Presentato in anteprima dall’Eurispes un sondaggio del "Rapporto Italia 2004" sul conflitto israelo-palestinese e la questione mediorientale
Presente in Italia una "zona d’ombra" dove potrebbe svilupparsi il pregiudizio nei confronti del popolo ebraico
ROMA - E’ stata presentata a Roma dall’Eurispes la seconda anticipazione del Rapporto Italia 2004. Un’indagine telefonica, dal titolo "L’opinione degli italiani sul conflitto israelo-palestinese e sulla questione mediorientale", che ha raccolto le risposte di 1.500 italiani di diversa età, sesso e dislocazione regionale. Lo studio, che sarà presto seguito dalla presentazione di un altro sondaggio sul gradimento della politica economica del governo Berlusconi, si prefigge di individuare l’opinione degli italiani sull’atteggiamento del governo Sharon in merito alla questione palestinese, sui principali fattori di destabilizzazione dell’area mediorientale, sul ruolo del contingente italiano nel conflitto iracheno e sulla presenza in Italia di pregiudizi o atteggiamenti antisemiti nei confronti del popolo ebraico. Dalla ricerca, che ha evidenziato positive conferme ma anche qualche dato preoccupante, è emerso come a tutt’oggi la gran parte degli italiani, oltre il 92% del campione intervistato, riconoscano la piena autenticità dell’olocausto.
Un’innegabile realtà storica, rinnegata solo da una piccola parte del campione (2,7%), che gli italiani accettano in tutta la sua crudezza. Circa l’80,7% degli intervistati hanno infatti rifiutato anche l’ipotesi revisionista che ridimensiona notevolmente il numero delle vittime. Una presa di posizione quasi univoca, il 91,4% degli interpellati non mette in discussione il diritto all’esistenza dello Stato di Israele, che non impedisce però al 74,5% del campione di criticare in egual misura le scelte del governo Sharon e quelle dei kamikaze palestinesi.. Un giudizio negativo che viene confermato sia dal disaccordo, manifestato dal 53,8% degli intervistati, sul quesito che individua nella politica di Sharon l’unica linea atta a garantire la sopravvivenza di Israele, sia dal netto parere contrario, vicino al 78%, espresso dagli italiani interpellati sulla costruzione del muro che di fatto dividerà la comunità ebraica da quella palestinese. Ma in questo contesto emergono preoccupanti valutazioni anche per quanto riguarda l’adesione, superiore al 35%, al provocatorio accostamento proposto dell’Eurispes tra l’azione degli israeliani nei confronti dei palestinesi ed il genocidio degli ebrei compiuto dai nazisti e l’alta quota di sì, il 34,1%, ottenuta da un altro quesito che chiedeva agli intervistati di esprimere un parere sulla presenza di un potere occulto degli ebrei volto a controllare, oltre ai mezzi d’informazione, il contesto economico e finanziario.
Dal sondaggio è inoltre emerso come a tutt’oggi gli italiani individuino nel terrorismo islamico (33,7%), nella mancanza di una comune politica estera dell’Unione Europea (20%) e nelle iniziative internazionali intraprese dal presidente americano Bush (19,5%), dei fattori destabilizzanti per la pace in Medio Oriente. Da segnalare infine anche le valutazioni sull’intervento anglo-americano in Iraq che evidenziano come allo scoppio della guerra, la maggioranza degli italiani fossero contrari al conflitto (56,5%). Tornando all’oggi, un’alta percentuale di intervistati, vicina al 53%, è favorevole, al fine di facilitare la ricostruzione del Paese, al mantenimento della presenza militare italiana in Iraq.
Il Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, dopo aver ricordato le forti critiche che hanno fatto seguito alla pubblicazione del sondaggio dell’Eurobarometro sui Paesi che minacciano la pace mondiale, ha sottolineato che dall’indagine - nonostante la stragrande percentuale delle risposte evidenzi una percezione della situazione Medio Orientale matura, tranquilla e capace di discernere il giudizio sull’opera di Sharon dalla valutazione sul popolo ebraico - la presenza in Italia di una preoccupante area di possibile incubazione di pregiudizio. Una zona d’ombra, che attraversa trasversalmente tutti gli orientamenti politici, che, per il Presidente dell’Eurispes, ci deve spingere a tenere alta la guardia dei dispositivi di vigilanza e di prevenzione che consentono di contrastare sul nascere qualsiasi episodio di razzismo ed estremo pregiudizio razziale. Questa reazione dovrà essere portata avanti sia con lo sviluppo di iniziative culturali capaci di rafforzare la reciproca fiducia fra i popoli e le religioni, sia attraverso la quantificazione, in questo ambito così complesso e particolare, delle competenze e della responsabilità della funzione giornalistica e della ricerca sociale.
Mario Pirani editorialista del quotidiano "La Repubblica", in un suo intervento nel corso dell’incontro, dopo aver lodato la seria e sofisticata scorporazione dei dati effettuata dall’Eurispes, ha sottolineato come anche questo sondaggio si sviluppi in un quadro di preconcetto generale che pone al centro della complessa problematica dell’antisemitismo il solo personaggio di Sharon. Un’operazione, quella posta in essere dall’Istituto di ricerca, che svuota di significato tutti i variegati aspetti di questa tematica ed ignora completamente le storiche decisioni di Arafat che, con i suoi rifiuti, ha di fatto arrestato il cammino del processo di pace. Per Pirani - ma durante la conferenza stampa l’assenza nelle domande del sondaggio di riferimenti ai vertici politici palestinesi è stata evidenziata anche da alcuni giornalisti - l’indagine appare dunque ispirata all’ideologia positiva di sinistra che, pur non mettendo in dubbio l’esistenza di Israele, appare però caratterizzata da un pregiudizio positivo nei confronti della politica svolta della dirigenza palestinese. (Goffredo Morgia-Inform)