Il pluralismo morale e religioso degli italiani in una indagine della casa editrice "Il Mulino"
Nonostante la forte identificazione della società con il cattolicesimo cresce la tendenza al pluralismo religioso ed al "credere a modo mio"
ROMA - Nell'ambito degli incontri promossi dal Centro di Informazione e Documentazione su Immigrazione e Intercultura è stato presentato a Roma, presso la sede dello CSER, il libro dal titolo "Un singolare pluralismo. Indagine sul pluralismo morale e religioso degli italiani". Una ricerca sociologica, condotta all'interno di un più ampio progetto di indagine internazionale, che analizza i nuovi comportamenti degli italiani, in una società caratterizzata dalla presenza di diverse religioni non riconducibili al ceppo ebraico-cristiano, sul fronte della pratica e dell'appartenenza religiosa. Il volume, pubblicato dalla casa editrice "Il Mulino", viene inoltre completato da una dettagliata rassegna delle principali ricerche europee che affrontano la medesima tematica. La presentazione si è aperta con l'indirizzo di saluto di Lorenzo Prencipe, Presidente del Centro Studi Emigrazione di Roma, che ha sottolineato come a tutt'oggi la società europea - dove vivono immigrati di confessione cristiana (44%), mussulmana (30%), buddista (2%), induista (1,5%) ed ebraica (50.000) - stia diventando sempre più multiculturale, multietnica e multireligiosa. Il Presidente dello CSER, dopo aver ricordato la recente battaglia legale sulla permanenza dei crocifissi nelle aule italiane, ha poi duramente contestato la legge francese che vieta l'uso di indumenti e simboli religiosi nelle scuole. Un provvedimento che sceglie la lotta all'esteriorità dei segni ma non affronta il problema del nuovo rapporto da creare tra la laicità dello Stato e le diverse appartenenze filosofiche e religiose della società pluralista. Un concetto di laicità che, per Prencipe, dovrebbe in ogni caso portare alla creazione di uno spazio vitale dove credenti e non possano discutere insieme gli aspetti fondanti della coesione sociale e della convivenza civile.
I risultati dell'indagine, condotta su di un campione di 2.149 soggetti, sono stati illustrati dal sociologo dell'Università di Padova Enzo Pace che, nel ricordare il sostanziale appoggio degli italiani al mantenimento del crocifisso nelle scuole ed alla libera scelta di portare il velo, ha sottolineato come, nonostante dalla ricerca emerga una schiacciante maggioranza di adesioni al cattolicesimo, la fede in questa confessione divenga sempre più incerta ed individuale e caratterizzata da un crescente pluralismo interno. "Mentre persiste una forte domanda religiosa - ha spiegato il professor Pace - si rafforza al contempo la propensione dell'individuo a costituirsi come criterio ultimo di validità di ciò in cui crede". A tutt'oggi nel nostro Paese solo il 30% dei cattolici si recano regolarmente a messa, mentre si attestano intorno al 18% i credenti che prestano la loro opera in parrocchia o presso le tante associazioni cattoliche di volontariato. Uno zoccolo duro, in pratica il nerbo organizzativo della Chiesa, a cui si affianca la già citata schiera di fedeli fautori del "credere a modo mio". Solo il 27% degli intervistati ha sottoscritto l'unicità delle religione cattolica, mentre il 60% del campione si è detto convinto che nel futuro verrà a crearsi un mix multiconfessionale. Dallo studio, che ha anche evidenziato il basso gradimento degli italiani per una connessione tra politica e religione (7%), è inoltre emersa una certa inquietudine per la presenza degli stranieri che, dal 22% degli intervistati, viene vissuta come una minaccia culturale e religiosa. Da segnalare infine l'alta propensione degli italiani a considerare il cattolicesimo come l'ultima sede di identità unitaria del nostro Paese.
Un'interpretazione della Chiesa, vista come custode dell'unità d'Italia, che viene ulteriormente rafforzata dalla crescente presenza di nuove etnie e religioni. Un concetto, quello di un cattolicesimo che diviene simbolo e stimolo dell'identità nazionale, che è stato sottolineato anche dal professore di diritto canonico all'Università di Milano Silvio Ferrari. Secondo il docente sia dal dibattito sul crocefisso, sia dalla discussione sull'inserimento nel preambolo della costituzione europea di riferimenti alla religione cristiana, appare infatti evidente questa nuova idea di religione civile che, essendo portatrice di antichi valori, rappresenta un solido punto di riferimento. Ferrari si è inoltre detto favorevole, per quanto riguarda la presenza dei simboli religiosi nelle scuole, ad esporre, al fianco del crocefisso, anche le icone di altre confessioni religiose.
Antonio Perotti, Direttore dell'Istituto Storico Scalabriniano, ha infine posto in evidenza come la progressiva individualizzazione del credo finisca per peggiorare la conoscenza dei testi fondatori della religione e quindi la stessa trasmissione della fede. Lo studioso ha inoltre ribadito la necessità di promuovere sia lo studio della religione in tutti i suoi aspetti, sia la creazione, nell'ambito della scuola, di uno spazio comune in cui tutti i portatori di un messaggio religioso possano liberamente confrontarsi nel nome del bene comune. (Goffredo Morgia-Inform)