Elezioni europee: il Consiglio dei Ministri approva le incompatibilità
Luigi Bobba (Presidente delle Acli): "Senza l’ineleggibilità si rischia un’invasione di finti candidati".
ROMA - Su proposta del Ministro per le Riforme istituzionali Bossi, del Ministro dell’Interno Pisanu e del Ministro per le Politiche comunitarie Buttiglione, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge recante disposizioni sui membri del Parlamento europeo eletti in Italia. Vengono introdotte nell’ordinamento italiano incompatibilità con le cariche di parlamentare nazionale, presidente della provincia e sindaco di comuni con più di 15 mila abitanti; per le elezioni al Parlamento Europeo in ogni lista nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati. Sono inoltre previste una procedura sperimentale di conteggio informatizzato del voto, che affiancherà le procedure tradizionali in un massimo di 2500 sezioni, ed una disciplina transitoria per consentire lo svolgimento contemporaneo, nel 2004, delle elezioni dei membri del Parlamento europeo e delle elezioni amministrative;
Al riguardo si registra una dichiarazione del Presidente delle Acli Luigi Bobba: "Senza ineleggibilità rischia di portarci alle elezioni con un’invasione di candidati finti". La soluzione approvata dal Consiglio dei Ministri - dicono le Acli - lascia le porte aperte a furbizie ed ambiguità: "Siamo di fronte ad un provvedimento tutt’altro che trasparente - afferma Bobba. - Dire che il doppio incarico è incompatibile con il mandato europeo, ma consentire poi comunque l’eleggibilità, assomiglia al gioco delle tre carte. I cittadini, infatti, si troverebbero a votare per un candidato che potrebbe non rispondere mai al mandato ricevuto dagli elettori. E chi prenderà poi il suo posto?»
Insiste Bobba: «Il pericolo più grande, visto il clima della battaglia politica, è quello di trovarci di fronte, per le prossime elezioni europee, ad un’invasione di "finti" candidati, sul modello del Presidente del Consiglio: leader politici, parlamentari nazionali, magari anche governatori, gettati nella mischia a raccogliere voti in virtù della loro notorietà, ma con nessuna intenzione di rispettare l’eventuale mandato europeo ricevuto dagli elettori. Se ciò accadesse, sarebbe un fatto gravissimo: un inganno per i cittadini, un affronto all’Europa e uno svilimento della democrazia".
C’è un solo modo - affermano le Acli - per affrontare in modo coerente la questione della incompatibilità e dare così un messaggio corretto e inequivocabile alla società civile: l’unica soluzione credibile è l’ineleggibilità. Chi ha già incarichi politici e istituzionali di primo piano - parlamentari nazionali e regionali, presidenti di regioni e province, governatori e sindaci di grandi città - non può e non deve contemporaneamente candidarsi alle elezioni europee. (Inform)