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INFORM - N. 20 - 29 gennaio 2004

A Palazzo Valentini una tavola rotonda per rimuovere i pregiudizi e rompere il muro di silenzio sulla realtà delle donne dell’Est in Italia

Sono numerose, acculturate, instancabili lavoratrici e amanti della famiglia

ROMA - Individuare e superare gli stereotipi ed i pregiudizi che solitamente circondano la presenza in Italia delle donne dei Paesi dell’Est europeo e favorire una migliore conoscenza delle reciproche diversità degli immigrati e delle comunità d’accoglienza. E’ lo scopo che si prefiggono l’Associazione culturale LIPA e il Master Universitario Immigrati e Rifugiati dell’Università La Sapienza che hanno organizzato a Roma, presso la sede della Provincia a Palazzo Valentini, la tavola rotonda dal titolo "Fuori dall’ombra. Sguardi sui percorsi d’integrazione delle donne dell’Est". In concomitanza con l’incontro, patrocinato dalla Provincia di Roma e a cui ha preso parte anche la Presidente della LIPA Luci Zuleva, è stata inaugurata la mostra fotografica "Le donne invisibili". Ospitata nella sala Jubileum, la mostra è aperta fino al 3 febbraio.

Il dibattito a 360 gradi sull’universo femminile immigrato, una realtà poco conosciuta e troppo spesso fraintesa dall’opinione pubblica italiana, si è aperto con l’intervento della rappresentante del Centro di Servizio per il volontariato del Lazio (Spes) Ksenija Fonovic. Nel ricordare l’attualità dei valori che sono alla base della Giornata della Memoria, ha evidenziato la necessità di promuovere efficaci politiche d’integrazione per valorizzare al meglio le energie e le risorse degli immigrati.

Dell’integrazione e della crescente stanzialità delle collettività straniere ha parlato anche il Presidente del Consiglio provinciale Adriano Labbuci rilevando la costante crescita culturale e qualitativa delle comunità immigrate e come la presenza degli stranieri in Italia favorisca una maggiore apertura della società e la nascita di un dialogo interculturale. Un dialogo che stenta a decollare, nonostante la memoria del nostro grande passato migratorio. Nel confermare la disponibilità della Provincia a collaborare con gli operatori dell’associazionismo, Labbuci ha poi annunciato la prossima costituzione di un Consiglio degli Immigrati. Un organo collegiale che sarà eletto dagli stessi stranieri e che, al fine di evitare contrapposizioni, avrà prerogative diverse da quelle dei Consiglieri aggiunti istituiti dal Comune di Roma.

La Consigliera delegata alle Politiche della Multietnicità del Comune di Roma, Franca Eckert Coen, ha ricordato come l’amministrazione capitolina sia fortemente impegnata a garantire a tutti i residenti la libera fruizione delle proprie tradizioni e la piena condivisione di questi patrimoni culturali. Nell’auspicare un maggiore coinvolgimento degli immigrati nella vita pubblica, ha poi sottolineato sia il buon andamento delle iscrizioni degli stranieri alle liste per l’elezione dei Consiglieri aggiunti (si prevede che a fine gennaio le registrazioni raggiungano le 26.000 unità), sia la difficile condizione delle donne immigrate che, nel corso della loro esperienza migratoria, devono fronteggiare, nonostante spesso abbiano primarie responsabilità familiari, il doppio peso di pregiudizi sessuali e razziali.

Dopo aver evidenziato la necessità di aiutare i giovani immigrati nel loro cammino nel mondo dello studio e del lavoro, la Coen ha annunciato la calendarizzazione, per il prossimo 28 febbraio, di un Convegno sull’ora di religione nelle scuole. Un incontro da cui dovrebbe scaturire la richiesta al Ministro dell’Istruzione e della Ricerca, di costituire una specifica Commissione che studi la possibilità di affiancare nelle scuole lo studio di altre confessioni a quello della religione cattolica.

Maria Immacolata Macioti, docente di Sociologia dell’Università La Sapienza, ha quindi sottolineato come il Master su immigrati e rifugiati da lei diretto si proponga di formare gli operatori del settore alle diversità migratorie e di favorire l’ampliamento delle conoscenze e la capacità di muoversi in Italia degli stessi stranieri. Denunciato il mancato utilizzo nel nostro Paese delle grandi risorse intellettuali degli stranieri, la professoressa Macioti ha affermato che il rapporto delle donne immigrate con il mondo dell’associazionismo etnico rischia talvolta di ostacolare la piena partecipazione della straniera alle dinamiche della società d’accoglienza. La Macioti ha inoltre sottolineato sia la crescente stanzialità della presenza immigrata - nel nostro Paese sono sempre più numerosi i nuclei familiari non nazionali con donne e bambini - sia la necessità di evitare il rischio che, così come avvenne negli Stati Uniti per i nostri emigrat, si creino nelle metropoli italiane delle zone abitate dai soli immigrati dove si parla la lingua d’origine e si conosce a malapena quella italiana. Ha infine esortato i ricercatori del settore a raccogliere ed ad ascoltare, per comprendere al meglio i percorsi migratori al femminile, le storie e le testimonianze delle tante donne immigrate.

Un’esigenza, quella di utilizzare al meglio le risorse intellettuali sottratte ai Paesi di provenienza, che è stata ribadita anche dalla rappresentante della LIPA Melita Richter. La sociologa ha infatti posto in evidenza come con l’emigrazione si acquistino spesso libertà e disponibilità economiche ma, al contempo, si perdano professionalità e qualità della vita. Dopo la ricercatrice croata, che ha anche ricordato come l’esperienza migratoria spesso porti al superamento delle più gravi e violente divisioni etniche e religiose presenti nei contesti di provenienza, Manuela de Marco, del "Dossier Statistico Immigrazione" della Caritas, ha sottolineato il cospicuo e costante aumento in Italia dalle donne immigrate a partire dagli anni 90. Oggi esse rappresentano (questa valutazione non comprende i dati dell’ultima regolarizzazione) il 48% dell’intera presenza immigrata. Una collettività femminile molto variegata - al primo posto troviamo le albanesi - che nella metà dei casi arriva in Italia per ricongiungersi con la propria famiglia. Una valutazione, quest’ultima, che non ci deve però ingannare sull’importante ruolo ricoperto dalle donne immigrate nel mondo del lavoro. Al momento, anche grazie alla professionalità evidenziata dalle straniere in alcuni settori occupazionali, appare infatti in continua crescita l’impegno lavorativo delle immigrate che, su stima annuale, coprono ormai il 30% delle assunzioni. Dalla de Marco è stata inoltre chiesta, al fine di facilitare l’integrazione degli immigrati, una semplificazione delle procedure per l’acquisizione della cittadinanza. (Goffredo Morgia-Inform)


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