1% dei coetanei maschi. In questo contesto, mentre 12,2% degli intervistati e il 7,6% delle intervistate dichiarano di essere atei, si registra inoltre un significativo crollo della fede nella fascia di età fra i 15 ed i 19 anni, dove solo il 67,3% dei ragazzi continuano ad avvertire un sentimento religioso. Oltre a questa caduta di interesse, che comporta un calo dei praticanti del 10%, tra gli adolescenti più grandi si rileva anche una maggiore presenza di indecisi, pari al 18,7% del campione.

Una mancanza di fede ed un allontanamento dai luoghi di culto - ben il 23,8% degli intervistati di età compresa tra i 15 e i 19 anni afferma di non recarsi mai in chiesa - che appare ancora più preoccupante se si analizzano le motivazioni di chi invece continua a frequentare i luoghi religiosi. Una percentuale piuttosto elevata di adolescenti, pari al 30,8%, motiva infatti la frequentazione dei luoghi di culto con ragioni estranee al sentimento religioso, come ad esempio l'usanza (16,8%), l'appagamento dei genitori (10,7%) l'incontro amicale (3,3%). Di contro il 15,1% degli intervistati hanno invece dichiarano di essere sinceramente legati alla religione e di cercare nei luoghi di culto un contatto più profondo con Dio. Inoltre, anche la metà degli adolescenti facenti parte del campione, hanno sottolineato di voler andare in chiesa per ricevere un sacramento (25,2%) e per trascorrere del tempo in maniera piacevole (24,4%). Anche in questo caso, dallo scorporo delle risposte in base al sesso dell’intervistato, è stato evidenziato un maggiore interessamento alle motivazioni religiose da parte delle adolescenti.

In base a questi dati si può dunque affermare che se da un lato l'attenzione per i sacramenti da parte dei ragazzi cala con l'aumentare dell'età, dall'altra, soprattutto per i più giovani, l'andare in chiesa continua ad essere sinonimo di piacevolezza e di vicinanza a Dio. Da segnalare infine come, anche tra i non praticanti, numerosi ragazzi dichiarino di recarsi in chiesa qualche volta (23,5%) o con regolarità (4,3%). (Lorenzo Zita-Inform)


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