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INFORM - N. 39 - 23 febbraio 2004

In Eritrea il Trentino solidale: missione dell’Assessore Iva Berasi

ASMARA - La missione della Provincia autonoma di Trento in Eritrea, guidata dall'assessore alla solidarietà internazionale Iva Berasi, ha toccato ieri realtà fra loro molto diverse, ma tutte legate da un denominatore comune: l'impegno dell'associazione Il Tucul, che in questi giorni festeggia nel paese africano il suo decennale.

La mattinata di ieri è iniziata ad Asmara, la capitale eritrea, con una visita alla sede centrale delle suore missionarie di Madre Francesca Rubatto, con le quali il Tucul opera da anni in perfetta simbiosi.

L'ordine è nato 40 anni fa, e oggi conta una settantina di Sorelle sparse nelle 8 missioni del paese, tutte eritree. Nella missione di Asmara l'assessore Berasi ha visitato fra l'altro l'asilo, frequentato da circa 300 bambini, distribuiti su due turni (mattina e pomeriggio): l'impressione è stata molto positiva, sia per l'impegno delle suore sia anche per l'approccio didattico, che lascia ampio spazio ai bambini per esprimere la propria creatività. Sempre nella missione di Asmara c'è anche un laboratorio di taglio e cucito dove lavorano diverse vedove delle guerre che hanno lacerato a più riprese questo Paese dagli anni '60 ad oggi.

Le donne - ha commentato l'assessore Berasi - hanno un ruolo molto importante non solo qui ma in tutti i paesi in via di sviluppo. Un ruolo che deve essere loro riconosciuto in maniera sempre più decisa anche nell'ambito delle iniziative di solidarietà internazionale.

Successivamente, dopo una breve visita all'ambasciata, la delegazione si è addentrata nel cuore del Paese. La prima cosa che colpisce dell'Eritrea è il paesaggio arido: colline sassose, qualche rara acacia e di tanto in tanto gli scheletri di carri armati distrutti. La prima tappa il paese di Enghalà, dove grazie alla collaborazione dell'associazione della Vallarsa è stato costruito, nel 1996, un centro sanitario. Nel centro operano un medico e 3 infermiere: i pazienti curati sono una cinquantina al giorno.

I problemi maggiori sono quelli tipici di questi paesi: diarrea, polmonite, denutrizione, infezioni di vario genere, malaria. Quando la delegazione trentina è arrivata, però, si stava consumando un evento più lieto: la nascita di una bimba. Ad Enghalà i volontari del Tucul e l'assessore Berasi hanno incontrato anche una delegazione di un villaggio vicino, venuta ad incontrare i trentini per sottoporre un problema legato all'acqua. In sostanza, per andare dal villaggio fino al fiume attualmente ci vogliono 3 ore: con una conduttura e un vascone i tempi verrebbero abbattuti, con grande beneficio per la popolazione.

Successivamente la missione si è spostata al villaggio di Berachit Abai, in cima a una collina: qui appunto il Tucul ha realizzato un intervento nel campo della fornitura di acqua. In fondo alla vallata è stato scavato un pozzo, quindi con una tubazione di 2,5 chilometri l'acqua è stata portata in cima alla collina. Raccolta in un vascone, che viene riempito due o tre volte alla settimana, essa per caduta arriva al villaggio dove viene attinta presso alcune fontane. La popolazione si autotassa per la corretta gestione della risorsa, che viene gestita dalle donne del villaggio. L'ultima visita ha toccato il piccolo centro di Segeneiti, dove sorge un'altra missione delle suore di Madre Francesca Rubatto, quasi distrutta durante la Guerra con l'Etiopia e rimessa in sesto dai volontari trentini. (M. P.-Inform)


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